La Croce5

"E per cibo essi mi han dato il fiele, alla mia sete mi hanno dato da bere aceto"

LA QUINTA PAROLA

“HO SETE”

I soldati che facevano la guardia a Gesù, udirono la vittima morente che invocava il Padre con il nome di “Eloi”, ma non erano in grado di capire tutta la frase. Avevano una vaga conoscenza dell’aramaico e l’unica parola che riuscirono a capire fu “Eloi”. Avevano sentito di una strana favola di un uomo che si chiamava Elia che, a quanto assicuravano i giudei, era stato trasportato in cielo su un carro di fuoco e forse quest’uomo, che si riteneva un profeta, invocava il ritorno di Elia per liberarsi.

Intanto Gesù continuava la sua preghiera, sembrava che per lui la vita non avesse nessun altrosignificato. Rimaneva un’altra profezia per il compimento dell’opera intera, un altro segno davanti al quale, più tardi, quelli che apriranno gli occhi crederanno, e il salmista aveva lasciato scritto:”A Te è ben noto l’oltraggio ch’io soffro, stanno a te innanzi tutti i miei nemici. Il mio cuore è spezzato dall’oltraggio, insaziabile è la vergogna e l’onta, attendevo da te un conforto che non venne, e non trovai consolatori. E per cibo essi mi han dato il fiele, alla mia sete mi hanno dato da bere aceto”.

Era il momento che l’ultima profezia avrebbe dovuto avverarsi, poi la coltre di morte sarebbe calata.
Per alcuni fece il prodigio di cambiare acqua in vino, per altri moltiplicò i pani per sfamarli, ma per lui si era accontentato di sostare vicino ad un pozzo domandando da bere ad una donna sconosciuta: “Dammi da bere”. Gesù conosceva l’arsura con la quale sarebbe morto e la sete traccia il tormento dell’anima dannata. “Padre Abramo, [così parlò  il ricco Epulone che giace nelle viscere del tartaro (inferno) rivolgendosi ad Abramo] abbi pietà di me e manda Lazzaro ad intingere nell’acqua la punta del suo dito per rinfrescare la mia lingua, perché io spasimo in questa fiamma”.
Parlando della carità verso gli altri metteva in risalto il “bicchiere d’acqua” dato in suo nome.
Al Tempio, all’inizio della settimana, aveva esclamato, in un momento di depressione: “Ora la mia anima è turbata.” E che diro Io? “Padre, liberami da quest’ora”.

Poco tempo prima nella Giudea, in un altro momento triste pieno di contrarietà, aveva esclamato:“Padre, ti rendo lode perché hai nascosto queste cose ai saggi ed ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli.”
Per poter afferrare anche il lontano significato della preghiera di Gesù sarà bene aver presente una caratteristica della sua vita, che di solito non è tenuta in considerazione; Gesù nella sua vita fu uno che umanamente si direbbe un solitario.

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