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Gianna Moise

La donna Alchemica

A cura di Domenico di Marzio

A proposito della creazione dell’artista, Mark Rothko, pittore di spiritualità, diceva: “Il quadro deve essere per l’artista, come per chiunque altro ne farà esperienza piu’ tardi, una rivelazione, una risoluzione inattesa e inaudita di un bisogno eternamente familiare». L’opera come intimo momento di disvelazione rappresenta il fulcro dell’opera di Gianna Moise, artista poliedrica che attinge dalla realtà sia esterna che interna un universo di simboli che poi rappresenta sulla tela in una sorta di silenziosa sinfonia. L’artista spazia con disinvoltura attraverso codici e materiali apparentemente lontani, alternando la pittura all’immagine fotografica, la materia al colore dagli accenti ora cupi ora fortemente primari, i supporti tradizionali ad altri prettamente “industriali”, la figurazione al lirismo astratto.

Eppure il suo lavoro riesce a sorprendere (e ad emozionare) per la leggerezza della cifra stilistica e formale che conferisce all’opere una costante aura poetica. Questa resta immutata sia nella sintesi minimalista dei monocromi sia nei ritratti che, attraverso l’elaborazione cromatica, quasi dissolvono l’immagine fotografica rendendola pura reminescenza. Al centro dell’opera la figura umana, in silenzioso raccoglimento, assurge a valore di icona religiosa e il gesto artistico a strumento di liberazione dell’anima. I volti chiusi in preghiera, rappresentati secondo codici figurativi propri del realismo magico, figurano sospesi in uno spazio a-temporale come creature archetipiche e, allo stesso tempo, assolutamente quotidiane. I suoi riferimenti alla spiritualità &endash;e allo zenismo orientale- assumono una sacralità che pare dissolversi in icone essenziali e, attraverso il colore della materia, quasi svaniscono in un mondo lontano, in una realtà perduta prima ancora di essere consumata.

Il colore appunto, che viaggia attraverso una gamma di acide monocromie entro cui la figura si mescola e in parte si dissolve, aumenta il senso di spiazzamento e di atemporalità mentre la luce, fredda e artificiale, pervade la visione. Le figure (autoritratti?) fotografate nella scia di un sogno, paiono sospese nello spazio e paiono umane luminescenze, ferme nell’estasi di un istante plastico che sembra sempre presagire messaggi universali. Al centro della sua ricerca, immagine, luce, il colore, e materia non sono mai utilizzati per edificare una riproduzione della realtà, per dare vita a un mondo comunque simile all’originale. Sono trattati riflessivamente, in studi che si succedono uno all’altro come una sorta di continui esperimenti, che hanno sempre un “pretesto” di fondo (in molte opere la Moise trae spunto dal mondo della natura, soprattutto floreale) ma che pongono al centro l’introspezione come strumento di rinascita del se’.

Domenico di Marzio

Gianna Moise e’ nata a Milano il 25 settembre 1961.

Inaugurazione: Mercoledi’ 30 Gennaio ore 18

Galleria Arteutopia
Via Gian Giacomo Mora, 5 - Milano
Orari: da martedi’ a sabato 10.30-13.00 e 15.00-19.30, chiuso domenica e lunedi’
Ingresso libero

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