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Provaci ancora, John!

Il ceo di Merrill Lynch cerca di farsi passare dal cda un bonus da 10 milioni di dollari. Nonostante la crisi, i risultati disastrosi della banca, la bancarotta sfiorata ed evitata solo grazie all'offerta di Bank of America. Dopo due giorni di passione, il prode Thain ha dovuto capitolare. Quest'anno dovrà accontentarsi solo dello stipendio.

Non si sa se sia stato più bravo degli altri, come senza modestia dice di se stesso. Di certo è quello con la più grande faccia di bronzo, anche se questa può addirittura essere una grande qualità nel mondo dorato dei banchieri americani. Quelli senza vergogna, senza un minimo concetto di responsabilità, capaci di negare l’evidenza anche quando questa è manifesta. Neanche fossero dei semplici presidenti del consiglio italiani.

E’ successo che il presidente e ced di Merrill Lynch, John Thain (che non è un fesso qualsiasi, considerato è già stato il numero uno del Nyse, la società che governa la Borsa a Wall Street, protagonista a fine 2006 della fusione con Euronext, la Borsa paneuropea a struttura federativa comprendente le piazze di Parigi, Bruxelles, Amsterdam e Lisbona), probabilmente risvegliatosi da un letargo di qualche mese che gli ha impedito di percepire il terremoto che ha squassato i mercati finanziari, ha proposto per se stesso un bonus di 30 milioni di dollari. Per poi tornare in pochi giorni a più miti consigli, chiedendone solo dieci. Le motivazioni, a suo dire, non erano così peregrine: il bonus si riteneva giustificato per l’ottimo lavoro compiuto e nei fenomenali riflessi avuti nel vendere in un weekend Merrill Lynch a Bank of America, evitando così alla banca l’amaro destino capitato a Lehman Brothers e a Bear Stearns.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Il procuratore generale di New York, Andrew Cuomo, ha definito le richieste “scioccanti”. Il compensation committee ed il board dei direttori della banca, pur mantenendo una posizione teoricamente possibilista, hanno fatto presente che, pur riconoscendo le attenuanti a Thain, nel 2008 la banca ha accusato perdite per quasi 12 miliardi di dollari, dovrà tagliare presto il 20% dei dipendenti, e non si è certo comportata meglio dell’altra investment bank di riferimento, Goldman Sachs, dove quest’anno nessun manager ha percepito il bonus di fine anno. I dolori arrivano proprio dalla concorrenza: l’a.d. di Goldman Lloyd Blankfein e sei top manager del gruppo hanno rinunciato a novembre ai bonus di fine anno, e riceveranno per il 2008 solo i 600mila dollari della remunerazione, contro le “tredicesime” dell’anno precedente che superavano i 60 milioni. In Europa la rinuncia al bonus era partita prima con Deutsche Bank e poi con Ubs. Anche i vertici della banca d’affari Morgan Stanley, l’a.d. John Mack (assieme ai condirettori James Gorman e Walid Chammah), hanno fatto sapere d’aver rinunciato al bonus di fine anno.

Alla fine, proprio mentre il cda della banca stava cercando una formula “amichevole” per negarglielo, John Thain ha spontaneamente rinunciato al bonus. Forse perché colpito dalle parole di Cuomo. O dalla reazione dell’opinione pubblica, negli ultimi tempi non troppo amichevole con i banchieri. Quest’anno dovrà accontentarsi anche lui solo dello stipendio da 750.000 dollari. Chissà se è favorevole alla scala mobile. Coraggio John, verranno tempi migliori.