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Autenticità della Sindone

La Sindone...prove della sua autenticità

Infine c’è da dire che tantissime furono anche  le critiche e le obiezioni sul modo e sui punti in cui i campioni da datare furono prelevati. Si notò ad esempio che i pezzetti di lino sindonico, per le dimensioni che avevano, pesavano “stranamente” più del dovuto. Inoltre nessuno studioso della materia fu invitato a partecipare all’esperimento e tutto fu affidato a scienziati che della Sindone avevano soltanto sentito parlare, per loro stessa ammissione. Insomma è ormai certo, che la datazione al radiocarbonio che pone il sacro lino alla fine del Medioevo, è assolutamente inattendibile se non priva di fondamento.
  

Prelievo dei campioni senza precauzioni
(a mani nude)  

 

Ricognizione dopo l’incendio del 1997
effettuato
da esperti. Notare la differenza con la foto sopra               
 (A.Guerreschi)

                                     

 Ma quali sono gli elementi contrari, quelli che pongono la Sindone in un periodo storico identificabile nel I secolo d. C.? Per elencarli tutti dettagliatamente occorrerebbero diversi volumi, ci limiteremo quindi ai più essenziali.

Fra questi: l’esame merceologico sul tessuto.

Il prof. Timossi, che nel 1931 la esaminò a fondo, così  tecnicamente la descrive: “una semplice levantina ad quattro disposta con una rimettitura a punta, tre sopra ed una sotto, comunemente detta a spina di pesce…”. Tradotto in parole più semplici e comprensibili, possiamo dire che si tratta di un morbido ma robusto tessuto, filato a mano, di durata praticamente illimitata se usato e soprattutto conservato con cura, prodotto con un arcaico telaio. Molto interessante è la torcitura dei fili, composti da circa 70 fibre, che presenta un andamento cosiddetto a “Z” cioè in senso orario, a differenza del metodo egizio definito ad “S” cioè antiorario. La torcitura a “Z” è riscontrata in altri manufatti tessili siro-palestinesi rinvenuti in Siria e nel deserto della Giudea. C’è poi il colore tipico del lino della Palestina, che veniva ottenuto tramite una tintura finale con papavero Eracleo.

 

 Tessuto sindonico con rammendo medioevale

                                    

Un altro elemento fondamentale, sempre legato al tessuto, che testimonia l’antica autenticità della Sindone è l’esperimento condotto, nel corso di diversi anni, dal palinologo svizzero, nonché studioso delle microtracce, dott Max Frei.  L’insigne scienziato di fama mondiale, in due eventi successivi, prelevò dal sacro telo, attraverso strisce adesive, dei campioni di polveri. Da questi campioni isolò i pollini ed attraverso un lunghissimo e pazientissimo lavoro, riuscì a stabilire a quali piante appartenevano ed i luoghi da cui provenivano.  Ne nacque una vera e propria mappa, che tracciò inequivocabilmente il percorso che la Sindone ha compiuto durante la sua esistenza. La maggior parte dei pollini proveniva da piante tipiche della Palestina, ma non mancavano quelli della Turchia e per finire, in minor numero, quelli di estrazione tipicamente europea. Le spore mediorientali erano presenti in maggior numero, segno evidente che la Sindone soggiornò in quelle terre per un periodo più lungo.

 


Il viaggio della Sindone nella storia attraverso la lettura dei pollini

 

 

Molto interessante è la traccia iconografica.

Tantissime sono le rappresentazioni artistiche anteriori al 1200 che traggono spunto dall’impronta sindonica. La più sconcertante è quella del cosiddetto “Codice Pray” di Budapest datato 1192 – 1195. La miniatura rappresenta due momenti della vita di Cristo legati alla passione e resurrezione. Nella prima parte si vede il corpo di Gesù mentre viene cosparso di olii ed aromi. Veramente sconcertante è la rappresentazione del Salvatore, supino con le gambe distese e le mani incrociate sul pube, nella stessa identica posizione in cui si trova l’uomo della Sindone. Nella seconda parte c’è la rappresentazione del momento in cui le pie donne scoprono che Gesù è risorto. Si vede chiaramente la Sindone ripiegata con la riproduzione del tessuto a spina di pesce da un lato e dall’altro, dove evidentemente è presente l’immagine, una serie infinita di piccole croci.

 


Il Codice Pray di Budapest  (1192 – 1195)

 

Ma c’è un altro particolare veramente sconcertante. La Sindone presenta otto fori di bruciatura, praticamente circolari (quattro da un lato della figura e quattro dall’altro, perfettamente speculari) dovuti ad un incendio sconosciuto, precedente a quello di Chambery, che sono dettagliatamente riprodotti anche nella miniatura.

 

 

 

 In realtà prima del VI secolo, la rappresentazione del volto di Gesù avveniva nelle maniere più disparate. Spesso era effigiato come un giovanetto o un uomo adulto senza barba. E’ solo dal VI secolo in poi che gli artisti fanno riferimento ad uno stereotipo unico: l’uomo barbuto, chiaramente ispirato al volto sindonico.  Sono quindi tantissime le rappresentazioni artistiche che fanno riferimento alla Sindone, precedenti la sua presunta data di nascita, espressa dalla datazione al radiocarbonio. Eccone alcune:

 

   
Mosaico del XI sec. Dafni  (Grecia)

 

 

   

Dittico di avorio inizio VI secolo

 

 

Solidus bizantino (moneta dell’ 842 – 867)

 

 

 

 

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