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    <title>guide</title>
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    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Tue, 25 Oct 2011 14:15:24 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
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	<title>Credit crunch: le ragioni del credito scarso alle imprese</title>
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	<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 14:22:04 GMT</pubDate>
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    <category>ricerche</category><category>credito-alle-imprese</category><category>credit crunch</category><category>credito alle imprese</category><category>lavoce info giornale</category><category>scarsità credito bancario alle imprese</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/credito_e_banche/creditoalleimprese.jpg" class="left" border="0" width="250" height="179" alt="" />Il credito alle imprese è una risorsa ormai scarsa per fattori più o meno noti, come l&#8217;aumento progressivo delle sofferenze o la differente convenienza tra le attività finanziarie in titoli e la concessione di credito al sistema produttivo. E le alternative proposte variano da complesse innovazioni strutturali dai tempi lunghi a pericolose forme di controllo amministrativo sul credito, che tanto piacciono al nostro attuale ministro dell&#8217;Economia, Giulio Tremonti. Una lucida analisi di <strong>Marco Onado</strong>, &#8220;<em><a href="http://www.lavoce.info/articoli/-finanza/pagina1001355.html">Credito alle imprese: perché il piatto piange</a></em>&#8220;, pubblicata il 27 ottobre 2009 su <strong>Lavoce.info</strong>. </p>
<blockquote><p>&#8220;Il credito al settore produttivo è divenuto una risorsa terribilmente scarsa in tutti i paesi, ma in Italia rischia di creare problemi ancora più gravi perché un tessuto di imprese medie e piccole non ha altre vere alternative rispetto ai canali tradizionali. Invocare, come fa qualcuno, lo sviluppo di nuove forme di finanziamento (normalmente basate sul mercato di borsa) è una fuga in avanti, perché simili innovazioni strutturali richiedono tempi che non sono compatibili con l’urgenza dei problemi: non è molto diverso dal suggerimento di Maria Antonietta di dare brioches al popolo affamato. Ancora più pericolosa, è la deriva verso forme di controllo amministrativo che ci riporterebbero al concetto di “credito come pubblico servizio” che ha determinato danni incalcolabili in Italia, a cominciare dal dissesto dell’intero sistema bancario meridionale negli anni Novanta.</p>
<p>LA STRETTA CONTINUA</p>
<p>Il problema è comunque grave, si presenta in tutti i principali paesi ed è destinato a perdurare almeno fino al 2010. Ce lo dice in modo molto chiaro l’ultimo Global Financial Stability Report del Fondo monetario internazionale.<br />
Il rapporto mette in evidenza che la contrazione del credito alle imprese a livello mondiale è violenta (assai meno in Italia, come vedremo) ma in paesi come il Regno Unito ha raggiunto addirittura il -7,9 per cento. L’&#8221;asfissia finanziaria&#8221; di cui aveva parlato Mario Draghi nelle sue Considerazioni finali di fine maggio, in alcuni paesi non solo è drammatica, ma non si sta affatto allentando. Il rapporto contiene anche un interessante esercizio econometrico, che stima la domanda futura di credito delle imprese e l’offerta relativa, in base alle condizioni attuali delle banche. Il risultato per il 2009 è un financing gap (cioè un eccesso di domanda rispetto all’offerta) di 460 miliardi di dollari per l’area dell’euro (grosso modo uguale a quello stimato per gli Stati Uniti) cui va aggiunto un impressionante 150 miliardi per il Regno Unito. Per il 2010 le stime non sono migliori: 240 miliardi per l’area dell’euro, ancora 150 per il Regno Unito e 90 miliardi per gli Stati Uniti. Rispetto al Pil, si tratta di cifre notevoli: per il biennio 2009-2010, 3 per cento per Eurolandia; 2,4 per gli Stati Uniti e addirittura 15 per cento per il Regno Unito. Naturalmente, si tratta di un dato ex ante, frutto di un puro esercizio econometrico, ma è più che sufficiente per indicare che il credit crunch è un problema ancora presente e che rischia di protrarsi nel tempo ben più del temuto.Secondo il Fondo, la causa fondamentale della carenza di offerta di credito va individuata nelle condizioni patrimoniali delle banche. In sintesi, si osserva che c’è stato un significativo rafforzamento del capitale (prima con aiuti pubblici, poi con operazioni di mercato), ma sui bilanci bancari incombono non una, bensì due spade di Damocle: le perdite non ancora registrate dei titoli “tossici” e le perdite sui crediti che diventeranno inesigibili per effetto della crisi. Le perdite totali sono stimate in circa 2.800 miliardi di dollari, su livelli analoghi alla stima di aprile, mentre quella complessiva si contrae da 4.000 miliardi a 3.400. Questa differenza dimostra che la componente relativa ai crediti normali sta crescendo in modo significativo e che il problema delle banche oggi non è più solo quello di smaltire gli eccessi della finanza speculativa, ma di fronteggiare il deterioramento del portafoglio crediti tradizionali dovuto alla grave caduta dell’attività produttiva e, in alcuni comparti come l’immobiliare commerciale, allo sgonfiamento della bolla del passato.<br />
