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Collettiva

A Constructed World, Davide Bertocchi, Alighiero Boetti, Seamus Farrell, Peter Fend, Yona Friedman, Bernard Gigounon, Djos Janssens, Tom Molloy, Antoni Muntadas, Gionata Gesi Ozmo, Ed Ruscha, Shoggoth, Philippe Terrier-Hermann, Massimo Uberti

La mappa e’ un codice per orientarsi, per segnare i confini di un senso di smarrimento verso cio’ che non si conosce, una norma per scoprire, capire, conoscere, imparare, fuggire.

Una rappresentazione simbolica del mondo che esorcizza la paura dell’ignoto e allo stesso tempo ha la necessità di dare un nome e un segno a tutto cio’ che esiste per poter credere di conoscerlo.
Di mappe ne esistono di svariati tipi: le mappe delle strade e delle città, mappe delle stelle e delle costellazioni, mappe del tesoro, mappa genetica, mappe mentali.

I confini del nostro mondo reale e virtuale continuano ad essere ridisegnati.
Se nei secoli passati tracciare una mappa o disegnare una carta geografica era considerato una vera e propria arte, oggi questo compito viene svolto da sofisticate tecnologie cosi’, paradossalmente, la mappa, da sempre strumento significante di una realtà virtuale, e’ divenuta terreno di sperimentazione artistica.

Una per tutte all’interno della storia dell’arte contemporanea, le mappe di Alighiero Boetti sono il je accuse nei confronti di giochi di potere e discriminazioni e allo stesso tempo sono un’apertura ambigua verso altre culture.

E se e’ vero che una mappa e’ una rappresentazione semplificata dello spazio che evidenzia relazioni tra componenti di quello spazio–ecco dunque che abbiamo la mappa come denuncia, come ricordo, come pensiero d’amore, come pace, come guerra, come ideale: la mappa come riflesso della società contemporanea.

Immagine di Tom Molloy

In collaborazione con
Allegra Ravizza Art Project, Milano
Le Case D’Arte, Milano
Mixografia, Los Angeles
Rubicon Gallery Contemporary Art, Dublino

Inaugurazione 12 Febbraio 2008 dalle 18.00 alle 20.30

N.O. Gallery
via Matteo Bandello, 14 Milano
Ingresso libero

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