Una preghiera sperimentata dai Santi

Una preghiera sperimentata dai santi

Uno dei grandi apostoli del rosario è stato S. Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716). “Sempre e in tutto a Gesù attraverso Maria”, questo era il suo motto. All’età di 27 anni, appena ordinato sacerdote, scriveva: “Sento il forte desiderio che Gesù e la sua SS.ma Madre siano amati da tutti. Desidero insegnare ai peccatori, come povero e semplice sacerdote, a venerare la S. Vergine”. Per raggiungere questo scopo, egli tenne più di 200 missioni popolari ‘ in Francia con grande successo. La croce e il rosario furono le sue armi più potenti. Mediante la sua singolare venerazione alla “Madre Celeste”, come soleva chiamare Maria, questo mis­sionario infervorava tutti i cuori. Egli non solo pregava con grande predilezione il rosario, ma in molti luoghi fondò anche le Fraternità del S. Rosario. Fino alla fine della sua breve vita, morì infatti a 43 anni, Luigi Maria si portò di villaggio in villag­gio per ben 25.000 chilometri. E non si stancava mai di proclamare al popolo e anche al clero: “Maria è la via più breve a Gesù! Pregate ogni giorno il rosario e se avete il tempo anche tutti i 15 misteri! Non c’è altro che fortifichi il Regno di Dio dentro di noi come la preghiera me­ditata del rosario”.

Il grande apostolo di Vienna e di Varsa­via, Clemente Maria Hofbauer (1751 ­1820) che, nonostante grandi perse­cuzioni, per primo diffuse l’Ordine dei Redentoristi a nord delle Alpi, disse con gioia: “Il rosario è la mia biblioteca perché questa semplice preghiera con le sue meditazioni è simile ad una biblioteca con migliaia di libri stampati sui misteri della fede” … “Per mezzo della preghiera del rosario ho raggiunto tutto ciò che desideravo, le conversioni più belle”.

Maria Rizy, una nipote del grande poeta Grillparzer, una volta incontrò P. Hofbauer stremato. Egli veniva da un sobborgo di Vienna dove aveva assistito un malato che da 17 anni non si confessava e che: era morto pentito. “È un bene se qualcuno vive lontano nel sobborgo, perché mi dà il tempo di pregare il rosario lungo la via e non ricordo che mai un peccatore non si sia convertito prima che io avessi avuto il tempo di terminare il rosario”. Questo buon pastore assistette più di 2000 agonizzanti in quella che è l’ora più importante di tutta la vita di un uomo.

Un incontro significativo si conosce anche dalla vita di San Giovanni Bosco (1815-1888), l’a­postolo carismatico della gioventù di Torino. Un giorno gli fece visita il Marchese Roberto D’Azelio, fratello del Presidente del consiglio, al quale era legato da amicizia. Entusiasta del­le attività e dei progetti di Don Bosco, il nobile non comprendeva una cosa: perché bisogna perdere tanto tempo con queste lunghe preghiere - le 50 Ave Maria? Bisognerebbe abolire questa pratica noiosa. Don Bosco rispose gentilmente: “Questa preghiera è il fondamento di tutta la mia attività. Rinuncerei piuttosto a molte cose importanti e, se fosse necessario anche alla sua preziosa amicizia, ma mai al rosario”. In verità, il marchese da quel giorno non fece più ritorno.

S. Faustina Kowalska (1905-1938) racconta nel suo diario un evento significativo: “22.5.1937. Oggi è un caldo così soffocante che e difficile sopportarlo; desideriamo la pioggia, ma la pioggia non viene … Quan­do ho osservato le piante assetate di piog­gia, ho provato compassione ed ho deciso fra me di recitare la coroncina fino a quan­do Dio avesse mandato la pioggia. Dopo la merenda il cielo si è coperto di nuvole e una fitta pioggia è caduta sulla terra. Ave­vo recitato quella preghiera per tre ore sen­za interruzione. E il Signore mi ha fatto co­noscere che con questa preghiera si può ot­tenere tutto”. (1128)

Come non pensare subito anche a Madre Teresa (1910-1998), la quale ha fatto scor­rere in ogni minuto libero le perle del rosa­rio fra le sue mani? Ad un giornalista che le chiedeva quanti rosari pregasse ogni gior­no, rispose con modestia: “Non li conto!”

Cose simili si possono raccontare della vita del sacerdote stigmatizzato, S. Padre Pio (1887-1968). Egli aveva il dono di poter pregare ininter­rottamente il rosario. Lo si vedeva sempre con il rosario in mano o sul polso. Mai ha voluto essere senza la “sua arma”, che teneva sempre pronta sotto il cuscino o sul comodino. Una se­ra, non trovando nessuno dei suoi innumerevoli rosari, si è rivolto a P. Onorato che nel perio­do della vecchiaia lo aiutava a prepararsi per la notte e gli ha chiesto: “Portami l’arma!” Pa­dre Onorato, conoscendo il mondo dei pensieri di P. Pio, ha capito subito. Alla vigilia del suo trapasso, P. Pio ancora raccomandava ad alcuni dei suoi figli spirituali: “Amate la Madonna ed impegnatevi perché venga amata. Pregate sempre il rosario!”

Marcel Van (1928-1959), del quale è in corso la causa di beatificazione, conobbe ancor prima di quelle di un lager di concentramento in Vietnam, incommensurabili sofferenze. Egli voleva diventare sacerdote. All’età di otto anni fu letteralmente perseguitato dal suo catechista per gelosia. Sotto minacce teneva lontano il bambino dai sacramenti; a Van rimaneva soltanto il rosario. “Questo era la fonte della mia letizia e mi faceva gustare la gioia che si sprigiona dal cuore della Madre di Dio. Spesso salivo su una collina per essere più vicino alla Vergine durante la preghiera del rosario”, racconta con innocenza. Con violenza gli fu tolta la corona. Van, però, continuò fedelmente la preghiera del rosario facendo passare dieci chicchi di caffè da una tasca all’altra. Il catechista, insospettito, glieli tolse. Quando percuotendolo il suo aguzzino gli tolse anche la cintura, un semplice cordone su cui aveva fatto dieci nodi, Van decise così: “Non avevo altra possibilità che servirmi delle mie dita per contare le Ave Maria. Mi sembrava molto pratico perché con questo metodo potevo pregare il rosario dovunque ed inosservato. Dicevo tra me: anche se dovessi offrire le mie dita, non rinuncerei mai ad esprimere il mio amore per Maria, pregando il rosario. Grazie a questa preghiera, Maria è accorsa sempre in mio aiuto con tale efficacia che i demoni che mi hanno tormentato non sono mai riusciti a sopraffarmi”.

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