il Rosario che salva

La salvezza di interi popoli per mezzo della preghiera del Rosario

“Grande è in potenza di un’armata che tiene in mano il rosario anziché la espada”.
(Papa Pio XI)

Più attuali che mai sono avvenimenti noti della storia che ci dimostrano la potenza del rosario in situazioni senza speranza. Oggi innumerevoli persone in tutto il mondo guardano con paura al futuro per il terrore degli estremisti islamici: noi cristiani vogliamo prendere in mano il rosario. Più di 400 anni fa, le mani giunte sono riuscite ad ottenere la vittoria sull’Islam, così anche oggi noi possiamo uscire vittoriosi da questa gigantesca lotta spirituale e militare con le armi della fede e della preghiera, con Maria e sotto la sua protezione. Questo ci insegnano gli avvenimenti della vittoriosa battaglia navale di Lepanto, la liberazione di Vienna dai Turchi, la liberazione dell’Austria dall’occupazione russa e le due rivoluzioni di preghiera che si sono svolte nelle Filippine.

La vittoria di Lepanto

Sotto il pontificato di Pio V (1566-1572), un domenicano, che fu anche un grande orante ed asceta, cadde un evento di decisiva importanza per la Chiesa e tutto l’Occidente: la battaglia navale di Lepanto tra la flotta della Lega Sacra e quella degli Ottomani. Un affresco che rappresenta questo avvenimento si vede in molte chiese dedicate alla Madonna. L’Occidente di allora, politicamente diviso, era minacciato dai Turchi che con la loro politica avrebbero voluto conquistarlo tutto per piegarlo sotto il loro regime ed anche sotto la loro fede.

Dopo che la flotta turca aveva già conquistato alcune isole greche, il piano del sultano fu quello di conquistare il Mediterraneo, prima Malta, poi la Sicilia ed infine Napoli. Papa Pio V si adoperava senza stancarsi per uni­ficare i comandanti cristiani, che era­no in lotta fra loro, per affrontare più efficacemente la superiorità turca. In fine la guida nella guerra di difesa fu affidata al giovane brillante ammira­glio Don Giovanni d’Austria. Pio V, contemporaneamente, faceva appello alla cristianità ad imitarlo nel prega­re il rosario per ottenere, in quella situazione disperata, la vittoria con l’aiuto della Madonna. Si dice che il Santo Padre avesse fatto distribuire rosari ai soldati. L’ammiraglio An­drea Doria portava con sé sulla nave una copia preziosa dell’immagine della Madonna di Guadalupe. Il 7 ot­tobre 1571 aveva luogo la famosa battaglia: si scontravano 500 navi e 170.000 uomini. Testimoni oculari raccontarono che molte croci erano state erette su tutte le navi e come Don Juan, figlio dell’imperatore au­striaco, per primo si fosse inginoc­chiato davanti alla croce supplicando intensamente l’assistenza di Dio, e come tutti i soldati avessero seguito sulle loro navi il suo esempio; furo­no momenti commoventi. Nel giro di poche ore 113 galere turche furo­no affondate, 117 navi catturate e 12.000 schiavi cristiani, che serviva­no come rematori sulle navi turche, furono liberati. La flotta turca, fino a quel momento invincibile, aveva subito una schiacciante sconfitta e l’Europa era stata salvata dall’Islam. Quando Papa Pio V ricevette la notizia del felice esito della battaglia, non si mostrò per niente sorpreso. Si racconta, infatti, che nell’ora della vittoria il papa interruppe all’improvviso il dialogo con il suo tesoriere, aprì la finestra e disse con le lacrime negli occhi: “In quest’ora la nostra flotta cristiana è risultata vittoriosa sui turchi. Ringraziamo il nostro Signore!” Egli stabilì che da allora in poi la prima domenica di ottobre si dovesse festeggiare “Nostra Signora della Vittoria”. Il suo successore, Papa Gregorio XIII, la chiamò “Festa del Santo Rosario”.

Con Maria vinceremo l’armata più forte

Nonostante i turchi avessero subito una grande sconfitta, il loro spirito di conquista rimase forte.

