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Domenico Polato

sarajevo 1996 immagini post guerra

Dal 07 al 30 Settembre 2006
dalle 12.00 alle 14.00 e dalle 18.30 alle 21.30
chiuso il lunedi’/ ingresso libero

MOSTRA FOTOGRAFICA AL GODENDA PHOTO GALLERY
Via Squarcione, 4 - Padova

Sono anni difficili, ogni conquista di civiltà sembra messa in discussione. Il grande fiume nero ha tracimato e nella piena senza fine travolge argini che si pensavano ormai consolidati. I principi che avevano guidato il tempo in avanti non tengono più. Non si tratta di tornare indietro, ma andare avanti infischiandosene di tutto ciò che è stato il passato, quel passato che doveva costruire il futuro.
E’ difficile trovare un punto d’inizio, un inizio che si ripropone ogni giorno nella follia e nella barbarie che ogni giorno distrugge quello che si credeva l’ultimo argine, e il fiume nero non si ferma.
Cosa resta se non l’ultimo disperato appello, quel ricorso a una memoria sempre più difficile. E’ difficile ricordare quando si è travolti ogni giorno dalla piena, ogni giorno da una nuova guerra della quale occuparsi.
E’ con questo spirito che cerco nella memoria e mi sforzo di ricordare, è così che guardo queste immagini di Nico, per ricordare e cercare il passato, sperando un senso di futuro.
L’ennesimo trattato, un giorno dopo Dayton, dopo accordi che sottoscrivono la sconfitta di tutti, in una Bosnia ferita che continua ad essere quella Bosnia anche oggi, anche se si chiama Iraq, Libano, Onu, Nato, che in fondo riassume tutti i nostri nomi. Quegli accordi che già il giorno dopo non impediscono di essere sgomenti in quella Sarajevo di allora, così come la vedete, vuota, percorsa da fantasmi, “mossi” da una fretta che si capisce nel fermo immagine di ragazzi di guerra. Si fermano loro, senza fretta, civili di quella cultura barbara, si fermano con una bomba in mano. Cosa resta se non le macerie, quell’architettura desolante che sta a testimoniare la grandezza dell’uomo, la grande capacità di distruzione.
E’ una città deserta che Nico incontra, osserva, sbigottito, silenzioso. E’ importante ricordare, è importante questa memoria, cercando un futuro possibile, mentre viviamo queste immagini passate che si ripropongono anche più crudeli in questi giorni. Quando finirà, quando finirà questa terribile solitudine. Ragionando su quale paternità ci ha reso figli illegittimi di una civiltà che ha perso di vista se stessa. Guardate, guardiamo e cerchiamoci, è questo che fa Nico, guarda, cerca, tenta come noi oggi di incontrare una persona.
(Francesco Fantini)

Non sono foto d’archivio, ne un album di famiglia. Perché riproporle dopo dieci anni da quello sguardo attonito e da quell’impressione drammatica di Nico Polato che le ha fissate? Credo che chi espone questa mostra chieda e accetti lo sguardo artistico critico di chi si fermerà a guardare, ma con il desiderio e la speranza di uno sguardo di umanità. A guerra finita potrebbe essere il titolo. Magari queste foto fossero semplicemente il ricordo di un passato ormai concluso! C’è per tutti un bisogno di memoria che ricolleghi i fili di questi ultimi dieci anni di storia, che ci appartiene tutta e che ancora oggi, ancora a causa della guerra, ci tiene tutti impantanati nelle spire del rischio e della paura, incapaci, quasi rassegnati a convivere con il peggio immaginabile possibile. Le immagini di guerra oggi si sprecano, passano alla velocità dei fotogrammi e si consumano velocemente assieme alle realtà più futili. Forse ci siamo abituati anche alla guerra. E allora ben venga anche questa mostra se riuscirà a fermarci, a fissare, a pensare…per vivere, per ricercare ostinatamente la pace. Abbiamo bisogno ancora di emozionarci, di indignarci per trovare energie nuove, per credere nonostante tutto nell’umanità che c’è in ogni persona. A me pare che le foto di questa mostra rimandino alla fine proprio a questa ricerca dell’uomo che non c’è. Il flash coglie il momento del silenzio totale, la solitudine desolata della distruzione, la casa dell’uomo che sembra non essere più abitata. Quella macchina crivellata, il moncherino di albero stecchito e la casa squarciata formano un tutt’uno, dicono della sua distruzione nella sua totalità. Ma il non detto, il rimando… diventano più importanti dell’immagine stessa. Così le poche figure di adulti che camminano, totalmente soli e invecchiati, chiusi nel loro capotto, senza essere capaci di fissare ciò che li accompagna da ogni lato, sembra stiano portando il peso della responsabilità e sentano la sofferenza e l’incapacità di spiegare alle generazioni che verranno il perché di quanto successo. Solo l’incoscienza infantile può restituirci un sorriso e uno sguardo ironico con la granata in mano. Solo il filo spinato rimane a guardia dell’intero quartiere sventrato; anche le lapidi travolte delle tombe sembrano impossibilitate a dire qualcosa. Se una speranza si può intravedere in questo momento di silenzio attonito: il filo di ferro che ancora regge la passerella tra le due sponde della Neretva a Mostar; solo la neve sui tetti riesce a dare un senso di unità a una Sarajevo ripresa dall’alto ma senza scendere nei particolari di ogni casa. Perché chi come me ha potuto percorrere la giornate della guerra da dentro e ha partecipato alla progressiva distruzione della solidarietà umana e ha visto crescere l’istinto di sopravvivenza dentro le condizioni inumane dell’assedio può collegare il silenzio delle cose al silenzio del cuore umano. Con l’augurio a tutti di cercare, scoprire e realizzare parole nuove.
Don Albino Bizzotto
Domenico Polato (Nico) nasce a Piove di Sacco nel 1950. Comincia ad interessarsi di fotografia fin dai primi anni 70.
Nel 1987 con altri amici costituisce il circolo fotografico “3B” di Brugine, al quale e’ iscritto fin da allora.Le sue immagini sono influenzate dall’impegno verso il sociale che lo vede protagonista da molti anni, assieme alla famiglia. E’ da sempre amante della fotografia di reportage. Dal 2001 con due amici, Pino Ferrati e Marzio Minorello, collabora ad un progetto fotografico di natura sociale, impegnato a documentare realtà sociali diverse, di impegno.

