Franco Angeli Galleria la Colomba Trieste

L’esordio e gli anni ‘60 La volontà di una mostra antologica dedicata a Franco Angeli è ancora più importante oggi, ad oltre vent’anni dalla morte dell’artista, in un’ottica determinata alla[...]


L’esordio e gli anni ‘60 La volontà di una mostra antologica dedicata a Franco Angeli è ancora più importante oggi, ad oltre vent’anni dalla morte dell’artista, in un’ottica determinata alla rivalutazione della sua figura e della sua produzione, per molto tempo soggetta ad un mercato inflazionato da falsi e da archivi non legittimi.

La mostra Franco Angeli (pittore) : l’esordio e gli anni ‘60, presso la Galleria La Colomba di Trieste, in collaborazione con Delloro Arte Contemporanea di Roma, rappresenta la volontà di riscattare un lungo periodo di oscurantismo culturale e di presentare al pubblico una veritiera ed unitaria immagine dell’artista romano e della sua produzione.

La mostra allestita negli spazi triestini, ripercorre in questo senso le prime tappe di una vitalità artistica che si sviluppa in stretto legame con il territorio e con il momento storico in cui è immersa. La scelta di selezionare l’esordio e gli anni ’60 mira a porre luce sul passaggio dall’informale alla nuova figurazione ”pop”, un punto di raccordo che nel momento storico italiano si innesta sul passaggio dalla fine del decennio ancora memore della miseria del dopoguerra alla speranza di riscatto che negli anni ’60 prende forma attorno al boom economico e all’illusione della dolcevita.

Sul finire degli anni ’50 infatti, la produzione di Angeli si innesta sulla scia dell’Informale, dove la lezione di Burri prende forma nelle sue prime tele monocrome come Lacerazione, opere eseguite anche con calze di nylon oppure con garze e bende montate su tavola. In questo senso convergono nell’opera anche i ricordi più amari del bombardamento di San Lorenzo, vissuto dall’artista in prima persona, la visione tragica della morte, delle ferite appunto riprese nelle stesse tele, fasciate con bende come ferite di guerra.

Gli anni sessanta lo consacrano sulla scena internazionale della Pop per aver riformulato un universo figurativo radicato nel presente e al tempo stesso memoria di un passato mitico. Le differenze tra l’Italia e gli Stati Uniti sono però a quel tempo abissali, dove il bisogno di consumismo prodotto dalla condizione americana entra in conflitto con la realtà italiana ancora legata alle cronache neorealiste.
Nascono le lupe, le aquile americane, i mezzi dollari con le sigle United States of America, E Pluribus Unum, ancora filtrati dall’uso del velo di tulle, una simbologia profondamente radicata nella tradizione ed esplicitamente in polemica con la condizione di vita moderna. I Cimiteri a partire dal 1961 sono eseguiti a tamponi con la ripetizione seriale di croci e svastiche, e ancora opere come Autoritratto nello studio, Autoritratto con cane, sul finire del decennio rappresentano il cambiamento e lo sfaldamento che si sarebbe prodotto di li a poco nella carriera dell’artista e nel momento storico che attraversava.

Dal ‘68 infatti gli equilibri si sono ormai rotti, l’Italia è uscita dal suo isolamento culturale ed è inglobata nel clima internazionale della contestazione studentesca, della Guerra Fredda e dell’orrore del Vietnam.
Immagini come il vietcong che fugge bruciato dal Napalm, lo scheletro di Thirty Fourth Division o l’Apparizione di Giap e Ho Chi Min, non possono che essere lavori al limite del sovversivo dove l’artista è sentimentalmente e ideologicamente coinvolto nel messaggio.
A partire dal 1973 si fa strada una nuova visione più analitica e Franco Angeli si indirizza verso forme più regolari. Dopo la serie dei paesaggi passa alle piramidi, agli obelischi, e ancora alle marine solcate da aeroplani, composizioni sempre più marcate da campiture regolari e contorni netti. Siamo quasi alla fine della sua vita quando nel 1984 inizia il ciclo delle marionette, considerate da molti un autoritratto dell’artista che come una marionetta è in balia dei fili imperscrutabili del destino.
Un destino amaro che lo condurrà ad una morte tragica. (di Rolando Anselmi)

Inaugurazione: sabato 13 marzo ore 17.30

Galleria la Colomba
via Santa Caterina 8/a, 34122 Trieste
Apertura: 13 Marzo | 28 Aprile 2010
Orari: da martedì a sabato 10.30-13 e 16-19.30
Tel / fax 040.3476048

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