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L'Abi sull'orlo di una crisi di nervi

Lo sciopero dei bancari riesce talmente bene da rendere molto nervoso Maurizio Sella, che risponde a muso duro alle richieste dei sindacati.

Asserragliato nel fortino amico, quella Mf che dedica al piu’ importante sciopero dei bancari degli ultimi anni una mezza paginetta (per di piu’ occupata al 95% proprio all’intervista all’avversario numero uno dei sindacati), il leader dell’Abi Maurizio Sella spara a zero contro l’inopportunita’ dello sciopero e il rispetto degli accordi del ‘93. “Il contratto è scaduto appena il 31 dicembre scorso. Non metto in discussione il diritto dei sindacati di scioperare, ma critico l’opportunità di astenersi dal lavoro in una giornata così delicata”.

In pratica, i punti caldi della vertenza erano due. In primo luogo la sottovalutazione del changeover. L’Abi è arrivata impreparata? Sella risponde che è stato tutto realizzato con successo, citando i dati sui bancomat in euro, quasi tutti convertiti entro la Befana. In realtà il problema riguardava le carenze di organico e la formazione, ma sembra che Sella non ne sia propriamente al corrente. Anzi, nessun accenno al problema, come se le code infinite agli sportelli non fossero mai esistiti.

Sul contratto collettivo scaduto, poi, siamo molto vicini all’arrampicata sugli specchi. Di fronte ad una richiesta quanto meno blanda dei sindacati, come quella del recupero dell’inflazione reale, tra l’altro gia’ previsto dagli accordi del ‘93, Sella mette in campo altri due fattori piuttosto dal sapore esotico, come l’inflazione importata e la situazione del settore. Secondo l’Abi, quindi, il pregresso va decurtato dell’1,1%, e quindi pretende uno sconto pari 25,82 euro. Come dire: la concertazione va rispettata, ma solo se va bene a noi.