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Minimo Radicale

Giovani talenti siciliani


A cura di Helga Marsala

Giuseppe Adamo, Luna Amato, Giuseppe Buzzotta, Carlo Cislaghi, Federico Lupo, Vincenzo Schillaci, Giovanni Sortino
Il Museo Civico di Castelbuono inaugura la stagione autunnale con Minimo Radicale, appuntamento espositivo dedicato ad alcuni giovani talenti siciliani, attivi in aerea palermitana.

Il progetto, curato da Helga Marsala, accosta artisti differenti per linguaggi ed esperienze - qualcuno appena affacciatosi sulla scena locale, altri con un percorso già avviato -, nel tentativo di rintracciare sensibilità comuni e poetiche affini, a partire da un background culturale e geografico condiviso. Gli artisti di Minimo Radicale hanno già in passato incrociato i loro iter professionali e di studio, arrivando oggi a rappresentare un piccolo nucleo creativo riconoscibile, per attitudini, temi, approcci.

Giuseppe Adamo, Luna Amato, Giuseppe Buzzotta, Carlo Cislalghi, Federico Lupo, Vincenzo Schillaci, Giovanni Sortino sono dunque i protagonisti di una mostra che, all’interno di uno scenario variegato e frammentato - quello della giovane arte siciliana - prova a rintracciare una temperatura, un umore, una cifra stilistica e concettuale.

Tutte inedite e progettate ad hoc per lo spazio, le opere testimoniano quell’eclettismo sempre piu’ spesso perseguito dalle ultime generazioni: questi artisti - chi preferendo la pittura, chi dedicandosi maggiormente al video o al suono, chi puntando sulla fotografia - tendono spesso ad ibridare i linguaggi, gestendo con coerenza grammatiche, tematiche, codici espressivi differenti.

Minimo Radicale si articola attraverso narrazioni sospese, brevi indizi visionari, perlustrazioni a cavallo tra realtà e immaginazione: il racconto del quotidiano si svincola da prospettive narrative o biografiche, aprendosi a una dimensione piu’ impersonale e nutrendosi di spunti concettuali. La poesia che deriva da queste micro-storie, pensate come minimali investigazioni del qui e ora, ha a che fare con un senso della natura, dello spazio, del tempo, della visione, generati in seno a una sguardo intimo, ma ridotto all’osso: puntando alla struttura, al fondo delle cose, le opere perseguono un’estetica dell’oggetto comune, dell’inessenziale, del segno sottile, della parola sussurrata.

Ne deriva un incontro tra il poetico e il prosaico, laddove la visione si fa esperienza concreta, la concretezza si fa pensiero puro, l’emozione diventa misurazione.

Gesti minimi e radicali, accenti quotidiani e lirici, spostamenti brevi che liberano l’incanto. Cosi’ e’ per gli spazi di Giovanni Sortino, sezionati, attraversati, scomposti e ricomposti sui fogli e sulle tele, con l’intento di operare una alterazione/dilatazione spazio-temporale generata dal movimento dell’occhio e del corpo, e affidata a eloquenti dinamiche circolari; o per i luoghi esplorati da Giuseppe Buzzotta, che nei suoi video, nelle fotografie e nei disegni mette in scena evocazioni poetiche legate al paesaggio naturale, al suo contesto quotidiano ed alla propria condizione emotiva, ragionando al contempo intorno al valore simbolico della visione. Le piccole scene dipinte da Giuseppe Adamo - accadimenti inessenziali prelevati dalla strada, dai media, da fotografie, da quadri di maestri fiamminghi - vengono straniate all’interno di spazi spogli, con una forte connotazione grafica, annegando in un vuoto che alimenta il senso del dubbio, dell’ambiguo.

Un’ambiguità che emerge anche nelle opere di Federico Lupo - video, installazioni, lavori sonori -, generate da suggestioni infantili, ma finalizzate ad una riflessione sulla temporalità che passa attraverso dissolvenze, sfocature, loop, rarefazioni. Lo scorrere del tempo e la natura evocativa del suono hanno un ruolo centrale anche per il lavoro presentato da Luna Amato, un ciclo di video che radicalizza i concetti di spostamento e dissonanza, giocando col rapporto non lineare tra informazione visiva e stimolo uditivo. Ed e’ certo il suono uno degli elementi nodali del video di Carlo Cislaghi, una micro-corsa nel paesaggio che articola livelli spazio-temporali tra melodie e infiltrazioni elettroniche, mentre lo sguardo confonde l’alto e il basso, il cielo e la terra, il piccolo e il vasto. Vincenzo Schillaci, infine, si immerge tra i complessi temi della temporalità, della morte, della memoria: volti rubati ad esistenze anonime, fotografie ingiallite, frammenti cartacei scovati da riviste, lettere, vecchi fumetti, sono la materia viva da cui hanno origine dipinti, disegni, collage.

Castello dei Ventimiglia - Museo Civico Castelbuono
Piazza Castello - Castelbuono (PA)
Orari 9-14 / 15-20; chiuso il lunedi’
Ingresso libero