Il risultato netto è che a livello mondiale, i pur elevati profitti bancari previsti per i prossimi diciotto mesi risultano significativamente inferiori alle perdite che dovrebbero emergere: il capitale verrà quindi intaccato per 110 miliardi di dollari negli Stati Uniti (più o meno la cifra raccolta da quelle banche dopo il famoso stress test); per altrettanti in Eurolandia; per 30 nel Regno Unito e per 60 nei paesi scandinavi, di cui si parla meno ma che non navigano in buone acque&#8221;. [&#8230;]
</p></blockquote>
<p>Continua su <strong>Lavoce.info</strong>, &#8220;<em><a href="http://www.lavoce.info/articoli/-finanza/pagina1001355.html">Credito alle imprese: perché il piatto piange</a></em>&#8220;, 27 ottobre 2009.</p>
 
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	<title>Il mistero dei Tremonti bond</title>
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	<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 13:44:28 GMT</pubDate>
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    <category>ricerche</category><category>banca popolare milano tremonti bond</category><category>banco popolare italiano tremonti bond</category><category>critiche tremonti bond</category><category>lavoce info giornale</category><category>tremonti bond</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/credito_e_banche/Tremontibondnebbia.JPG" class="left" border="0" width="250" height="187" alt="" />Poche banche coinvolte (tra le maggiori, solo il <strong>Banco Popolare Italiano</strong> e la <strong>Popolare di Milano</strong>). Termini dei finanziamenti non ben determinati. Operazioni descritte solo in comunicati stampa e senza prospetti informativi. I Tremonti Bond navigano nel mistero, come tante altre trovate di politica economica del governo di centrodestra. Un articolo di <strong>Andrea Maltoni</strong> e <strong>Marco Palmieri</strong>, &#8220;<em><a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001370.html">Tremonti Bond, Operazione Nebbia</a></em>&#8220;, pubblicato il 6 novembre 2009 da <strong>Lavoce.info</strong>.</p>
<blockquote><p>&#8220;A circa otto mesi dall&#8217;istituzione, il <strong>Banco Popolare Italiano</strong> (Bpi) ha proceduto alla prima emissione dei cosiddetti Tremonti bond, seguita da quella condotta dalla <strong>Banca Popolare di Milano</strong> (Bpm). Anche altri istituti si sono dichiarati interessati a fare ricorso ai nuovi strumenti per incrementare il proprio patrimonio di vigilanza.<br />
I termini dei finanziamenti concessi rimangono però ancora non ben determinati e, soprattutto, non è chiaro come, accanto al rafforzamento patrimoniale delle banche, lo Stato possa garantire l’efficace perseguimento dell&#8217;ulteriore interesse pubblico, più volte dichiarato, di vedere agevolata la concessione del credito alle imprese e alle famiglie.<br />
Manca infatti un meccanismo contrattuale o legale che vincoli gli istituti creditizi sovvenzionati, né sembra che gli osservatori istituiti presso le prefetture possano costituire una soluzione.</p>
<p>INSPIEGABILI SILENZI</p>
<p>Le due operazioni avviate non sono descritte in un prospetto ufficiale, ma solo in alcuni comunicati stampa, nei quali però non sono indicati i termini precisi dei prestiti erogati dallo Stato a favore delle singole banche.<br />
Dalla nota congiunta del ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze e di Bpi del 19 giugno e da quella rilasciata da Bpm il 21 settembre, le uniche informazioni che si rinvengono sono l&#8217;ammontare dell&#8217;emissione - 1,45 miliardi di euro per Bpi, 500 milioni per Bpm - e l&#8217;adozione di un protocollo di intenti. (1)<br />
Con il protocollo le debitrici si impegnano:<br />
-        ad adottare un codice etico;<br />
-        a incrementare nel prossimo triennio i crediti concessi alle Pmi rispetto al biennio 2007-2008, con un aumento dell&#8217;ordine del 6 per cento medio annuo per Bpi e del 7 per cento per Bpm;<br />
-        a favorire i crediti assistiti dal Fondo centrale di garanzia per le Pmi e a finanziare lo stesso: Bpi con uno stanziamento di 21,75 milioni di euro, Bpm con 7,5 milioni;<br />
-        a sospendere le rate dei mutui “prima casa” individuati dall&#8217;accordo Abi-Mef per il periodo di un anno nel caso di Bpi, di diciotto mesi in quello di Bpm.</p>
