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Alessandro Mendini Museo delle Arti di Catanzaro

Alchimie. Dal Controdesign alle Nuove Utopie Catanzaro a cura di Alberto Fiz Dopo il grande successo ottenuto dalla personale dedicata a Antoni Tàpies. Materia e Tempo (rimane aperta sino al 14 marzo) il[...]

Alchimie. Dal Controdesign alle Nuove Utopie Catanzaro a cura di Alberto Fiz

Dopo il grande successo ottenuto dalla personale dedicata a Antoni Tàpies. Materia e Tempo (rimane aperta sino al 14 marzo) il museo MARCA di Catanzaro apre le porte al design e all’architettura organizzando un’ampia retrospettiva dedicata a Alessandro Mendini, architetto e designer tra i piu’ celebri a livello internazionale. Alchimie. Dal Controdesign alle Nuove Utopie e’ il titolo della rassegna curata da Alberto Fiz, direttore artistico del MARCA, che s’inaugura il 10 aprile alle ore 18.30 con una performance musicale che ha come punto di riferimento un importante lavoro degli anni Settanta.

Il progetto, poi, ha tra le sue peculiarità quella di sottolineare le collaborazioni tra Mendini e gli altri protagonisti del mondo dell’arte, in particolare Mimmo Paladino, Francesco Clemente, Bruno Munari, Luigi Veronesi, Bob Wilson e Peter Halley. In mostra sono molti gli omaggi di amici e colleghi come i ritratti realizzati da Paladino, Mimmo Rotella, Michele De Lucchi e dall’artista giapponese Tiger Tateishi.

Secondo quanto afferma Alberto Fiz, Mendini sviluppa un’indagine che travalica l’oggetto per sviluppare una nuova relazione con il mondo: -L’architettura e il design non sono un fine ma un mezzo per ritrovare una connessione con l’aspetto piu’ intimo delle cose in un desiderio continuo di metamorfosi e di ricreazione che va oltre la lezione del postmoderno. Qualsiasi creazione realizzi, Mendini parte da un’ipotesi antropomorfa dove l’uomo e’ sempre al centro della sua ricerca-, afferma Fiz. Divisa in quattro sezioni, la rassegna propone le tappe saliente di un’indagine iniziata nella prima metà degli anni settanta quando Mendini e’ stato tra gli artefici di una contestazione radicale nei confronti del funzionalismo che lo ha condotto nel 1973 a fondare Global Tools, scuola di architettura e design controcorrente avvicinabile all’esperienza dell’arte povera.

E’ la fase del Controdesign che ha ampio spazio in mostra con la presentazione della Poltrona di paglia del 1975 a cui si aggiunge la performace Lassu’ con il falo’ della sedia in legno, un manifesto contro la tradizione. In mostra viene esposta anche Terra, sedia del 1972 proveniente dal Vitra Design Museum, oltre all’Armatura per violino, una vera e propria corazza per uno strumento musicale innocuo. Non manca nemmeno Scivolavo, sedia inclinata verso terra o il Monumentino da casa dove la sedia domestica diventa un trono nell’esaltazione ironica dell’oggetto banale. Rientra in questa indagine anche Abito per Arpa dove l’arpa e l’arpista sono avvolti da un unico abito a maglia tanto da creare una vera e propria living sculpture, oggetto di una performance musicale il giorno dell’inaugurazione.

In seguito al Controdesign, la mostra si concentra sulla determinante fase del Re-design che nasce dalla rielaborazione semiologica di oggetti già noti di cui viene stravolto il significato e la finalità. Risale al 1978 un’opera fondamentale come Zig Zag dove la sedia realizzata nel 1932 dall’olandese Gerrit Reitvald, tra i principali esponenti del neoplasticismo, viene allungata a tal punto da formare una croce sviluppando cosi’ un’irriverente religiosità. E’ sempre dello stesso anno Thonet dove la piu’ classica delle sedie assume l’aspetto di un’architettura ambientale che va oltre i suoi confini originari conquistando una nuova aura.

Nel 1979 Mendini entra nello studio Alchimia per sviluppare una delle esperienze piu’ significative e intense della sua carriera. Di questa fase sono esposte alcune opere emblematiche come la poltrona Proust ispirata all’autore di Alla ricerca del tempo perduto dove la ridefinizione dell’elemento di arredo passa attraversa la letteratura assumendo un aspetto mentale in un ricordo che si materializza intorno all’idea della decorazione puntinista di Georges Seurat e Paul Signac. Nello stesso periodo realizza il divano Kandissi ispirato a Wassily Kandinsky in una contaminazione tra colore e forma, perfettamente coerente con le teorie del maestro russo.

La mostra, poi, presenta un progetto di particolare significato come il Mobile Infinito del 1981 caratterizzato da un mobile continuo nel senso che procede indefinitamente sia nella tipologia sia nel numero di autori coinvolti. A questo grande progetto formato da tavolo, comodino, credenza, letto, hanno partecipato 21 artisti in una sorta di io collettivo che si misura con la complessità. In mostra e’ esposto, tra l’altro, il tavolo realizzato in collaborazione con Mimmo Paladino, Francesco Clemente, Bruno Munari e Luigi Veronesi.

-L’oggetto deve produrre primariamente un pensiero ancor prima di una funzione in una progressiva ipotesi utopica destinata al raggiungimento di una sintesi possibile-, afferma Mendini che nell’ultima sezione della mostra dedicata alle Nuove Utopie esprime in maniera compiuta l’idea di una trasformazione permanente delle cose allargando l’orizzonte di riferimento creativo. L’utopia e’ rappresentata simbolicamente da tre grandi realizzazioni in oro come Mobile per uomo: Giacca, Mobile per uomo: Scarpa, entrambi ideati nel 1996 e Vision arcaique, una grande scultura del 2002 proveniente dalla Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi.

Nei primi due casi la componente funzionale viene armonizzata con quella monumentale in quelli che appaiono come due mobili-sculture impreziositi da tessere in mosaico oro 24K tagliati e posati a mano.

Architetto, designer e artista, Alessandro Mendini e’ nato a Milano nel 1931. L’architettura non era un suo sogno di ragazzo. In realtà desiderava fare il cartoonist o forse anche il pittore, fatto sta che nel 1959 si ritrova laureato in architettura. Lo Studio Nizzoli Associati e’ il suo primo luogo di lavoro. Nel 1970 abbandona la progettazione architettonica per dedicarsi al giornalismo specializzato in architettura e design. Dirige la rivista Casabella dal 1970 al 1976 e l’anno successivo fonda Modo che guida fino al 1979. E’ Gio’ Ponti, quello stesso anno, a consegnargli la direzione di Domus incarico che prosegue sino al 1985. A distanza di 25 anni, da marzo 2010 riprende la direzione della rivista.

Immagine: Alessandro Mendini, Redesign di sedie del movimento moderno: Sedia Zig Zag di Rietveld, 1978

Inaugurazione: sabato 10 aprile 2010 ore 18,30 con la performance musicale Abito per Arpa

Museo delle Arti di Catanzaro - MARCA
via Alessandro Turco 63, Catanzaro
Orario: da martedi’ a domenica 9,30-13; 16-20,30; chiuso lunedi’
Ingresso: 3 euro