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Tremonti junk-bond

"Sono stati molto utili a prescindere da quante banche ne abbiano bisogno". Una curiosa commistione tra passato e presente scelta dal presidente Abi Corrado Faissola per segnare il destino dei Tremonti-bond. In altre parole: inutili, perché costosi e obsoleti.

Comprereste mai un’auto usata, brutta e fuori produzione, ad un prezzo più alto di una nuova, con la ragionevole certezza che l’ex-proprietario possa anche arrogarsi il diritto di indicarvi quando e come la dovete guidare? La domanda potrà sembrare retorica e con una risposta univoca, ma è più o meno simile al quesito che si sono posti Corrado Passera ed Alessandro Profumo, quando si son trovati a decidere se accettare o meno l’offerta statale dei cosiddetti Tremonti-bond. E forse è questo il motivo per cui sono orientati verso un più tradizionale aumento di capitale (anche se non è ancora detta l’ultima parola). La spiegazione tecnica, comunque, la diede agli inizi di settembre un compassato Corrado Faissola, presidente dell’Abi: una cortese e diplomatica stroncatura a tutti gli effetti. Un articolo di Piero Fornara, “Abi, Tremonti bond utili ma non più necessari” (Il Sole-24 Ore, 5 settembre 2009).

“CERNOBBIO - I Tremonti bond «sono stati molto utili a prescindere da quante banche ne abbiano bisogno», ma oggi «la situazione é radicalmente diversa da quella registrata all’apice della crisi», quando sono stati messi a punto gli strumenti ibridi per la ricapitalizzazione bancaria. E’ l’opinione del presidente dell’Abi Corrado Faissola, che ha tenuto una conferenza stampa sabato mattina, in una pausa dei lavori del forum Ambrosetti a Cernobbio . «Credo – ha detto – che tutti dovremmo essere soddisfatti e valutare in termini positivi il fatto che alcune banche non abbiano la necessità di farvi ricorso», perché «hanno trovato o pensano di trovare in tempi brevi risorse di capitale» in altro modo. I Tremonti bond «presentano un’onerosità che è pari a quella del capitale di rischio». L’andamento «non brillante, ma mai in rosso» dei conti economici delle banche italiane nello scorso esercizio «ha reso meno utile o necessario farvi ricorso».
«Comunque, se oggi non si riesce ad erogare maggiore credito da parte delle banche non dipende né dalla mancanza di liquidità o di provvista a medio-lungo termine, né a ratios patrimoniali non adeguati», ma all’andamento congiunturale. «Noi auspichiamo di poter tornare presto a fare il nostro lavoro che é dare credito a famiglie e imprese in misura adeguata, altrimenti i nostri conti ne sofffrono». Dopo l’allarme sui segnali di “credit crunch” lanciato dalla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, secondo Faissola «le banche italiane hanno reagito nella maniera migliore all’esigenza di garantire ossigeno alle imprese. Abbiamo bisogno di una domanda di credito buono, e anche quello un po’ meno buono lo stiamo gestendo, pur «leccandoci le ferite per l’aumento delle sofferenze. […]”

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