Staff Godenda Photo Gallery
mario dal molin & maurizio fasolato
marco fogarolo & gustavo millozzi
orario: 12.00-14.00 18.30-21.30
chiuso domenica e lunedi’ - entrata libera
UNA NUOVA GALLERIA FOTOGRAFICA A PADOVA
Proseguono a Padova, e precisamente in Via Squarcione n. 4/6 laterale di Piazza delle Erbe, le esposizioni presso la nuova “GODENDA PHOTO GALLERY” :
Con cadenza mensile, verrà presentato un fotografo che esporrà le proprie opere per un periodo di almeno 15 giorni.
I curatori della galleria sono Mario Dal Molin (cell. 3385073735) e Marco Fogarolo (cell. 3483917153) e potranno essere contattati anche tramite l’indirizzo e-mail : photogallerygod@yahoo.it.
La simpatia dei titolari del risto-pub “GODENDA” e una “location” assolutamente alla moda sono il presupposto di un successo che permettera’ di dare spazio ad artisti noti e meno noti.
Il primo fotografo è stato Donatello Mancusi che ha presentato “Gli sguardi della città”, un portfolio di opere in bianco e nero dedicato all’interazione, spesso aggressiva, tra l’uomo e la sua rappresentazione presente nei murales e nei cartelloni pubblicitari.
La fotografa Ornella Francou è stata l’autrice del mese di novembre con un insieme di foto a colori dal titolo “Nonsolomoda”: una Parigi vista attraverso i riflessi delle vetrine in un cocktail di prodotti esposti e di realtà urbane specchiate.
In dicembre Alessandro Bellon ci ha proposto un complesso di opere a colori dal titolo “Gente di un altro mondo”: un coloratissimo reportage sulla popolazione indiana così piena di dignità pur vivendo nell’indigenza.
A gennaio, nell’ottica di promuovere i giovani e il loro lavoro, abbiamo proposto Jacopo Spilimbergo con un reportage , rigorosamente in bianco e nero, che ritrae l’affascinante capitale inglese.
Febbraio è stata la volta di Maria Luisa Liviero che ci ha fatto entrare nel mondo del cinema con “Stars” interessantissima serie di fotografie riprese negli ultimi anni della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.
Nel mese di marzo il fotografo Enrico Andreotti ci ha presentato fotografie in bianco e nero ideate e realizzate in studio con particolare maestria che hanno colpito per il loro contenuto.
Ad aprile Umberto Cornale, con grande poesia, ha riproposto la vita nella storica trattoria “al Pero” durante gli anni 80.
Nel mese di maggio Pino Ferrati ha proposto, con la magia del bianco e nero, un reportage sulla vita tranquilla del Salento.
A Giugno Mario Dal Molin ha presentato un nuovo percorso: la tecnica dell’open-flash applicata alla natura.
La fotografa/viaggiatrice di origine olandese Marianne Vennix nel mese di Luglio ci ha fatto partecipi delle sue emozioni negli incontri con le popolazioni dei diversi paesi orientali che ha visitato.
Nel mese di Settembre Domenico Polato ci presenta un reportage in bianco e nero su Sarajevo subito dopo la guerra.
La “ GODENDA PHOTO GALLERY” si prefigge di offrire un servizio culturale con l’esposizione di buone fotografie di facile comprensione, ma soprattutto di qualità e di grande interesse: una Fotografia lontana da qualsiasi inutile contaminazione o abbinamenti, in poche parole solo fotografia.