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AMACI e le nuove politiche culturali

La riorganizzazione del Ministero per i beni e le attivita' culturali


AMACI - Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani - esprime viva preoccupazione in merito alla riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali. In un momento in cui l’arte contemporanea riscuote sempre maggiori consensi a livello internazionale e le statistiche mostrano una sempre maggiore frequentazione da parte del pubblico, l’attenzione per il contemporaneo sembra infatti scomparire dalle priorità nazionali e viene addirittura eliminata come voce dall’organigramma ministeriale.
La specificità del settore dell’arte e dell’architettura contemporanee e lo sviluppo soltanto recente delle sue istituzioni richiedono, infatti, un preciso impegno dello Stato nella definizione delle politiche culturali legate alla contemporaneità. Impegno che puo’ essere coerentemente e costantemente garantito solo attraverso il mantenimento di una Direzione generale dedicata in via esclusiva all’azione di indirizzo e sostegno delle arti del nostro tempo.
Pur riconoscendo l’esigenza di cambiamenti strutturali che migliorino l’efficienza del sistema, non possiamo pero’ tralasciare la necessità che le politiche pubbliche si traducano anche in un adeguato sostegno economico.
Con riferimento ai dati dei visitatori dei grandi musei stranieri messi a confronto con quelli italiani (cosi’ come pubblicati sul Corriere della Sera del 20 novembre 2008), per evitare gravi ed errate valutazioni sulla gestione dei nostri musei, e’ infatti bene ricordare come i maggiori flussi siano strettamente connessi agli importanti investimenti che gli Stati stranieri riservano ai loro musei. È utile chiarire che anche a fronte di un numero davvero esorbitante di visitatori, come quelli del Louvre o del Centre Pompidou, la quota di autofinanziamento, ovvero di risorse autonome provenienti appunto da biglietti, bookshop, merchandising etc., non rende affatto autosufficienti queste strutture, se non per una quota molto ridotta che va da 25% al 35%. È necessario inoltre spiegare che lo Stato francese garantisce al Louvre un budget annuale di oltre 100 milioni di euro e 2.000 dipendenti e al Pompidou di oltre 70 milioni e 1.000 dipendenti; cifre davvero da capogiro per l’Italia, se confrontate con le esigue risorse finanziarie e umane che lo Stato italiano destina ai suoi musei.
In Italia non e’ pero’ solo l’esiguità dei budget a rivelare il preoccupante disinteresse che la politica rivolge al settore dell’arte, soprattutto contemporanea. Anche la vacanza delle direzioni scientifiche di ben sette musei desta infatti la nostra piu’ viva preoccupazione. I musei d’arte contemporanea di Rivoli, Torino, Siracusa, Milano, Bolzano, Verona e Trento (Galleria Civica) sono in fase di cambio della direzione: e’ auspicio di AMACI che gli amministratori rispettino criteri di nomina esclusivamente di natura tecnico-scientifica, affinche’ anche nel nostro Paese la politica premi finalmente la vera professionalità, requisito fondamentale per la buona gestione dei nostri musei.

Tutto questo vale ancor piu’ in un momento cosi’ difficile per la situazione nazionale e internazionale, in cui proprio l’investimento in cultura sembra essere una delle possibili vie d’uscita. Non dimentichiamo che il finanziamento delle arti e’ stato infatti uno dei cardini del New Deal promosso da Roosevelt, in risposta alla Grande Crisi del ‘29.
In un periodo cosi’ complesso, AMACI chiede dunque al Ministro per i Beni e le Attività Culturali, ai Governatori, ai Sindaci e agli Assessori alla Cultura, ai Consigli di Amministrazione di tutte le istituzioni di mettere in atto ogni strategia possibile per far si’ che questo momento di recessione non si trasformi in un pericoloso regresso della cultura.
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