Questo sito contribuisce alla audience di

La misura del rischio in Basilea 1

Il rischio di credito rappresenta la voce più importante tra le esposizioni di rischio della banca. Esso, inoltre, impatta direttamente sul rapporto banca-impresa. Secondo i principi di Basilea 1, questo rischio veniva quantificato tramite una tabella di coefficienti che trasformavano il valore contrattuale di un'attività in una quota che rappresenta il rischio stesso.

Il rischio di credito rappresenta la voce più importante tra le esposizioni di rischio della banca. Esso, inoltre, impatta direttamente sul rapporto banca-impresa. Secondo i principi di Basilea 1, questo rischio veniva quantificato tramite una tabella di coefficienti che trasformavano il valore contrattuale di un’attività in una quota che rappresenta il rischio stesso. Consideriamo, per esempio, un prestito effettuato a un’impresa privata, privo di garanzie, del valore nominale di un milione di euro. Anzitutto, occorre determinare il cosiddetto “attivo ponderato“, che si ottiene moltiplicando il valore dell’attività (il prestito) per il coefficiente stabilito dalla norma. I prestiti non garantiti alle imprese private hanno un coefficiente di ponderazione del 100%: l’attivo ponderato risulta quindi uguale a un milione di euro. Il rischio e, quindi, la disponibilità di patrimonio assorbita si ottiene moltiplicando una percentuale, pari all’8%, al valore dell’attivo ponderato. Nel nostro caso, la banca per poter prestare un milione di euro deve avere un patrimonio di 80.000 euro.

Un portafoglio impieghi per cassa non garantiti a imprese private, con un valore nominale di un miliardo, comportava con Basilea 1 un valore a rischio pari a 80 milioni. L’importo doveva essere “coperto” dal patrimonio, il che sostanzia la sua funzione come risorsa cautelativa contro le conseguenze del rischio. Il vincolo che incombeva sul patrimonio si traduceva automaticamente in un limite all’espansione dell’attivo rischioso. Nel nostro caso, se il patrimonio a disposizione fosse stato pari a 70.000 (cioè inferiore a quello richiesto dell’8%), si sarebbe dovuto ridurre il portafoglio (da un milione a 875.000 euro), oppure rivolgersi ad impieghi meno rischiosi (ponderati con un coefficiente inferiore al 100%).

Esiste infatti una differenziazione tra attività più o meno rischiose. La principale distinzione è fatta in base alla tipologia del prenditore:

- l’impresa privata è la più rischiosa;
- la banca è meno rischiosa;
- gli enti sovrani ancor meno.

Una seconda differenziazione riguardava l’esistenza di garanzie: così, per esempio, i mutui ipotecari a uso abitazione (la garanzia è rappresentata dall’ipoteca sull’immobile) erano ponderati al 50%. Il che significa che a fronte di un valore nominale di un milione, per un mutuo, il valore dell’attivo ponderato è di 500.000 euro e il capitale che la banca deve detenere è di 40.000 euro. I limiti del sistema in Basilea 1 sono connessi alle eccessive semplificazioni, perché considera indifferenziato il rischio di credito di qualsiasi impresa privata (coefficiente del 100%). La sensibilità al rischio viene aumentata adeguando la sensitività dei parametri con cui si misura, differenziando la clientela e vincolando il patrimonio in funzione diretta del rischio realmente assunto sulla base del criterio che a elevato rischio deve corrispondere elevato patrimonio.