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I Gufi - Io vado in banca

Quando lavorare in banca era una sorta di "mito": Io vado in banca / stipendio fisso / così mi piazzo / e non se ne parla più. Una dissacrante, ironica canzone dei Gufi del 1966.

Quando lavorare in banca era una sorta di “mito”: Io vado in banca / stipendio fisso / così mi piazzo / e non se ne parla più. Dissacrante dell’ideale lavorativo dell’epoca (era il 1966), questo brano dei Gufi è in realtà un vero e proprio reperto archeologico dell’era dorata del bancario italiano, quello dotato di un potere d’acquisto tale da potersi permettere l’utilitaria con il solo premio di produzione (anche se nel testo i Gufi se la comprano “a rate”). Le banche non sono più quelle di una volta, i bancari non sono più così benestanti e spensierati, e forse un giorno ascolteremo canzoni come “Io faccio il direttore generale” o “La rumba dell’amministratore delegato”, le uniche categorie che possono permettersi ancora un’automobile con metà stipendio mensile.

“Non mi piace suonare il contrabbasso
né cercare un po’ di gloria nel successo
non mi piace girare col maglione
tanto meno cantare nei night club.

Io vado in banca
stipendio fisso
così mi piazzo
e non se ne parla più.
L’utilitaria
la compro a rate
e per l’estate
mi faccio un vestito blu.

Voglio andare a Como ogni domenica
le mie ferie le passo tutte a Rimini
giocherò al Totocalcio tutti i sabati
per parlarne coi colleghi al lunedì.

Io vado in banca stipendio fisso
così mi piazzo e non se ne parla più”.

(I Gufi, Io vado in banca, 1966)