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Perché scioperiamo il 16 aprile

Articolo 18, delega sulle pensioni, arroganza del Governo e della Confindustria, mancato rispetto della concertazione. Siamo vicini allo scontro sociale.

Sportelli bancari chiusi, e stavolta non per la consueta diatriba sul rinnovo del contratto. Questa volta si sciopera per impedire che la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori possa incidere nel modo peggiore sulle condizioni di vita dei lavoratori bancari.

L’arroganza mostrata dal Governo e dalla Confindustria sul piano delle relazioni sociali ha condotto alla protesta generale, alla forma di reazione più dura che un Paese possa dare ad una politica suicida e fratricida come questa. Unica nota positiva: finalmente tutte (o quasi) le sigle sindacali si muovono compatte per sostenere i diritti reali dei lavoratori.

Veniamo alla situazione attuale del sistema bancario italiano. Gli ultimi problemi da affrontare, in ordine di tempo, sono la globalizzazione del mercato e il nuovo gigantismo da fusione. In parole povere, come al solito la vittima sacrificale è la forza lavoro. Dopo la fusione tra le banche di Unicredito, si parla sempre più insistentemente di 3.000 esuberi. Persino il sottosegretario al Welfare Sacconi ha dichiarato ad un convegno, qualche mese fa, che “il vizio dell’impresa italiana, accompagnata da alcune woest practices, è stato quello di espellere dalla banca il 50enne e sostituirlo non con due da 25, ma con uno solo, seguendo una semplice e banale regola di risparmio”.

La regola media è stata, come ben sappiamo, quella di espellere i funzionari in ragione del costo più alto. Ma con le nuove politiche di concentrazione e ristrutturazione si corre il rischio di espellere il funzionario e di non sostituirlo affatto. Per poi chiedersi se questi provvedimenti servano veramente a risanare le “arretrate” banche italiane.

Se a queste considerazioni andiamo ad aggiungere anche l’eliminazione di uno dei diritti fondamentali dei lavoratori, l’abolizione del reintegro nel posto di lavoro per licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo, possiamo di sicuro temere una nuova ondata di esuberi incontrollati. Ma, forse per la prima volta dopo tanti anni, questa volta si troveranno un fronte di opposizione compatto