<p>Nessun altro dato è stato comunicato da Bpi, mentre Bpm si è limitata a rendere nota la propria intenzione di proseguire negli impegni autonomamente assunti a favore delle famiglie e delle Pmi.<br />
Rimangono quindi sconosciuti alcuni dati fondamentali come la scadenza dei prestiti (ovvero se  sia prevista ed eventualmente entro quale data), il tasso di interesse adottato fra le soluzioni contenute nel modello di prospetto rilasciato dal ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze. Inoltre, vengono taciuti i criteri per la convertibilità dei bond in azioni ordinarie, prevista espressamente per la sola emissione di Bpi: non è dato sapere, in particolare, quale sarà l&#8217;effettivo tasso di conversione.<br />
Sono tutti elementi che non possono essere taciuti, se non scontando il problema di un&#8217;incertezza fra gli investitori che potrebbe finire per ritorcersi contro le banche stesse, rischiando di contribuire a una loro sotto-capitalizzazione.<br />
Inoltre, e più in generale, esiste un dovere “morale” di informazione per l’utilizzo di denaro pubblico nella realizzazione delle operazioni e l&#8217;esigenza di sottoporre al giudizio dei cittadini il comportamento delle banche in assenza di strumenti legali o contrattuali che vincolino gli istituti sovvenzionati a tenere tali condotte. [&#8230;]&#8221;.</p></blockquote>
<p>Continua su <strong>lavoce.info</strong>, &#8220;<em><a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001370.html">Tremonti Bond, Operazione Nebbia</a></em>&#8220;, 6 novembre 2009</p>
 
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	<title>Money transfer: scoperti cinquanta agenti filippini abusivi</title>
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	<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 14:35:41 GMT</pubDate>
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    <category>notizie-finanziarie</category><category>guardia di finanza money transfer</category><category>il sole 24 ore giornale</category><category>money transfer</category><category>money transfer filippine</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/credito_e_banche/Moneytrasfer.jpg" class="left" border="0" width="164" height="250" alt="" />Una storia di ordinaria illegalità, che può sembrare quasi italiana: cinquanta domestici filippini sono stati assoldati da un regolare intermediario finanziario (<strong>il Banco de Oro Remittance</strong>), per raccogliere denaro dai loro connazionali ed inviarlo ai familiari nel loro Paese d&#8217;origine. La rete è stata, ovviamente, stroncata dalla Guardia di Finanza in quanto i filippini mancavano dei requisiti di onorabilità e di professionalità necessari per svolgere questa professione. Vien da pensare, comunque, che se la GdF svolgesse con questa solerzia le indagini su spalloni ben più importanti, forse avremmo un fenomeno di trasferimento di capitali illeciti all&#8217;estero meno consistente. Ma questo, in tempi di scudo fiscale, è solo un miraggio. Un articolo di <strong>Beatrice Rioda</strong>, &#8220;<em><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/11/money-transfer-guardia-finanza.shtml?uuid=b773f03a-cd2e-11de-855c-28baee80fb19&#038;DocRulesView=Libero">GdF, scoperti 50 agenti money transfer abusivi</a></em>&#8220;, pubblicato da <strong>Il Sole-24 Ore</strong> il 5 novembre 2009.</p>
<blockquote><p>&#8220;50 collaboratori domestici filippini trasformati in agenti di money transfer pur essendo privi dei requisiti richiesti dalla legge per operare in tale settore. Il Banco de Oro Remittance, regolare intermediario finanziario con sede centrale a Madaluyong nelle Filippine e base italiana a Milano, ha creato una rete di collaboratori abusivi che raccoglievano, su tutto il territorio italiano, il denaro che i loro connazionali volevano inviare ai familiari nel Paese d&#8217;origine.</p>
<p>Gli agenti depositavano poi il denaro su conti correnti del Bdo Remittance, che provvedeva a trasferirli ai beneficiari finali. La rete abusiva - che dal 2004 a oggi ha raccolto più di 47 milioni di euro - è stata scoperta dai militari del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza al termine di un&#8217;indagine in materia di controllo della normativa antiriciclaggio, che hanno denunciato alla Procura di Milano 54 persone, di cui 51 per il reato di abusiva agenzia in attività finanziaria e 3 amministratori della Bdo per concorso nel reato degli agenti. I filippini mancavano infatti dei requisiti minimi di onorabilità – assenza di condanne o di procedimenti penali in corso – e di professionalità – diploma di scuola media superiore – necessari per l&#8217;iscrizione nell&#8217;elenco degli intermediari di Banca d&#8217;Italia. La vicenda è ora all&#8217;attenzione del pubblico ministero della Procura milanese Eugenio Fusco&#8221;.
