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Anish Kapoor Galleria Massimo Minini Brescia

Personale Con la quarta mostra di Anish Kapoor da noi - le precedenti risalgono al 1996, 1998 e 2004 - si inaugura il nuovo spazio della galleria. Tiziano Scarpa scrive: -Non ho mai incontrato[...]


Personale

Con la quarta mostra di Anish Kapoor da noi - le precedenti risalgono al 1996, 1998 e 2004 - si inaugura il nuovo spazio della galleria.

Tiziano Scarpa scrive: -Non ho mai incontrato un’idea da sola, un’idea pura. E d’altronde, esistono le idee pure? Che cos’e’ un’idea, se non qualcosa di molto confuso? Come potrei rappresentare un’idea, se non come un’acqua torbida, in cui passa un pesce, galleggia la cartina di una caramella e ci piove dentro? L’idea non e’ una sfera, perfetta, liscia, non e’ un cubo, perfetto, liscio. Piuttosto, rischia di essere un cubo dalla superficie diseguale, abrasiva, e con molte aperture, e qualche faccia sghemba: ed ecco che il mio cubo finisce per assomigliare a una casa. Le mie idee assomigliano a una città. La mia idea assomiglia alla realtà. Questa città in cui sto camminando e’ la realtà, dunque la realtà, in realtà, e’ un’idea, e’ l’idea perfetta. Non va bene. Mi sto conducendo in una pista falsa.

Mi sto illudendo. Sto rendendomi la vita comoda. Sto facendo finta che le idee non ci sia bisogno di pensarle, perche’ si incontrano abitualmente fuori di noi: basta fare una passeggiata per la città. Allora esco da me stesso, visto che qui dentro c’e’ una tendenza a pensare idee troppo facili. Provo a guardarmi da fuori. Il nostro protagonista, Tiziano Scarpa, camminava per la città pensando alle idee pure. Provava a pensare alle idee pure. Ma poi perche’ sarebbero dovute essere pure, le idee? Che cosa intendeva dire, con -pure-? Mettiamo che intendesse idee isolate, separate dalle altre. Prendiamo l’acqua: separiamola dalle particelle di terra in sospensione, separiamola dal pesce che ci nuota, dalla cartina di caramella che galleggia e dalle gocce che ci piovono dentro. Perche’ invece non dovrebbe essere complessa, l’idea, e amalgamata, e composita? Sarebbe stato interessante imbattersi in un’idea vera. Tiziano Scarpa bighellonava nella sua città, che a questo punto potremmo sospettare non fosse nient’altro che una sua idea, un suo pensamento composito e complesso, e anche piuttosto confuso, non ben definito nei dettagli. Un’urbanistica possibile, in cui incontrava cubi abrasivi pieni di aperture: edifici, in altre parole; case. Ecco: in altre parole. Proviamo con le parole: le idee sono parole, le parole sono idee. Ma anche le parole sono stratificate, vaghe, colme di risonanze. Torbide, percorse da pesci e cartine di caramelle, dove piove dentro. Per esempio, la parola -esempio- significa qualcosa che si prende nel mucchio per dimostrare le caratteristiche di quel mucchio, ma significa anche altre cose, un modello di comportamento da imitare. Tiziano Scarpa edifico’ una parola monumentale nel mezzo della sua città ideale. Spiano’ una piazza, ed edifico’ la parola -idea-. La guardo’. Ci penso su. Si rese conto che, per rappresentare un’idea, gli veniva spontaneo pensare a dimensioni monumentali. L’idea lo spingeva alla grandezza, era voluminosa.

