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Sciopero dei bancari: chi finge di non capire

Analizziamo reazioni ed articoli sull'agitazione del 7 gennaio. Il caso del Sole24Ore.

Prima di avventurarsi in commenti sulle consuete fusioni che da tempo caratterizzano il mercato bancario italiano (l’ultima in ordine di tempo e’ quella tra Bnl e Monte Paschi, a dicembre una infragruppo tra Unicredit e Rolo Banca), riprendiamo il tema a noi caro delle reazioni allo sciopero dei bancari del 7 gennaio.

Oltre alla gia’ citata intervista a senso unico, protagonista assoluto Maurizio Sella (Abi), pubblicata dal quotidiano Mf, non e’ sfuggito a molti il commento stizzito del Sole 24Ore, a firma Donato Masciandaro, una vera e propria chicca per coloro che vogliano comprendere dal punto di vista sociologico la nuova natura della Confindustria di D’Amato. Gia’ il titolo (”Prigionieri del passato”) e’ un’ottima ma incompleta sintesi del contenuto devastante dello stesso.

“Leggere i comunicati sul successo piu’ o meno dello sciopero in banca di ieri […] da lo stesso senso di malinconia delle pagine del Cervantes, in cui il povero Don Chisciotte si scaglia, lancia in resta, contro i mulini a vento”. Inizio romantico, che tocca le corde del patetico. Gia’, poveri sciocchi bancari, impegnati a bloccar filiali, perche’: “qui il Cavalier dalla Trista Figura rischia di essere impersonato dai sindacati bancari e dai loro aderenti, che si muovono con strategie e tattiche del tempo che fu”.

Vien da chiedersi dove vada a prendere i paragoni questo fantasioso editorialista, perche’ mentre Don Chisciotte ad ogni attacco prendeva delle sonore tramvate, i sindacati son riusciti a far chiudere 9 sportelli su 10, con una percentuale di adesione che non ha paragoni nel recente passato. Insomma, a conti fatti, la tramvata l’ha presa l’Abi. Ma quella che ha scioperato “è la banca della forza lavoro, mentre oggi le nostre imprese bancarie hanno bisogno di capitale umano, se vogliono avere un ragionevole orizzonte di vita nell’arena dei mercati europei dominata dall’innovazione”.

Ma che obiezione è? Forza lavoro? Capitale umano? Ma l’essenza del discorso arriva sulla fatidica “innovazione”. “Avanza l’innovazione ma i sindacati frenano”. L’innovazione e’, in primo luogo, tecnologica (e, forse per un eccesso di pudore, non è stata definita anche labour saving, ovvero risparmiatrice di lavoro); in secondo luogo di prodotto. E da questa carrellata di novità interessanti, emerge il solito teorema liberista: “è evidente che regole del gioco che responsabilizzano la singola azienda e il singolo individuo, di fronte agli effetti imprevedibili e rischiosi dell’innovazione, possono disturbare tutti quei soggetti che godono di posizioni di rendita, esaltate dai meccanismi della contrattazione collettiva”. Siamo alle solite: lo sciopero e il sindacato che favoriscono solo gli inefficienti e gli ignavi. L’impressione è sempre la stessa: sia l’Abi sia la Confindustria o non hanno capito nulla delle motivazioni di questo sciopero, o fingono di non capire.