</p></blockquote>
 
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	<title>Scudo fiscale: riservatezza non blindata</title>
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	<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 21:16:56 GMT</pubDate>
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    <category>ricerche</category><category>anonimato scudo fiscale</category><category>il sole 24 ore giornale</category><category>riservatezza scudo fiscale</category><category>scudo fiscale 2009</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/credito_e_banche/scudofiscale216x300.jpg" class="left" border="0" width="180" height="250" alt="" />Un fenomenale articolo (non firmato) uscito su Il Sole-24 Ore il 9 novembre 2009, &#8220;<em><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/9-novembre-2009/scudo-fiscale-riservatezza-non-blindata.shtml">Scudo fiscale: la riservatezza non è «blindata»</a></em>&#8220;, dove si elencano tutti i possibili casi in cui la riservatezza (per meglio dire, l&#8217;anonimato) dello scudo fiscale potrebbe venire meno. Per consigliare poi, alla fine, di rivolgersi ad intermediari dotati di &#8220;un&#8217;elevata professionalità&#8221;. Non si sa mai, poveri evasori, truffatori, trafficanti, mafiosi e camorristi. La loro privacy è oro.</p>
<blockquote><p>&#8220;Uno scudo per il fisco, meno per la privacy. Chi utilizza lo scudo fiscale beneficia, infatti, di una discreta confidenzialità, ma non di una riservatezza assoluta sul rimpatrio o la regolarizzazione. Dalla complessa disciplina (molti rinvii normativi e circolari) emerge che la dichiarazione da presentare in quattro copie tramite intermediario non è anonima o segreta, ma «riservata».<br />
Il suo contenuto è conoscibile a prima vista a pochi soggetti: pagata l&#8217;imposta straordinaria i dati non possono essere utilizzati a sfavore del contribuente (e dei solidalmente obbligati), in ogni sede amministrativa (anche disciplinare o contabile) e giudiziaria.<br />
Contribuiscono alla riservatezza quattro fattori:<br />
- l&#8217;imposta non è deducibile o compensabile con altre imposte o tasse;<br />
- lo &#8220;scudo&#8221; opera anche rispetto a future richieste dell&#8217;amministrazione finanziaria rivolte all&#8217;intermediario;<br />
- se si determinano gli effetti di non punibilità, non c&#8217;è un obbligo automatico di effettuare una segnalazione antiriciclaggio;<br />
- l&#8217;intermediario non può fornire informazioni a privati su quanto gli è stato affidato, anche se richiesto a fini di difesa di un diritto (articolo 24 del codice della privacy).<br />
Di contro, la riservatezza è rinunciabile e può essere erosa (come per il rimpatrio diretto di somme, senza intermediario) in diverse situazioni. [&#8230;].&#8221;</p></blockquote>
<p>Continua su <strong>Il Sole-24 Ore</strong>, &#8220;<em><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/9-novembre-2009/scudo-fiscale-riservatezza-non-blindata.shtml">Scudo fiscale: la riservatezza non è «blindata»</a></em>&#8220;, 9 novembre 2009</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091111211656"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091111211656?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091111211656" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20091111211656&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcredito_e_banche%2Finterventi%2F2009%2F11%2Fscudo-fiscale-riservatezza-non-blindata"/></p>
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	<description>Un fenomenale articolo (non firmato) uscito su Il Sole-24 Ore il 9 novembre 2009, &amp;#8220;Scudo fiscale: la riservatezza non è «blindata»&amp;#8220;, dove si elencano tutti i possibili casi in cui[...]</description>
	
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	<title>Banche: la grande abbuffata dei derivati</title>
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	<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 20:47:14 GMT</pubDate>
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    <category>ricerche</category><category>crisi bancaria internazionale</category><category>crisi finanziaria 2009</category><category>derivati finanziari</category><category>il sole 24 ore giornale</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/credito_e_banche/derivatifinanziari729399.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" />Ce n&#8217;è abbastanza per porre le basi di una nuova teoria comportamentale dei soggetti operanti nel mercato finanziario: ovvero, come reagiscono gli operatori in completa assenza di memoria storica. Una memoria di breve che le big banks internazionali sembra abbiano completamente perso, continuando ad accumulare rischi su derivati senza freni apparenti. Un articolo di <strong>Fabio Pavesi</strong>, &#8220;<em><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/11/banche-usa-derivati.shtml?uuid=3f8823a6-cbcc-11de-913f-6671c57e5098&#038;DocRulesView=Libero">Derivati, una bomba da 203mila miliardi</a></em>&#8220;, pubblicato su Il Sole-24 Ore del 7 novembre 2009.</p>
