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Goldman Sachs e la finanza allegra

Coinvolta in molti grandi fallimenti borsistici degli ultimi mesi (manca solo Freedomland), la grande banca d'affari statunitense rischia l'esclusione dai prossimi collocamenti di Tokyo. Meritata.

Ricordate lo scandalo Word Online, la società Internet olandese affondata nei primi giorni del’ipo con un crollo del 60% delle quotazioni? Il motivo era semplice: Nina Brink, presidente della società (anzi, ex-presidente, in quanto è stata costretta alle dimissioni) ha venduto il giorno prima del debutto quasi il 10% dei suoi titoli World Online. Più o meno quello che ha fatto Carlo De Benedetti con le sue amate Cdb Web Tech. Un’operazione iscritta nel prospetto informativo, ma che nessuno si era curato di illustrare a pubblico e stampa. E Goldman, logicamente, era l’advisor del collocamento.

Ancora: nel clamoroso dietrofront di Dresdner in occasione della mancata fusione con Deutsche Bank, la Goldman ha assunto una posizione piuttosto delicata, facendo firmare a Dresdner un accordo largamente incompleto, che ha consentito un improvviso cambiamento, con la scusa delle divergenze sulla Kleinworth Benson. Il tutto con grande dispiacere di Deutsche e, soprattutto, Allianz.

Per finire, poi, con lo “strano” collocamento di PetroChina, con taglio dell’offerta da 10 a 3 miliardi di dollari per le feroci polemiche sugli investimenti in Sudan della compagnia cinese.

Un dirigente del ministero delle Finanze giapponese ha dichiarato al Financial Times: “Ci sono stati almeno 4 o 5 collocamenti di cui Goldman Sachs è stata capofila che nella migliore delle ipotesi evidenziano una mancanza di giudizio da parte della banca”. E che per questa mancanza di trasparenza potrebbe essere esclusa dalla privatizzazione del gigante giapponese Ntt, leader nel settore telefonico.

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