Pubblichiamo la seconda parte del testo integrale del discorso tenuto da Lorenzo Bini Smaghi, membro del Comitato Esecutivo della Bce, all’Associazione Pianificatori Bancari il 16 ottobre 2009 a Firenze. Una riflessione approfondita sulla crisi finanziaria attuale e le sue possibili evoluzioni future.
” […] I governi di tutto il mondo sono stati costretti ad agire con prontezza per evitare la completa o parziale paralisi dei rispettivi sistemi finanziari. Nel contesto dell’UE, in seguito a un vertice di emergenza convocato a Parigi nell’ottobre 2008, i governi hanno attuato misure di sostegno coordinate per attenuare le pressioni sui sistemi bancari. Tali misure integravano le massicce iniezioni di liquidità effettuate dalla BCE a partire dall’estate del 2007 e prevedevano garanzie sulle passività bancarie, fra cui una più ampia copertura degli schemi di assicurazione sui depositi. I governi hanno anche ricapitalizzato le istituzioni finanziarie; in alcuni casi hanno addirittura acquisito la quota di maggioranza oppure hanno diluito il valore della quota degli azionisti. Inoltre hanno protetto le istituzioni finanziarie dalle perdite sull’attivo, mediante operazioni di separazione patrimoniale (ring-fencing), garanzie statali, operazioni di swap e trasferimento delle cosiddette “attività tossiche” dai bilanci delle banche.
Questi interventi sono riusciti a evitare l’aggravarsi della crisi e a impedire il collasso dei sistemi finanziari. Senza dubbio, le misure di sostegno pubblico hanno contribuito a ridurre il rischio di insolvenza delle banche quale percepito dal mercato, che si rifletteva ad esempio nell’andamento dei premi sui CDS. Per qualche tempo, tuttavia, gli ampi differenziali dei mercati monetari interbancari e i premi elevati sui CDS delle banche, nonché il basso livello dei corsi delle azioni bancarie, hanno rispecchiato il perdurante pessimismo degli investitori nei confronti del settore bancario. Ciò nonostante, l’andamento positivo di tali indicatori registrato sulle due sponde dell’Atlantico da marzo 2009 denota un cauto recupero del clima di fiducia del mercato; a questa evoluzione contribuisce un miglioramento generalizzato della redditività delle banche, soprattutto per gli ingenti ricavi netti da interessi e la ripresa dei proventi dall’attività di negoziazione nel secondo trimestre dell’anno.
Sebbene ciò sia indubbiamente rassicurante, sarebbe prematuro proclamare la fine della crisi. Resta da vedere se le diverse fonti di reddito rimarranno solide nella seconda metà dell’anno, poiché la concorrenza dovrebbe aumentare e la ripresa dei mercati finanziari è ancora piuttosto fragile. Inoltre, quanto meno nell’area dell’euro, vi sono segnali di un deterioramento della qualità creditizia del portafoglio prestiti delle banche, riconducibile all’acuirsi delle difficoltà finanziarie nel settore delle famiglie e delle imprese. Le banche potrebbero gradualmente riassorbire le minusvalenze da valutazione subite sui titoli; tuttavia, la rapida espansione degli accantonamenti ai fondi rischi su crediti suggerisce che potrebbe essere imminente una nuova ondata di svalutazioni delle attività bancarie nell’area dell’euro, con conseguenti riduzioni patrimoniali.
Le prospettive per il settore finanziario restano quindi incerte e dipendono in misura considerevole dalla ripresa economica. Di recente, il ritmo di contrazione dell’economia si è arrestato nell’area dell’euro, seppure con notevoli differenze fra i paesi. In prospettiva, ci aspettiamo un graduale recupero, con tassi di crescita positivi nel 2010. Questa evoluzione favorevole potrebbe potenziare in parte la capacità di tenuta dei bilanci di famiglie e delle imprese. Tuttavia, la notevole gravità della recessione in termini storici, il venir meno – a un certo momento – delle misure di sostegno adottate dai governi, nonché la forte incertezza sulle prospettive economiche comportano il perdurare di rischi elevati per la stabilità finanziaria, connessi alla situazione macroeconomica. In questo contesto è possibile che si rafforzino le interazioni avverse tra fattori macroeconomici e finanziari e che quindi si determinino ulteriori svalutazioni. Sebbene fino ad ora le banche siano sostanzialmente riuscite a compensare le svalutazioni con aumenti di capitale, è possibile che gli sforzi per la raccolta di fondi e la riduzione della leva finanziaria ostacolino l’offerta di credito all’economia reale, accrescendo ulteriormente le pressioni su famiglie e imprese. […]”.
Banca centrale europea
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