La Croce7

"Ho sete"

La sera prima che Gesù venisse messo in croce, nel cenacolo disse: “Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui voi sarete dispersi, ciascuno per conto suo e mi lascerete solo”.
In San Giovanni rimasero così vive le sue parole che le tenne come sfondo nel suo vangelo “Egli era nel mondo ed il mondo per mezzo di lui fu fatto ed il mondo non l’ha conosciuto. E’ venuto  nella sua proprietà ed i suoi non l’hanno accolto”.San Giovanni, San Matteo e San Luca gli fanno eco nel grido pieno d’angoscia “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono inviati a te! Quante volte io volli  radunare i tuoi figlioli, come la chioccia raduna i suoi pulcini sotto le ali e tu non hai voluto!”.

San Matteo e San Giovanni mettono per ben 40 volte sulle labbra di Gesù il nome del Padre, suo compagno indivisibile anche quando tutti lo abbandonavano:”Padre ti ringrazio! Padre, liberami da quest’ora! Padre l’ora è venuta! Io e il Padre siamo una cosa sola! Io non sono solo, il Padre è con me !”. La notte dell’ultima cena, all’entrata nell’orto, quando i suoi persecutori infierivano, Gesù disse “Non berrò io il calice che mio Padre mi ha dato?” Vediamo di comprendere che cosa c’era in fondo a questo calice., promise l’eterna beatitudine a quelli che gli avessero dato da bere.

Durante la predicazione nel Tempio, il punto più culminante sembra raggiunto quando Egli esclamò: “Se qualcuno ha sete venga a me e beva”. Dei suoi patimenti, questo fu l’unico che Gesù Cristo fece durante la sua passione. La perdita di sangue, il digiuno prolungato, avevano provocato in Gesù una sete insostenibile. D’altra parte non si trattava di una sete di cui Gesù potesse farne ameno, aveva superato le tentazioni nel deserto per quaranta giorni soffrendo la fame e la sete, ma in quel momento le scritture dovevano avere il loro pieno compimento, non si trattava di un lamento, ma di un comando.

Dopo ciò Gesù, sapendo che tutto era compiuto, affinché si adempissero le scritture, disse: “Ho sete”.
Le persone che erano presenti non avevano niente, anche Maria, sua Madre che intercedeva sempre per gli altri, aveva le mani vuote.Soltanto i soldati di guardia avevano la possibilità di ricorrere ed un rimedio.Nelle loro borracce avevano del vino, vino che i giudei usavano per le lunghe ore di guardia per stare svegli e che era più aceto che vino.Giaceva per terra una spugna, non deve far meraviglia la spugna perché veniva usata dai soldati per asciugarsi il sudore delle mani e della faccia per il caldo che faceva.

 

Un soldato afferrò la spugna, immergendola nel boccale, poi preso un bastone, un gambo d’issopo, lo fissò alla spugna così inzuppata, e l’accosto alle labbra insanguinate di Gesù. Gesù sorseggiò, anche se poche ore prima aveva rifiutato una bevanda che conteneva del narcotico.
Accettando voleva premiare quest’ultimo atto di carità fatto dal carnefice, che veniva rimproverato dai suoi compagni: “Lascia perdere, vediamo se viene Elia a salvarlo”.Gesù voleva onorare l’ultimo uomo che volle dargli refrigerio nell’ora del suo tormento.Era l’ultimo uomo che in terra gli faceva un servizio.
Gesù aveva detto: “Perché chi vi darà un bicchier d’acqua in mio nome, in verità vi dico, non perderà la sua ricompensa”.

 

Continua

 

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