<blockquote><p>&#8220;La grande paura è passata. Nessuna implosione del sistema finanziario mondiale. Ma chi bisogna ringraziare per lo scampato pericolo? Sicuramente i Governi che hanno preso sulle spalle (con aiuti pubblici) il fardello delle banche pericolanti; le autorità monetarie che hanno inondato di liquidità il sistema. E quei mercati (dalle Borse ai bond) che si sono messi a correre all&#8217;insù. Dalle banche, quelle di Wall Street in particolare, ben poco è arrivato.</p>
<p>Almeno in termini di comportamenti. Già dai primi mesi del 2009 il vecchio vizio di fare della speculazione un&#8217;arte è riemerso più forte di prima. Lo dicono i bilanci delle big bank americane che hanno ricominciato ad accumulare rischi come niente fosse. Un dato su tutti è quello dell&#8217;attività in derivati che, come ha sottolineato Giulio Tremonti nei giorni scorsi, sono in continua crescita. Come se nulla fosse accaduto. Non era proprio la finanza strutturata e la sua inarrestabile ascesa ad aver causato il pericolo del crack sistemico? Evidentemente a Wall Street hanno la memoria corta. Come spiegare altrimenti che per le prime 25 banche Usa il valore nozionale in derivati è salito nella prima parte del 2009 di altri 1.500 miliardi, portando il totale alla stratosferica cifra di 203mila milardi di dollari.</p>
<p>Una cifra quasi impronunciabile: 30mila miliardi in più della stagione pre-crisi Lehman, il doppio del 2006 e dieci volte tanto il valore di questi strumenti solo una decina d&#8217;anni fa. Ma non è il valore in sé a preoccupare. È il rapporto con le attività delle banche a far tremare i polsi. Quella montagna di strumenti speculativi siede su un attivo complessivo di appena 7.600 miliardi con un rapporto di 26 dollari in derivati per ogni dollaro di attività. E questo è il dato medio. Poi ci sono le reginette del rischio estremo: come Goldman Sachs che ha un rapporto di 300 volte o Jp Morgan che per ogni dollaro di attivo ha in pancia 48 dollari in derivati. [&#8230;]&#8221;.</p></blockquote>
<p>Continua su <strong>Il Sole-24 Ore</strong>, &#8220;<em><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/11/banche-usa-derivati.shtml?uuid=3f8823a6-cbcc-11de-913f-6671c57e5098&#038;DocRulesView=Libero">Derivati, una bomba da 203mila miliardi</a></em>&#8220;, 7 novembre 2009</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091111204714"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091111204714?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091111204714" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20091111204714&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcredito_e_banche%2Finterventi%2F2009%2F11%2Fbanche-la-grande-abbuffata-dei-derivati"/></p>
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	<title>Fannie Mae e Freddie Mac, le icone del Sogno Americano</title>
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	<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 19:34:14 GMT</pubDate>
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    <content:encoded><![CDATA[<p>  <img src="http://static.blogo.it/guide/credito_e_banche/freddy_fanni.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" />Il Sole-24 Ore ci spiega chi sono e come funzionano le due società americane create alla fine degli anni Trenta per finanziare il Sogno Americano. Un sogno che per molti si sta rivelando, in tempi di crisi, quasi un incubo. Un articolo di <strong>Luca Veronese</strong>, &#8220;<em><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/09/fannie-freddie-scheda.shtml?uuid=f70568b2-7db3-11dd-a0d4-b210a6d7f279&#038;DocRulesView=Libero">Fannie Mae e Freddie Mac. Cosa sono?</a></em>&#8220;, pubblicato l&#8217;8 settembre 2008 su <strong>Il Sole-24 Ore</strong>.</p>
<blockquote><p>
&#8220;Fannie Mae e Freddie Mac (rispettivamente Federal National Mortgage Association e Federal Home Loan Mortgage Corporation) sono due società create alle fine degli anni Trenta per garantire i fondi per il mercato immobiliare americano. Sono formalmente società private dalla fine degli anni Sessanta ma hanno sempre avuto una linea di credito garantita per svolgere la loro &#8220;missione pubblica&#8221;.</p>
<p>Non prestano denaro ai privati cittadini, non sono loro a concedere mutui agli americani che vogliono comprare una casa. Fannie e Freddie i mutui li comperano, li assicurano, li impacchettano e li cartolarizzano, per poi rivenderli agli investitori sotto forma di titoli: sono quindi al centro del meccanismo di credit crunch che ha messo in ginocchio i mercati finanziari a partire dal mattine. Tutti i big di Wall Street hanno in portafoglio derivati di questo meccanismo, la banca centrale della Cina detiene obbligazioni di Fannie e Freddie per centinaia di miliardi di dollari, così come le istituzioni di Arabia Saudita, Russia e Giappone.<br />
