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Jorge Macchi

‘Due volte nello stesso fiume’

Inaugurazione sabato 23 settembre 2006 via del Castello, 11 dalle 18.00 alle 24.00
Fino al 2 dicembre 2006 dal martedì al sabato 14.00/19.00

“Due volte nello stesso fiume” è il titolo della prima mostra personale che l’artista argentino Jorge Macchi realizza in Italia per gli spazi di Galleria Continua. Se Eraclito, filosofo della simbiosi fra ’essere’ e ‘divenire’, si offre come spunto per questo percorso espositivo, è in realtà un racconto di Edgar Allan Poe che più di ogni altra cosa ci avvicina alla poetica che l’opera di Macchi racchiude. Le immagini e le idee che Poe comunica attraverso la parola, Macchi le esprime visivamente nelle opere presentate a questa mostra così come in tutta una serie di lavori realizzati dall’artista negli ultimi anni. ‘L’isola della fata’ narra la natura incantata di un’isola all’ora del crepuscolo, atmosfere fantastiche in bilico tra scienza e misticismo, tra sogno e realtà, luoghi ed immagini come metafora della caducità del tempo e della vita: ‘…L’ombra degli alberi cadeva pesantemente sull’acqua e sembrava seppellirvisi dentro, impiegando le profondità di quell’elemento della sua tinta oscura. Immaginavo che ciascuna ombra, man mano che il sole scendeva più in basso, si separasse con dispiacere dal tronco che gli aveva dato vita, per essere assorbita dalla corrente, mentre altre ombre momentaneamente inviate dagli alberi prendevano il posto di quelle precedenti ora sepolte.’
Contraddizione tra movimento e stabilità, tra effimero e permanente, questi i temi cari all’artista sviluppati negli anni attraverso video, installazioni, oggetti e disegni. In “Due volte nello stesso fiume” lo spazio diventa per Macchi il motivo principale, la questione primaria di tutte le opere presentate.
La grande installazione pensata per la platea del cinema ripropone alcuni elementi che già si erano resi evidenti in ‘Still Song’ l’opera realizzata da Jorge Macchi per la mostra ‘The Experience of Art’ alla 51° Biennale di Venezia: una sfera specchiante appesa al soffitto le cui luci avevano prodotto fori sui muri bianchi della stanza. Uno spostamento impercettibile e silenzioso, il labile confine tra la distruzione dell’immagine e la ricerca della probabile immagine, la capacità di catturare qualcosa che ha perso solidità. Questi gli elementi che da sempre caratterizzano il lavoro dell’artista, a cui adesso si aggiunge la capacità di trasformare luci e ombre in oggetti palpabili e in materia. L’installazione per San Gimignano regala un nuovo sguardo dello spazio, un impercettibile gioco di vibrazioni come rappresentazione di uno stato perpetuo di precarietà.
La mostra a Galleria Continua si offre inoltre come occasione per una nuova collaborazione con il musicista Edgardo Rudnitzky con il quale Macchi aveva già realizzato ‘Buenos Aires Tour’ e ‘L’ascensione’, la performance tenutasi presso l’Antico Oratorio di San Filippo sempre nell’ambito dell’ultima Biennale di Venezia a cui Macchi partecipava come rappresentate del Padiglione Argentino. Per questa personale i due artisti presentano ‘Streamline’ un video inedito dove intersezioni tra immagine visiva e immagine si sovrappongono creando il corpo dell’opera.

Jorge Macchi nasce a Buenos Aires, in Argentina, nel 1963 città dove tutt’oggi vive e lavora.
Nell’opera di Macchi non è possibile individuare linee stilistiche pre-determinate, ogni mezzo viene utilizzato come semplice e libero strumento per esprimere una serie di idee. “L’aleatoria melodia che si riesce ad ottenere incollando su un pentagramma frammenti di titoli dei giornali, il testo attinto da notizie poliziesche e utilizzato come materia prima per la costruzione di un pentagramma, oppure chiodi a guisa di note, sono alcune delle opere con le quali Jorge Macchi compone la musica e l’immagine… Questa produzione di opere nelle quali sono presenti l’immagine e il suono rappresenta una costante attraverso gli anni, aspetto che convive parallelamente con il resto dei suoi testi fotografici o quelle ossessive e rigorose opere realizzate su carta… (A.Rosenberg). “Nel lavoro di Macchi la parola chiave è il distacco… uno dei punti di forza del suo lavoro è la rapidità e la pulizia di pensiero… le opere di Macchi, essendo state ridotte all’essenziale, e private dagli orpelli, producono lo stesso piacere formale della musica… (M.Gainza).
Tra le numerose mostre collettive realizzate in tutto il mondo ricordiamo: 51° Biennale di Venezia, Padiglione Argentino e ‘L’esperienza dell’arte’ a cura di Maria de Corral (2005); ‘Farsites’ all’interno di ‘Inside’, Tijuana-San Diego (2005); Biennale di San Paolo (2004); ‘Biennale di Istanbul 8’ (2003). Per le mostre personali: ‘Doppelgänger’, Casa Incendiaria, Madrid (2005); ‘Le 10Neuf, Centre Regional d’Art Contemporaine Montbeliard, Francia (2004);’ MUHKA’, Museum of Contemporary Art Antwerp (1998); Museum of Modern Art Buenos Aires (1998). Nel 2001 ha vinto con il progetto ‘Buenos Aires Tour’ il Guggenheim Foundation Fellowship. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni permanenti: Museum of Modern Art Buenos Aires, The University of Essex e Tate Modern in Inghilterra, al MUSAC in Spagna.
Immagine JORGE MACCHI
Horizon
2001
Installazione, chiodi e lampada su muro
450 x 170 cm
particolare
Courtesy Galleria Continua, San Gimignano – Beijing

GALLERIA CONTINUA VIA DEL CASTELLO 11, SAN GIMIGNANO (SI), ITALY
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