L’idea era un monumento; e un monumento era un’idea. Tiziano Scarpa contemplo’ la parola -idea- che aveva appena edificato al centro della piazza, una parola di dimensioni monumentali. Si avvicino’. La tocco’. Era trasparente, non aveva consistenza, il gesto che intendeva toccarla ci entrava dentro. Era un’idea troppo ideale. Tiziano Scarpa voleva qualcosa di meno evanescente. Continuo’ a camminare nella sua città. In un’altra piazza, in contro’ un disco infitto nel terreno. Era un’idea edificata da qualcun altro. Tiziano Scarpa non sarebbe mai stato capace di pensarla da se’. La considero’ con attenzione. Quell’idea gli ricordava una specie di sole al tramonto, che si stesse eclissando sotto l’orizzonte, era già invisibile per metà. Un semicerchio. Quell’idea veniva modellata da una lamina di metallo che la sagomava, ruotando, percorrendola a ventaglio, da sinistra a destra, da destra a sinistra, per tutti i suoi centottantagradi di ampiezza. Bene, si disse Tiziano, questa e’ una buona approssimazione della mia idea di idea. È una forma che allude a una forma pura, ma non riesce ad essere completamente pura, ne’ del tutto isolata. Non e’ pura, perche’ la grande lamina di metallo, nel sagomarla, ha raschiato via la materia ideale in eccedenza, che giace a terra, in grumi. La superficie non e’ perfettamente liscia. E poi non e’ isolata, perche’ e’ un’idea che fa pensare ad altre cose, per esempio a un sole al tramonto. Dunque e’ un’idea che non puo’ fare a meno di contenerne un’altra: la sua presenza si alterna fra un’idea astratta, che non fa pensare a nient’altro che a se’ stessa, e un’idea metaforica, imitativa, mimetica, che richiama l’idea di un’altra cosa, un sole al tramonto. È di grandi dimensioni, penso’ Tiziano Scarpa, mi fa sentire piccolo, ma d’altronde, imitando qualcosa di immenso come il sole, contemporaneamente fa sentire piccolissima anche se’ stessa. Io, portatore sano di mortalità, mi sento a mio agio di fronte a un’idea cosi’. Non mi sento troppo imperfetto, di fronte a questa idea, ne’ mi sento troppo piccolo. Posso affrontarla. Siamo amici. È un’idea che sta facendo i conti con la mia mortalità. Non so se in questo e’ una vera idea, pero’.

Che cosa c’entra la mortalità con le idee? Non dovrebbero essere indifferenti alla mia mortalità, se sono idee? Oppure le cose stanno cosi’: io non posso incontrare che cose mortali, proprio in quanto le incontro io, proprio in quanto e’ la mia mortalità a incontrarle. A questo punto qualcosa si ribello’ dentro Tiziano Scarpa, si ribello’ contro Tiziano Scarpa stesso e contro cio’ che stava pensando: questa ribellione espresse l’idea piu’ mortale che gli venne in mente. Improvvisamente, girato l’angolo, resto’ sbalordito. Incontro’ qualcosa di ancora piu’ mortale, piu’ umano di quello che era riuscito a pensare da se’. Sporgeva dal muro di un edificio. Era una vagina in versione monumentale, liscia, satinata, metallizzata, quasi astratta. Questa volta, dunque, un’idea indubitabilmente mortale gli si presento’ in una versione demortalizzata, eternizzata: idealizzata. Il portatore sano di mortalità (che a questo punto non poteva significare nient’altro che: il portatore infetto di idee) che rispondeva al nome di Tiziano Scarpa si mise di fronte all’idea di vagina, una forma bivalve, dall’interno stilizzato, sommario. Tiziano Scarpa fece un gesto non premeditato: si mise di fronte a quella forma e pronuncio’ una parola. Disse: -Idea-. Glielo disse in faccia, per cosi’ dire, depositando la sua voce dentro quell’idea monumentale di vagina. Sorprendentemente, la sua voce venne distorta da quella forma cava, era irriconoscibile, risuono’ come stilizzata, spolpata. Catturata da quel grande orecchio vaginale, da quel padiglione acustico sessuato, la parola si svincolo’ dalla voce di chi l’aveva pronunciata, da colui che l’aveva pensata. Fu cosi’ che la parola -idea-, e l’idea stessa, venne monumentalizzata, si separo’ definitivamente da colui che l’aveva ideata, inizio’ a vivere di vita propria. Quanto a Tiziano Scarpa, egli mori’ all’istante.-

Con questo scritto vogliamo inaugurare anche un diverso modo di collaborare tra arte e scrittura. Cercheremo di sviluppare questa iniziativa nelle prossime nostre mostre.

Dal 29 maggio a Roma con l’apertura del MAXXI, il nuovo museo per l’arte contemporanea, la grande opera di Anish Kapoor Widow, che era nella sua ultima mostra nella nostra galleria nel 2004, sarà installata in modo permanente nella posizione piu’ centrale della nuova istituzione museale.

Inaugurazione mercoledi’ 26 maggio ore 18.30

Galleria Massimo Minini
via Apollonio, 68 - Brescia
orari: dal lunedi’ al venerdi’ dalle 10 alle 19.30; sabato dalle 15.30 alle 19.30
ingresso libero