Negli anni la loro attività è cresciuta, fino ad arrivare a garantire 5.200 miliardi di dollari di mutui: un terzo della capitalizzazione della Borsa di New York e oltre un terzo del Prodotto interno lordo americano.</p>
<p>Tutto bene fino a un anno fa, fino a quando la crisi del mattone, le difficoltà dei subprime, hanno tolto il supporto ai loro bond. Fannie e Freddie negli ultimi 12 mesi hanno messo in bilancio perdite per 14 miliardi di dollari e la paura di un default ha fatto scendere del 90% il loro valore di Borsa in un anno. In una spirale che ancora non è giunta al termine: nel secondo semestre dell&#8217;anno il tasso complessivo di prestiti ipotecari in ritardo con i pagamenti è salito al 6,41%, un record negli ultimi 30 anni. [&#8230;]&#8221;.</p></blockquote>
<p>Continua su <strong>Il Sole-24 Ore</strong>, &#8220;<em><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/09/fannie-freddie-scheda.shtml?uuid=f70568b2-7db3-11dd-a0d4-b210a6d7f279&#038;DocRulesView=Libero">Fannie Mae e Freddie Mac. Cosa sono?</a></em>&#8220;, 8 settembre 2008.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091111193414"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091111193414?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091111193414" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20091111193414&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcredito_e_banche%2Finterventi%2F2009%2F11%2Ffannie-mae-e-freddie-mac-le-icone-del-sogno-americano"/></p>
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	<title>Fannie Mae: forte perdita e nuovi aiuti statali</title>
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	<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 21:50:38 GMT</pubDate>
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    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/credito_e_banche/fanniemae_01.jpg" class="left" border="0" width="250" height="169" alt="" /><strong>Fannie Mae</strong> perde 18,9 miliardi di dollari nel terzo trimestre e chiede altri aiuti pubblici per 15 miliardi, arrivando a 60,9  dei 100 miliardi di dollari della linea di credito messa a sua disposizione dal Tesoro. Il gigante statunitense, in coppia con <strong>Freddie Mac</strong>, fa ancora paura ai mercati ed al governo Obama. Un articolo pubblicato nella sezione <em>Finanza e Mercati</em> de <strong>Il Sole-24 Ore</strong>, &#8220;<em><a href="http://guide.supereva.it/credito_e_banche/interventi/2009/11/fannie-mae-forte-perdita-e-nuovi-aiuti-statali">Fannie Mae perde 18,9 miliardi nel trimestre e chiede aiuto al Tesoro</a></em>&#8220;, uscito il 6 novembre 2009.</p>
<blockquote><p>&#8220;L&#8217;agenzia di rifinanziamento dei mutui Fannie Mae ha perso nel terzo trimestre dell&#8217;anno 18,9 miliardi di dollari e ha chiesto nuovi aiuti pubblici al Tesoro per 15 miliardi. La perdita del trimestre è inferiore del 35% rispetto a un anno fa, ma è in netto aumento rispetto ai 14,8 miliardi di dollari del trimestre precedente. Fannie Mae ha attribuito le nuove perdite alle spese per 22 miliardi iscritte a bilancio in gran parte sotto forma di accantonamenti per ulteriori perdite sugli asset sofferenti a bilancio. Con la nuova richiesta di aiuti, Fannie Mae ha già utilizzato 60,9 dei 100 miliardi di dollari della linea di credito messa a sua disposizione dal Tesoro. Un&#8217;analoga linea di credito da 100 miliardi è stata messa a disposizione di Freddie Mac&#8221;.</p></blockquote>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091109215038"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091109215038?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091109215038" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20091109215038&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcredito_e_banche%2Finterventi%2F2009%2F11%2Ffannie-mae-forte-perdita-e-nuovi-aiuti-statali"/></p>
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	<title>Rbs, ancora forti perdite</title>
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	<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 21:15:30 GMT</pubDate>
