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L'irreligione ovvero peccati contro Dio

"Non tenterai il Signore Dio tuo"

Il primo comandamento di Dio condanna i principali peccati di irreligione: l’azione di tentare Dio, con parole o atti, il sacrilegio e la simonia.

 

L’azione di tentare Dio consiste nel mettere alla prova, con parole o atti, la sua bontà e la sua onnipotenza. E’ così che Satana voleva ottenere da Gesù che si buttasse giù dal Tempio obbligando Dio, in tal modo, ad intervenire. Gesù gli oppone la parola di Dio:”Non tenterai il Signore Dio tuo” (dt 6,16). La sfida implicita in simile tentazione di Dio ferisce il rispetto e la fiducia che dobbiamo al nostro Creatore e Signore. In essa si cela sempre un dubbio riguardo al suo amore, alla sua provvidenza e alla sua potenza.

 

Il Sacrilegio consiste nel profanare o nel trattare indegnamente i sacramenti e le altre azioni  liturgiche, come pure le persone, gli oggetti e i luoghi consacrati a Dio. Il sacrilegio è un peccato grave sopratutto quando è commesso contro l’Eucaristia, poichè, in questo sacramento, ci è reso presente sostanzialmente il Corpo stesso di Gesù.

La Simonia consiste nell’acquisto o nella vendita delle realtà spirituali. A Simone il mago, che voleva acquistare il potere spirituale che vedeva all’opera negli Apostoli, Pietro risponde:” Il tuo denaro vada con te in perdizione, perchè hai osato pensare di acquistare con denaro il dono di Dio” 8At 8,20. Così si conformava alla parola di Gesù:” Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (mt 10,8).

E’ impossibile appropriarsi dei beni spirituali e comportarsi nei loro confronti come un possessore o un padrone, dal momento che la loro sorgente è in Dio. Non si può che riceverli gratuitamente da lui. “Il ministro, oltre alle offerte determinate dalla competente autorità, per l’amministrazione dei sacramenti non domandi nulla, evitando sempre che i più bisognosi siano privati dell’aiuto dei sacramenti a motivo della povertà”.L’autorità competente determina queste offerte in virtù del principio che il popolo cristiano  deve concorrere al sostentamento dei ministri della Chiesa. “l’operaio ha diritto al suo nutrimento” (mt 10,10).

 

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