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L'Abi in guerra contro i disabili

Secondo un parere del Ministero del Lavoro (richiesto espressamente dall'Abi), le banche che hanno fatto ricorso al Fondo di Solidarietà sono esonerate dall'obbligo di assumere portatori di handicap. Dopo Brunetta con la legge 104, un altro tentativo di attacco ai diritti dei lavoratori disabili.

Dura la vita di chi già si sente “diverso” non per propria scelta. E’ duro anche cercare di fargli capire come le banche (meglio, l’associazione che li rappresenta), con tutti i problemi che hanno in questo periodo, riescano a trovare il tempo di pensare a come mandarlo via dai propri organici. Anzi, ad evitare che possa persino entrarci. Come se fosse un volgare mutuo subprime, una becera obbligazione Glitnir, un velenoso CMO. Solo per rendere il paragone, una sofferenza.

E’ una sofferenza per le banche dover assumere per forza soggetti tutelati dal collocamento obbligatorio, anche se hanno il privilegio di p0ter operare con la chiamata nominativa. E’ talmente una sofferenza che l’Abi, l’Associazione bancaria italiana, ha richiesto un parere ufficiale al Ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali circa la possibilità di esonerare dal predetto collocamento obbligatorio le banche che hanno fatto ricorso al “fondo di solidarietà” del settore. Chiedere sarà anche lecito, si dirà, ma l’incredibile è che il Ministero ha risposto con un sostanziale via libera.

In dettaglio. Nei mesi scorsi, l’Abi aveva scritto al ministero, chiedendo di sapere se “la sospensione degli obblighi occupazionali” previsti dalla legge 68/1999 (che tutela appunto il collocamento dei disabili), potesse essere concessa a quelle banche che avevano fatto ricorso al cosiddetto “fondo di solidarietà” del settore, che si attiva negli stati di crisi. L”articolo 3 della legge sul collocamento dei disabili prevede l’esonero da questo obbligo esclusivamente nel caso di aziende che, a fronte di una crisi, ricorrano a procedure di mobilità, a contratti di solidarietà, o alla cassa integrazione guadagni straordinaria. Le banche italiane - che, come rileva il ministero, “sono sprovviste di ammortizzatori sociali” - hanno appunto istituito un apposito fondo di solidarietà, denominato “Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito, dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale del credito”.

In sostanza, l’Abi chiedeva di sapere se l’adesione a questo Fondo potesse esonerare le banche dall’obbligo di assumere disabili. La risposta del ministero, firmata dal direttore generale per l’attività ispettiva, Paolo Pennesi, è positiva: il Fondo interviene nel caso di crisi e, dunque, cancella l’assunzione obbligatoria per i portatori di handicap. “Non si ravvede quindi una valida motivazione - conclude il documento del ministero - che possa giustificare la non operatività della sospensione degli obblighi assuntivi, anche per le aziende di credito che hanno fatto ricorso al fondo in questione”. Nelle settimane successive, l’Abi ha così inviato una circolare agli istituti di credito, informandoli di questa valutazione ministeriale. Naturalmente, l’adeguarsi alle indicazioni fornite dal dicastero nella risposta al quesito esclude l’applicazione delle relative sanzioni penali, amministrative e civili. Non è ancora tuttavia possibile sapere quante e quali banche abbiano deciso di seguire le indicazioni della circolare Abi.

L’intera vicenda è stata denunciata dalla Falcri, la Federazione autonoma dei lavoratori del credito e del risparmio, che critica sia l’Abi, per aver anche solo avanzato tale ipotesi, che il dicastero del Welfare, per il suo parere favorevole. Ricordando, per voce del segretario nazionale Roberto Ferrari, che “le banche non hanno adottato il fondo di solidarietà per effettive crisi aziendali, ma per scelte strategiche che possono portare ad una diminuzione del personale in età avanzata. E’ impensabile accomunare le aziende in crisi con banche che, negli ultimi anni, hanno registrato utili stratosferici. Il ministero, nel formulare il suo parere, non ha tenuto conto di questa sostanziale differenza”.

“A oggi - spiega - tutte le banche hanno aderito al fondo in questione e, quindi, il numero degli istituti che potrebbero ritenersi esonerati dall’assunzione dei disabili è altissimo”. Il sindacato ha anche scritto una lettera preoccupata al ministero delle Pari Opportunità: “Ma dopo questa missiva, l’Abi ci ha minacciato, per iscritto, di interrompere le relazioni sindacali”. Il tutto nella più assoluta indifferenza degli altri sindacati di categoria, dell’opposizione parlamentare, dei mezzi di comunicazione (tranne Repubblica, che ha riportato la notizia in piena evidenza con un articolo di Marco Pasqua pubblicato il 6 dicembre). Forse perché i disabili non sono una sofferenza solo per le banche, ma anche per chi avrebbe il dovere di tutelarli.

Commenti dei lettori

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  • sara.

    10 Dec 2008 - 17:31 - #1
    0 punti
    Up Down

    La tutela dei disabili e’ indce di civilta’. Ritenevamo con Brunetta di aver visto il peggio del peggio. Purtroppo non c’e’ mai fine…
    Grazie delle informazioni illuminanti, come sempre.

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