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    <category>banche_internazionali</category><category>dati_di_bilancio</category><category>crisi bancaria britannica 2009</category><category>il sole 24 ore giornale</category><category>intervento pubblico banche</category><category>rbs trimestrale</category><category>royal bank of scotland</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/credito_e_banche/RoyalBankofScotland_350_18570069_0_0_627_300.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" />Perdita operativa di 1,5 miliardi di sterline, con 3,3 miliardi di perdite sui crediti e utile dell&#8217;investment banking dimezzato. Il Ceo di Rbs, Stephen Hester, sciorina laconico i dati non certo brillanti della sua banca, con la mente rivolta con estrema probabilità alle 312 filiali ed alle attività assicurative che dovrà mettere sul mercato. Nei giorni scorsi, inoltre, Rbs aveva accettato l&#8217;adesione al programma di garanzia pubblica sugli asset tossici, che porterà il tesoro all&#8217; 84% del capitale della banca  grazie ad un&#8217;iniezione di altri 25 miliardi di sterline. Un articolo di <strong>Leonardo Maisano</strong>, &#8220;<em><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/11/rbs-royal-bank-scotland-bilancio-3trim2009.shtml?uuid=4b10d8a2-cace-11de-aaae-8b008265c0a7&#038;DocRulesView=Libero">Rbs, perdite per 1,5 miliardi di sterline</a></em>&#8220;, pubblicato su <strong>Il Sole-24 Ore</strong> del 6 novembre 2009.</p>
<blockquote><p>&#8220;La settimana più lunga per Royal bank of Scotland si è conclusa oggi con i risultati del trimestre. Nessuno si attendeva numeri scintillanti e le aspettative con una perdita operativa di 1,5 miliardi di sterline sono state soddisfatte. Un andamento migliore di quello del trimestre precedente, ma in ovvia caduta rispetto a un anno fa quando l&#8217;utile pre tasse era stato di 2,2 miliardi. Ma evidentemente parliamo di un altro mondo, quello pre credit crunch. In questi tre mesi, ha sottolineato il Ceo Stephen Hester, ci sono state 3,3 miliardi di perdite sui crediti e l&#8217;utile dell&#8217;investment banking si è dimezzato. Le sofferenze prodotte dalle svalutazioni del portafoglio si sono ridotte del 30% rispetto al trimestre precedente, ma continueranno su questi livelli, secondo la banca, per qualche tempo ancora. I mercati hanno dimostrato di apprezzare i risultati, per il trend che indicano e hanno premiato il titolo con un piu&#8217; 6 per cento.</p>
<p>Nei giorni scorsi, lo ricordiamo, Rbs aveva accettato l&#8217;adesione al programma di garanzia pubblica sugli asset tossici che porterà il tesoro all&#8217; 84% del capitale della banca ovvero a un&#8217;iniezione di altri 25 miliardi di sterline. Nelle stesse ore la banca scozzese chiudeva l&#8217;intesa con Bruxelles sulle cessioni di attività in ossequio alle norme sulla concorrenza a fronte di aiuti pubblici. Oltre a 312 filiali Rbs dovrà mettere in vendita tutte le attività assicurative&#8221;.</p></blockquote>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091109211530"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091109211530?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091109211530" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20091109211530&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcredito_e_banche%2Finterventi%2F2009%2F11%2Frbs-ancora-forti-perdite"/></p>
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	<title>Gordon Brown scorpora Rbs e Lloyds</title>
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	<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 21:04:34 GMT</pubDate>
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    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/credito_e_banche/royalbankscotland.jpg" class="left" border="0" width="250" height="186" alt="" />Il governo britannico vuole una riforma radicale del sistema bancario inglese, cominciando con lo scorporo di attività da <strong>Royal Bank of Scotland</strong> e <strong>Lloyds</strong>. Rbs cederà 312 filiali ridando vita a due banche scomparse nelle fusioni degli anni scorsi e venderà le sue attività assicurative. Lloyds dovrà cedere almeno 600 filiali e rilanciare il marchio Tsb. Un articolo di <strong>Leonardo Maisano</strong>, &#8220;<em><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/11/via-allo-scorporo-rbs-lloyds.shtml?uuid=3ad0051a-c86e-11de-b5de-9c13d4ba2bbd&#038;DocRulesView=Libero">Il Tesoro inglese firma: via allo scorporo di Rbs e Lloyds</a></em>&#8220;, pubblicato il 3 novembre 2009 su <strong>Il Sole-24 Ore</strong>.</p>
<blockquote><p>&#8220;Più che un maquillage sembra una rivoluzione. Il sistema bancario inglese esce radicalmente mutato dalle misure che la Commissione europea e il Tesoro britannico hanno messo a punto d&#8217;intesa con Lloyds e soprattutto Royal Bank of Scotland.</p>
<p>«Mi aspetto nei prossimi tre anni – ha commentato il Cancelliere dello scacchiere Alistair Darling – la comparsa sul mercato di tre nuovi players». Saranno il prodotto dello scorporo di attività confermato ieri da Rbs e Lloyds. La banca guidata da Stephen Hester cederà 312 filiali ridando vita a nomi gloriosi spariti nel consolidamento degli anni scorsi da Williams Glyn a Nat West in Scozia; venderà le sue attività assicurative; lascerà il Global Merchant service che gestiva il pagamento con le carte di credito e debito e la piattaforma per il trading delle materie prime. Tutto entro cinque anni al massimo. Lloyds dovrà invece liberarsi di almeno 600 filiali e rilanciare il marchio Tsb. In totale andranno sul mercato il 10% circa delle agenzie bancarie presenti nel Regno Unito, riducendo del 4,6 % la quota di Lloyds, leader del retail, e del 2% quella di Rbs, che diminuirà più sensibilmente nel settore dello small business.</p>
