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Pablo Picasso Castello Aragonese di Otranto

Una grande mostra giunge nuovamente a Otranto e si riaccendono i riflettori sul Castello Aragonese, cuore e anima della città.

La materia e il segno. Pittura, ceramica, grafica.

Sarà Pablo Ruiz Picasso a inaugurare la stagione artistica 2010. Un corpo espositivo di 83 opere tra ceramiche, oli, pastelli e incisioni per raccontare l’ecletticità del genio incontrastato del -900. La mostra ripercorre un arco di tempo molto vasto: dal 1904, con l’esposizione della prima incisione mai realizzata dal grande maestro - Il Pasto frugale -che fa parte della serie Suite des saltimbanques, per arrivare alla sua opera incisoria piu’ famosa, la serie della Tauromachia (1957) e un corpo unico di 38 ceramiche in cui il segno di Picasso e’ piu’ che mai evidente e riconoscibile. La selezione e’ completata da 4 opere miste: un disegno a pastello del 1919 - Olga’s left profile - raffigurante la splendida moglie Olga (cm 14×7); Deux Femmes, gouache (tecnica del guazzo - cm 26×18) realizzata a Parigi nel 1920; Tête de femme, un olio del 1943 (cm 40×50), e ll pittore e la modella, disegno a china del 1971 (cm 21×33).

La Suite des saltimbanques
La preziosissima serie di quattordici tavole dedicata al mondo dei Saltimbanchi, realizzata nel 1904 e edita da Vollard nel 1913, dimostra il debito di Picasso nei confronti del post-impressionismo. La tecnica dell’acquaforte e della puntasecca, cui egli si affaccia per la prima volta, esasperano la sua sensibilità in un perfetto equilibrio tra malinconia e felicità solare. Vollard, che era il mercante degli impressionisti, amo’ certamente queste opere, forse neanche rendendosi conto di quanta distanza avesse posto l’autore tra i facili effetti decorativi e pittoreschi di questo mondo e una sconosciuta e segreta ansia umana, attribuibile alla sua origine spagnola o alla frequentazione di poeti come Apollinaire e Rilke. Con queste prove, cosi’ aperte alla socialità e all’indagine sull’umanità, Picasso offre precocemente tutte le premesse per gli sviluppi successivi dell’arte contemporanea, dimostrandosi in una sola volta grande divoratore di artisti (Puvis de Chavannes, Lautrec) e grande poeta. Nella serie spicca l’acquaforte Il pasto frugale.

La Tauromachia
Il piu’ classico trattato sulla corrida fu scritto da Jose’ Delgrado nel 1796: in esso viene descritta la tradizione della tauromachia e Picasso, nel 1957, esegue 26 incisioni ispirandosi proprio a questo trattato. Il rituale della corrida era profondamente sentito da Picasso in quanto lo riportava alla propria origine, all’infanzia e lo avvicinava al popolo spagnolo. La Tauromaquia fu infatti incisa con grande entusiasmo - come sotto l’effetto di una corrida entusiasmante - ma anche come frutto di uno studio di una vita intera. Il medesimo tema ricorre anche in molte opere ceramiche, alcune delle quali esposte in mostra. La tecnica che Picasso usa e’ quella dell’acquatinta allo zucchero che gli permette di enfatizzare l’emotività delle scene, mentre la lotta fra l’uomo e il toro viene resa per mezzo di contrasti tra il bianco e il nero. Egli fa tesoro degli insegnamenti dell’uso del chiaroscuro della Tauromaquia di Goya che fa sentire toro, torero e pubblico attori di uno spettacolo corale, vissuto collettivamente.

Le ceramiche
Nel 1947, a Vallauris, antico centro di produzione ceramica della Francia Meridionale, nell’officina Madoura dei coniugi Ramie’, Picasso sperimenta questa arte antichissima che non abbandonerà piu’, fino alla morte. Solo nel primo anno realizza oltre duemila opere, ispirato dal -dono della metamorfosi- (sono parole sue) che contraddistingue la duttilità della materia e che egli, da inventore e non da artigiano, piega alle proprie esigenze espressive. Gli oggetti si animano, perdendo la funzione d’uso dettata dalle forme tradizionali, per l’effetto di una tensione alla trasfigurazione ricercata attraverso l’uso di tecniche miste, tra pittura, scultura e assemblaggio. -La ceramica, che nei primi momenti poteva sembrare un divertente viottolo secondario della sua arte, si trasforma in una strada maestra della scoperta artistica. La creatività picassiana si manifesta attraverso numerosi mezzi espressivi nei quali confluiscono con grande freschezza e audacia le tematiche della sua opera tarda, dalla sessualità alla mitologia, alla storia dell’arte. [-] Dal modesto proposito di imparare a padroneggiare un’antica tradizione Picasso finisce per instillare nuova vita in un’arte multimillenaria fino a farla propria- (Marilyn McCully).

