Bini Smaghi: "La crisi finanziaria: sfide e risposte" - Parte settima

Testo integrale del discorso tenuto da Lorenzo Bini Smaghi all'Associazione Pianificatori Bancari, tenuto a Firenze il 16 ottobre 2009.

Pubblichiamo la settima parte del testo integrale del discorso tenuto da Lorenzo Bini Smaghi, membro del Comitato Esecutivo della Bce, all’Associazione Pianificatori Bancari il 16 ottobre 2009 a Firenze. Una riflessione approfondita sulla crisi finanziaria attuale e le sue possibili evoluzioni future.

” […] La crisi finanziaria offre un’occasione preziosa per la riforma della regolamentazione da parte della comunità internazionale. In questo momento è forte l’impulso politico a migliorare lo stato delle cose, ma potrebbe svanire rapidamente ai primi segnali di ripresa economica. È quindi indispensabile una rapida attuazione delle misure concordate, per la futura stabilità dei mercati finanziari.

A mio giudizio, inoltre, le banche dovranno ripensare alcune strategie di finanziamento. In passato vi erano settori di attività che dipendevano in ampia misura dalle cartolarizzazioni e dal mercato monetario non garantito. Queste due fonti di finanziamento si sono sostanzialmente esaurite durante la crisi ed è incerta la misura in cui si riprenderanno. È quindi probabile che le banche siano costrette a reperire fonti alternative. Dall’inizio della crisi, molti istituti hanno già parzialmente compensato la carenza di liquidità nel mercato monetario accrescendo attivamente la base di depositi. Pur essendo opportuno che continuino ad adoperarsi in tal senso, le banche dovrebbero anche pensare di abbandonare i settori di attività più dipendenti dalla disponibilità di finanziamenti a breve termine.

Un altro aspetto importante nel medio periodo è la strategia di uscita dalle misure di sostegno pubblico, anche sul piano delle politiche finanziarie e di bilancio. È importante strutturare con chiarezza le strategie di uscita, affinché agevolino il rientro ordinato e graduale delle misure.

Un aspetto altrettanto rilevante è la tempistica: sarà necessario soppesare attentamente i rischi di un’uscita prematura e di un’uscita tardiva. Un’uscita tardiva potrebbe causare una distorsione della concorrenza, favorire il moral hazard insito nei meccanismi di protezione dai rischi verso il basso, nonché creare rischi per le finanze pubbliche.

Ma esistono anche rischi associati a una possibile uscita anzitempo. In particolare, la sostenibilità della ripresa economica – mondiale e dell’area dell’euro - e il rafforzamento della stabilità finanziaria continuano a essere subordinati al mantenimento delle misure di sostegno.

5) Conclusioni

Mi accingo a concludere.

I mercati finanziari sono stati scossi da turbolenze per oltre due anni, durante i quali le banche sono state messe a dura prova. Le difficoltà del settore finanziario si sono propagate all’economia reale sul finire del 2008, dando luogo a una recessione particolarmente grave in termini storici sulle due sponde dell’Atlantico. Negli ultimi mesi sono emersi crescenti segnali di stabilizzazione dell’attività economica nell’area dell’euro; questi ci suggeriscono che è terminato il periodo di significativa contrazione e seguirà una fase di stabilizzazione e ripresa molto graduale. Anche gli andamenti recenti dei mercati finanziari – generalmente positivi e migliori delle attese – hanno influito favorevolmente sulle prospettive di stabilità finanziaria. Permangono, tuttavia, numerosi rischi e fragilità, che – associati a un’elevata incertezza – denotano una persistente vulnerabilità dell’economia e del settore finanziario.

Ma la crisi finanziaria rappresenta anche un’opportunità di riforma della regolamentazione. Inoltre, offre alle banche l’occasione di rivedere radicalmente le pratiche di gestione del rischio e verificare che i metodi adottati siano idonei ad affrontare le complessità dei mercati finanziari. A livello politico, l’accordo del G20 sul programma di regolamentazione non ha precedenti, in termini sia di portata sia di copertura geografica. Dobbiamo ora assicurare che le misure decise trovino rapida applicazione a livello nazionale, regionale e settoriale. É importante che non perdiamo questo treno. […]”.

Banca centrale europea
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