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Remo Bianco

Al di la' dell'oro

A cura di Claudio Strinati e Lorella Giudici

L’esposizione presenta oltre 107 opere che appartengono a quasi tutti i suoi cicli creativi, concentrandosi soprattutto sui Tridimensionali, i Collage e i Tableaux dore’s.
Un artista dal talento poliedrico, capace di esprimersi attraverso le piu’ disparate tecniche espressive dai primi dipinti degli anni Quaranta che rivelano come l’artista abbia meditato sulla lezione di Ce’zanne, Picasso e Rouault, fino all’ultimo ciclo, quello dell’Arte Elementare degli anni Settanta, passando per le esperienze de l’Arte Nucleare, l’Arte Improntale e le Sculture Viventi.
La sua ricerca si rivela come un continuo desiderio narrativo, un insopprimibile bisogno di far sapere, di testimoniare, prima di tutto a se stesso e poi agli altri, cio’ che avviene in ogni istante di vita prima che l’attimo vada perduto per sempre. E cosi’ per l’artista ogni oggetto, anche il piu’ insignificante (un mozzicone, il braccio di una bambola, la carta di un cioccolatino) acquista una posizione primaria che gli vale l’attenzione del mondo.
“La mia natura - riconosce l’artista - e’ una specie di negozio per le vendite al dettaglio, mi concentro piuttosto sul frammento, o per natura o per mancanza di mezzi”.

Il percorso della mostra si articola tra i primi lavori di pittura Spaziale e Nucleare, gli Assemblage, i Collage, le Appropriazioni ma anche oggetti che appartengono ad altre produzioni come le Sculture neve, le Bandiere e i Sacchettini-Testimonianze. Accanto a queste le opere che maggiormente hanno contribuito alla fama dell’artista, i Tableaux dore’s e i 3D.
I lavori di pittura Spaziale e Nucleare appartengono alla produzione degli anni Cinquanta: le pitture Nucleari sono opere realizzate con smalti e colle che creano suggestivi effetti erosivi, oppure telai riempiti di colore denso e materico, in cui l’artista inserisce oggetti di vario tipo a formare curiosi contrasti materici, mentre le pitture Spaziali sono carte o tele su cui si liberano pennellate, segni e macchie di colore, da cui Bianco trae spesso dei calchi speculari, una “pittura suggestiva” che nasce sulla scia della contemporanea pittura informale, ma mediata, da Bianco, dalla ragione, da una distanza che per lui e’ incolmabile tra l’io e il segno, l’istinto e la razionalita’. Da questo stesso corredo iconografico fatto di pennellate virgolettate, linee curve incrociate, segni zigzaganti e lineari archi stereometrici e dal collage di grandi pezzi di stoffa, disposti sulla tela o sulla carta con l’equilibrio formale e geometrico di un Malevich, nascono i lavori che l’artista definisce Assemblage di cui sono presenti alcuni esemplari in mostra.
Una delle produzioni piu’ ricche della sua carriera e’ quella dei Collage nata al suo ritorno dagli Stati Uniti e in seguito al suo incontro con l’arte americana e soprattutto con l’opera di Pollock. In mostra quindici lavori di questo ciclo, che nascono da superfici che l’artista dipinge e in seguito ritaglia e ricompone come tessere di un mosaico: “Mi interessava - ha confessato Bianco- di ricostruire a “freddo” quella “calda” pittura nata dall’emotivita’ del gesto. […] Si trattava di tagliare la tela dipinta in tanti quadratini e di conservare le parti che mi interessavano di piu’ e ricomporre poi questa tela, che diventava come una specie, cosi’, di scacchiera, dove tutte queste forme risultavano spezzate”. In seguito quei lavori sono diventati dei volumi solidi, parallelepipedi o spirali ascendenti, che l’artista chiama Pagode e costituiscono alcuni degli esemplari piu’ belli in mostra.

Con oltre trenta esemplari, alcuni dei quali raggiungono i tre metri di lunghezza e due di altezza, un’altra sezione della mostra sara’ dedicata alla serie in assoluto piu’ fortunata di tutta la sua produzione, i Tableaux dore’s che costituiscono fra le ricerche dell’artista, la sua piu’ lunga esperienza continuata a partire dal 1957.
Accanto a queste opere anche la fortunata serie delle opere tridimensionali che l’artista chiama semplicemente 3D: si tratta di lavori a cui Bianco comincia a lavorare gia’ all’inizio del suo percorso negli anni Cinquanta, dapprima con figure geometriche disegnate su pannelli plastici sovrapposti, in seguito solo pannelli di legno, metallo, plexiglas sagomati, colorati e sovrapposti; lavori con cui Bianco anticipa i Teatrini dell’amico Fontana e inaugura un percorso ben presto seguito da molti altri.
A completare il percorso nella produzione di Bianco anche una serie di lavori che sottolineano ancora la passione dell’artista per gli oggetti inutili, trascurabili, materiali di scarto, consunti e dimenticati ma, “con un aspetto molto poetico” come afferma l’artista, in quanto tracce lungo il cammino della vita.
Le Appropriazioni, poster su cui stende quadrati d’oro, le Sculture neve, oggetti che chiude in teche e spolvera di neve, le Bandiere decorate con foglia d’oro che fa sventolare nei luoghi piu’ disparati, e fotografie che manipola con colori e segni. In esposizione anche alcuni esempi di Impronte: calchi in carta o in gesso di piccole cose quotidiane fissate come promemoria ogni volta si ha bisogno di ripercorrere i giorni vissuti e si e’ in cerca di un po’ di commozione.

A testimoniare questa sezione della sua poetica anche i Sacchettini-Testimonianze: accumuli di piccoli oggetti, ricordi infinitesimali, minuziosamente imbustati, chiusi e allineati, come i giorni di un calendario, moderni erbari metropolitani su superfici monocrome o grezzi fondi lignei.
Afferma l’artista: “volevo ricostruire parte della mia vita, quasi tutti questi oggetti erano miei, appartenuti a me, alla mia infanzia. Poi ho collegato questo problema agli altri, ricostruendo attraverso questi oggetti la vita dell’uomo, raccontando proprio cio’ che era avvenuto attraverso l’incontro con gli altri in una giornata”.
Queste opere di Bianco rivelano in fondo uno scopo o forse una romantica illusione: non dimenticare. La ricerca di Bianco ruota tutta intorno al tema della memoria, alla stratificazione di ricordi e pensieri che si accumula in una vita. A Bianco interessa non perdere nemmeno un secondo, neanche il piu’ trascurabile brandello di materia, perche’ gia’ nel particolare e’ l’idea del tutto, ne e’ parte generante.

La mostra si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano e il Patrocinio del Comune di Roma ed e’ realizzata in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano.

Inaugurazione: giovedi’ 7 dicembre ore 18.00

Ufficio Stampa:
Novella Mirri: tel. 06 6788874; ufficiostampa@novellamirri.191.it

Complesso del Vittoriano - Gipsoteca
via San Pietro in Carcere - Roma
Orario: tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 19.30.
Ingresso libero