Pablo Ruiz Picasso nasce a Malaga (Spagna) il 25 ottobre 1881. Figlio di un professore della Scuola delle Arti e dei Mestieri e conservatore del museo della città, già in tenera età rivela una precoce inclinazione per il disegno e la pittura. Nel 1891 la famiglia si trasferisce a La Coruna, dove il padre insegna disegno nel locale Istituto d’Arte frequentato anche da Pablo. La pittura e l’edizione di riviste prodotte in un unico esemplare sono i passatempi del giovane che, nel 1895, entra all’Accademia di Belle Arti di Barcellona, superando la prova di ammissione con disegni eseguiti in un solo giorno rispetto al mese concesso dalla commissione. Dopo aver vinto un concorso dell’Accademia Reale di Madrid, Pablo Picasso si trasferisce nella capitale, ma la scarlattina lo riporta in famiglia a Barcellona dove frequenta ritrovi di artisti, politicanti, poeti e vagabondi. In questo periodo dipinge soprattutto figure tristi e tragiche firmando le sue opere P. Ruiz. Successivamente, per distinguersi dal padre, aggiunge il cognome della madre “Picasso”, decidendo intorno ai vent’anni di firmarsi semplicemente Picasso. Nel febbraio del 1900, interpretando il ruolo dell’artista maledetto, Pablo Picasso organizza a Barcellona una mostra che, nonostante le riserve dei conservatori, ha successo vendendo molte opere e trasformando il giovane pittore in un personaggio odiato e amato.

È il Picasso del -periodo blu-. Dal 1904 si stabilisce pressoche’ definitivamente a Parigi. Il soggetto della sua pittura, dai saltimbanchi e dal circo del -periodo rosa-, ai toni bronzei del soggiorno di Gósol, a -Le demoiselles d’Avignon- si formalizza con la nascita ufficiale del cubismo nel 1908. Negli anni successivi si collocano la sua definitiva affermazione, il ricco contratto con il mercante Kahnweiler, la storia d’amore con Marcelle Humbert, il viaggio in Italia e il matrimonio con Olga Koklova, la nascita del primo figlio Paulo, il legame con Marie The’re’se Walter dalla quale ha una figlia, Maya. -Guernica-, che denuncia gli orrori della guerra, e’ del 1937. Durante la guerra soggiorna a Parigi e dopo la Liberazione si trasferisce in Costa Azzurra con Dora Maar. Dalla relazione con Françoise Gillot nascono Claude e Paloma. Per circa 20 anni, dal 1947, una parte importante della sua enorme produzione artistica e’ costituita dalle ceramiche che realizza a Vallauris, nell’atelier Madoura di Georges e Suzanne Ramie’. Nella sua vastissima produzione artistica, frutto anche di una feconda longevità, ottiene esiti eccellenti anche nella scultura, nell’incisione e nella illustrazione grafica, in cui i temi dell’opera pittorica tornano e si ripetono nell’ossessione della continua ricerca. Gli ultimi anni della sua vita li trascorre come un recluso nella sua villa di Mougins con Jacqueline, sua compagna dal 1953. Muore l’8 aprile 1973, all’età di 91 anni.

Castello Aragonese di Otranto
A pianta pentagonale irregolare con tre torrioni cilindrici e un poderoso bastione a forma di lancia, soprannominato “Punta di Diamante”, che si spinge verso il porto, con un fossato che si estende per tutto il perimetro e nell’antichità era munito di ponte levatoio. Fu edificato tra il 1485 e il 1498 dagli Aragonesi di Napoli, probabilmente su una costruzione preesistente del periodo federiciano, avvalendosi della consulenza di Francesco di Giorgio Martini, il genio dell’architettura militare rinascimentale. Nel 1647 furono apportate opere di consolidamento e furono restaurate la “Torre Mastra” e l’intera cinta muraria. Sul portale d’accesso campeggia l’emblema di Carlo V d’Asburgo. All’interno della fortezza vi e’ una piazzetta a pianta quadrangolare con una scalinata che porta ai piani alti. Il piazzale superiore del castello, a un’altezza di 16 metri, e’ munito di cannoniere e merlone. Agli inizi del 1800 le milizie napoleoniche manomisero la quasi totalità dell’apparato difensivo di Otranto. Nel 1897, parte del fossato fu riempito di terra per consentire l’accesso al borgo antico, ma poi alla fine del secolo successivo e’ stato ripristinato lo stato originario. Nel corso del 2009 e’ divenuto un importante contenitore culturale, con mostre ed eventi di grande spessore.

Inaugurazione 12 Giugno 2010

Castello Aragonese
Via Nicola d’Otranto, Otranto
Orari: giugno e settembre 10-13 / 15-22; luglio e agosto 10-24. Aperto tutti i giorni.
Ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura.
Ingresso: intero - 6,00, ridotto - 4,00 (6-14 anni, oltre 65 anni, scolaresche, diversamente abili e relativi accompagnatori)
Visita guidata: - 80,00 (prenotazione obbligatoria)