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Anche i cinesi si piegano agli stress test

L'ombra del credito facile allarma le autorità di controllo cinesi. Dopo il +34,16% di impieghi rispetto allo scorso anno, è stato ordinato uno stress test per le banche commerciali.

Il Pil cinese fa segnare uno spettacolare +8,9% sul trimestre, trainato dal settore edile. I bassi tassi di interesse hanno contribuito a far crescere gli impieghi bancari del 34,16% anno su anno, trainati dai mutui immobiliari. E la China Banking Regulatory comincia a nutrire dubbi sulla sostenibilità del sistema, per cui vuole sottoporre a stress test gli istituti di credito. In Italia farebbero follie per avere problemi di questo genere. Un articolo di Andrea Franceschi, “Cina a rischio bolla creditizia, stress test per le banche“, pubblicato il 23 ottobre 2009 su Il Sole-24 Ore.

“Mutui subprime in salsa cinese? Forse non siamo proprio a questo punto. Ma di certo le autorità di vigilanza sul settore creditizio del paese asiatico sono allertate. Non si spiegherebbe altrimenti la decisione, di cui ha dato notizia il China Securities Journal, di ordinare degli stress test per le banche commerciali. Il timore infatti è che queste ultime si siano fatte prendere troppo la mano negli ultimi mesi, approfittando delle politiche di stimolo varate in questi mesi.

I bassi tassi d’interesse hanno contribuito, come riportato dalla Banca centrale cinese, a far crescere il credito del 34,16% rispetto all’anno scorso. Nei primi nove mesi dell’anno i nuovi crediti erogati hanno raggiunto la quota record di 8,67 mila miliardi di yuan (circa 1,27 miliardi di dollari). Questo ha contribuito a far crescere il Pil più del previsto (+8,9%). Soprattutto il settore dell’edilizia, trainato da mutui immobiliari che hanno toccato la stratosferica cifra di 1,84 mila miliardi di yuan.

L’altra faccia della medaglia riguarda però i timori sulle possibili conseguenze del «credito facile» (che nel caso americano hanno dato il via alla recessione più pesante dal secondo dopoguerra). I rischio più temuto è quello di una bolla immobiliare (e la crescita consistente dei prestiti per l’acquisto di case è il campanello d’allarme). Ma c’è anche da considerare il rally della Borsa cinese. Lo Shanghai composite index è salito di oltre il 70% in un anno e sono diversi i commentatori a valutare questa performance come frutto della speculazione. C’è infine l’incognita inflazione. Un problema che in realtà hanno tutte le banche centrali che in questi mesi hanno adottato una politica monetaria espansiva per far fronte alla stretta creditizia. […]”.

Continua su Il Sole-24 Ore, “Cina a rischio bolla creditizia, stress test per le banche“, 23 ottobre 2009