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Origine e principi di Basilea 1

Con Basilea 1 il rischio generato dalle attività poste in essere doveva essere coerente con il vincolo costituito dalla dotazione patrimoniale della banca. Quando ciò non si verificava, nasceva l'obbligo di intervento: a fronte di un rischio che eccedeva la disponibilità patrimoniale, la banca era tenuta ad aumentare il patrimonio.

Il Comitato di Basilea ha introdotto una serie di pareri rilevanti per gli istituti di vigilanza dei singoli Paesi, fra cui in particolare il corpus di regole proposte nel 1988 che hanno dato origine alla normativa sull’adeguatezza patrimoniale delle banche, denominate Basilea 1. Basilea 1 si fondava su principi abbastanza semplici:

- ogni attività dell’impresa bancaria comporta l’assunzione di un certo grado di rischio;
- il rischio deve essere quantificato e supportato da capitale.

In sintesi, l’impianto normativo sull’adeguatezza patrimoniale ha sancito il ruolo del capitale nella sua funzione di copertura dei rischi assunti dalla banca e, nel contempo, di vincolo all’espansione dell’attività bancaria. Con Basilea 1 il rischio generato dalle attività poste in essere doveva essere coerente con il vincolo costituito dalla dotazione patrimoniale della banca. Quando ciò non si verificava, nasceva l’obbligo di intervento: a fronte di un rischio che eccedeva la disponibilità patrimoniale, la banca era tenuta ad aumentare il patrimonio. Tuttavia il patrimonio è una risorsa scarsa ed onerosa. Dunque il rispetto del vincolo poteva tradursi nella necessità di ridurre l’attivo o, dove possibile, ricomporlo in favore di attività meno rischiose. Rispetto al patrimonio complessivamente “assorbito” dai rischi, a fine 2005 in Italia l’89,35% era riferito ai rischi di credito. La quota di patrimonio non assorbita dai rischi (44 miliardi) rappresentava la possibilità, per le banche nel loro complesso, di aumentare gli impieghi rischiosi (in credito o in finanza).

L’importo rappresentato dai rischi di mercato era basso anche a causa della metodologia con cui questi erano calcolati. Si deve infatti tenere conto che, nell’impostazione di Basilea 1, il portafoglio finanziario speculativo (detto portafoglio non immobilizzato) veniva valutato a prezzi correnti, con la conseguente imputazione a conto economico di plusvalenze o minusvalenze. La periodica valutazione faceva sì che le eventuali situazioni di rischio (tali da generare, al loro concretizzarsi, minusvalenze) venivano periodicamente palesate e spesate a conto economico. Al contrario, il portafoglio crediti non veniva valutato a prezzi correnti, dunque poteva nascondere rischi che non si manifestavano a conto economico sino al momento in cui la situazione non divenisse patologica (ovvero, con inadempienze significative). Da qui la necessità di un trattamento maggiormente prudenziale nel calcolo del rischio.