Fino ad un paio d’anni fa, il sogno del popolo dei borsini era quello di ritrovarsi nelle stesse condizioni operative dei broker professionali: monitor con informazioni in tempo reale, ordini diretti di acquisto o di vendita, eseguiti immediatamente confermati. Questi sogni, grazie ad Internet, sono diventati realtà. O, per meglio dire, stanno diventando realtà, perché molti fornitori non riescono ancora a mettere in campo un servizio tecnicamente accettabile. Il trading on line sta, piano piano, cambiando la vita di molti “seguaci” della finanza attiva: niente più spostamenti fisici, dati su qualsiasi mercato (titoli di Stato, obbligazioni corporate quotate, commodities, opzioni, warrant, cambi, etc.) e persino la possibilità di accedere a notizie delle agenzie come Reuters o, volendo, affidarsi a voci di corridoio, i cosiddetti rumors di borsa. In quest’ultimo caso, mettendo in serio pericolo i propri risparmi.
Con questo primo intervento, cercheremo di capire come si stanno trasformando i servizi tradizionali della banca, o come questi stiano per essere velocemente soppiantati da strumenti nemmeno lontamente paragonabili, tutti con un denominatore comune: un computer collegato alla spina del telefono. Andremo anche a verificare i costi, che potranno sembrare quasi irrisori per chi era abituato a trattamenti di minore riguardo: commissioni quasi sempre inferiori al 3 per mille sull’azionario, contro il 5 o 7 per mille dei borsini; servizi accessori ad alto valore strategico forniti gratuitamente; call center con numero verde per eventuali problemi di ordine tecnico. Queste poche cifre cominciano a spiegare il motivo di una espansione così capillare del trading on line nei paesi più industrializzati dell’Occidente: 5 milioni di utenti (con 10 milioni di conti aperti) negli Stati Uniti, ed un milione nei sei principali paesi dell’Unione Europea alla fine del 1999.

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