<p>Una dieta a basse calorie, quindi, soprattutto per Royal Bank, che si accompagna alla definizione del nuovo accordo statale per la protezione pubblica dalle conseguenze prodotte dagli asset tossici. Lloyds ha ottenuto di uscire dal piano pubblico e per questo s&#8217;è impegnata a raccogliere sul mercato la somma monstre di 21 miliardi di sterline: 13,5 con aumento di capitale e il resto con obbligazioni convertibili. [&#8230;]&#8221;.</p></blockquote>
<p>Continua su <strong>Il Sole-24 Ore</strong>, &#8220;<em><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/11/via-allo-scorporo-rbs-lloyds.shtml?uuid=3ad0051a-c86e-11de-b5de-9c13d4ba2bbd&#038;DocRulesView=Libero">Il Tesoro inglese firma: via allo scorporo di Rbs e Lloyds</a></em>&#8220;, 3 novembre 2009</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091109210434"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091109210434?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091109210434" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20091109210434&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcredito_e_banche%2Finterventi%2F2009%2F11%2Fgordon-brown-scorpora-rbs-e-lloyds"/></p>
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	<title>Ubs: la crisi di identità del gigante elvetico</title>
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	<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 21:02:51 GMT</pubDate>
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    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/credito_e_banche/ubs_01.jpg" class="left" border="0" width="250" height="166" alt="" /> Quarta perdita trimestrale consecutiva per Ubs, più pesante del previsto, sulla quale hanno comunque inciso oneri contabili per 2,15 miliardi di franchi. Ma il problema più spinoso è, inoltre, quello della perdita di importanti clienti: solo nel terzo trimestre 2009, la fuoriuscita di massa amministrata dalla wealth management unit è stata pari a 26,6 miliardi di franchi svizzeri. Un articolo pubblicato su nella sezione <em>Finanza e Mercati</em> de <strong>Il Sole-24 Ore</strong>, &#8220;<em><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/11/ubs-banche.shtml?uuid=0b59df64-c85e-11de-b5de-9c13d4ba2bbd&#038;DocRulesView=Libero">Ubs in rosso per il quarto trimestre consecutivo</a></em>&#8220;, uscito il 3 novembre 2009.</p>
<blockquote><p>&#8220;Ubs chiude il terzo trimestre con una perdita (la quarta consecutiva) di 564 milioni di franchi svizzeri, contro l&#8217;utile di 283 milioni dello stesso periodo dell&#8217;anno precedente. Lo riferisce la banca svizzera in una nota. La perdita è più pesante delle stime degli analisti contattati dall&#8217;agenzia Bloomberg, che si aspettavano un rosso pari a 337 milioni di franchi. In grossa difficoltà il titolo alla Borsa di Zurigo (-5,2% alle ore 16,10).</p>
<p>Sulla perdita, spiega la nota, hanno inciso oneri contabili per 2,15 miliardi di franchi, senza i quali l&#8217;utile ante imposte è stato pari a 1,557 miliardi di franchi. «Ubs - si legge nel comunicato - si aspetta di vedere nei prossimi trimestri, in particolare nel 2010, ulteriori progressi. Tali passi, tuttavia dipenderanno dal mercato e da altri fattori»: inoltre la banca anticipa che «la prima parte del 2010 dovrebbe riflettere appieno l&#8217;impatto della riduzione dei costi operata nel 2009».</p>
<p>Il ceo Oswald Gruebel, arrivato a febbraio, sta cercando di frenare l&#8217;emorragia di clienti facoltosi e tirare fuori dalle secche l&#8217;investment banking, che ha determinato una grossa parte delle perdite e svalutazioni subite dalla banca durante la crisi, pari nel complesso a 50 miliardi di dollari. Il mese scorso Gruebel ha ingaggiato l&#8217;ex di Merrill Lynch Robert J. McCann per provare a fermare i riscatti alla wealth management unit. Nel solo terzo trimestre si è trattato di un fiume di denaro in uscita: 26,6 miliardi di franchi svizzeri. [&#8230;]&#8221;.</p></blockquote>
<p>Continua su <strong>Il Sole-24 Ore</strong>, &#8220;<em><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/11/ubs-banche.shtml?uuid=0b59df64-c85e-11de-b5de-9c13d4ba2bbd&#038;DocRulesView=Libero">Ubs in rosso per il quarto trimestre consecutivo</a></em>&#8220;, 3 novembre 2009</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091109210251"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091109210251?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091109210251" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20091109210251&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fcredito_e_banche%2Finterventi%2F2009%2F11%2Fubs-la-crisi-di-identita-del-gigante-elvetico"/></p>
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