Il “Re sole”, Luigi XIV di Francia, mediante un patto politico contro l’Austria, offrì ai Turchi la possibilità di ordire nuovi piani di guerra. Ben presto si mosse un enorme armata mussulmana verso l’Europa, sottomise l’Asia minore, conquistò senza pietà l’Ungheria e infine arrivò davanti alle porte di Vienna. Nella dichiarazione di guerra dei turchi all’imperatore Leopoldo I era scritto: “Ti toglieremo il tuo piccolo regno e stermineremo la popolazione dalla faccia della terra”.

Di nuovo tutta l’Europa era minacciata! Se i turchi fossero riusciti a conquistare Vienna, tutto l’Occidente cristiano sarebbe facilmente caduto sotto il dominio islamico. La superiorità dei sol­dati islamici e la loro brutalità non lasciavano un filo di speranza. Ai 160.000 uomini dell’armata turca si contrapponevano soltanto 12.000 soldati cristiani. Un esercito superiore dieci volte non si può vincere! L’imperatore, in questa situazione pericolosa, invitò alla preghiera delle “40 ore” in tutte le chiese. Egli stesso con tutta la sua corte vi partecipò perché sapeva che soltanto Dio poteva aiutare l’Europa a rimanere cristiana.

Il re polacco, Sobieski, offrì all’imperatore Leopoldo il suo appoggio dopo aver intrapreso un pelle­grinaggio al santuario nazionale di Cestochova. Lì depose la sua sciabola ai piedi di Maria, la Regina della Polonia, e si affidò alla Sua protezione. Dopo di che anche la Baviera, la Franconia e la Svevia, come pure l’Inghilterra corsero in aiuto dell’imperatore. L’armata cristiana contava ora 60.000 uomini, però a Vienna si trovò di fronte all’accresciuta armata turca che contava ora 260.000 soldati. L’imperatore, in questa situazione senza speranza, chiamò in aiuto il predicatore e taumaturgo italiano, il cappuccino Marco d’Aviano. Egli, come sacerdote amico, gli aveva già dato spesso un consiglio illuminato.

P. Marco d’Aviano arrivò e 1′8 settembre 1683, genetliaco della Madonna, celebrò una S. Messa con i soldati. Di tale avvenimento il re Sobieski scrisse alla consorte: “P Marco ci ha benedetto… Tutti noi abbiamo ricevuto la S. Comunione dalle sue mani… Egli ha tenuto un’omelia straordinaria e ci ha domandato se abbiamo piena fiducia in Dio. Alla nostra unanime risposta affermativa ci ha fatto ripetere più volte le parole “Gesù, Maria”. Egli davvero è un uomo di Dio”.

Il 12 settembre 1683 si svolse la battaglia decisiva. L’imperatore Leopoldo consegnò a ciascun primo battaglione dei suoi reggimenti una bandiera con l’immagine dell’Immacolata. P. Marco, prima dell’alba, celebrò una S. Messa sul Kahlenberg servita all’altare dal re Sobieski, e offrì come sacerdote la sua vita per la vittoria. Poi le armate cristiane attaccarono il campo del nemico con il grido di guerra: “Maria, Vergine pura”! La fiducia nell’aiuto della Madonna faceva crescere in loro un coraggio prodigioso. Inoltre P. Marco passò con la croce nella mano, benedicendo attraverso le linee della battaglia, incoraggiando soprattutto coloro che erano maggiormente esposti al pericolo. Dopo i primi successi dell’armata cristiana, scoppiò nel campo dei turchi il panico, nonostante la loro superiorità numerica. Il temuto comandante Kara Mustafa e con lui tutti i suoi soldati, si dettero alla fuga, lasciando 15.000 tende. Non fecero mai più ritorno. L’Europa fu salvata una seconda volta dai turchi mediante l’aiuto evidente della Madonna. Il re Sobieski espresse ciò pubblicamente quando il predicatore durante la S. Messa solenne di ringraziamento voleva onorarlo per i suoi meriti. Ma il re lo interruppe, si alzò, si inginocchiò davanti all’immagine della Madonna e depose la sua spada dichiarando ad alta voce davanti all’assemblea: “Ella è la vincitrice!”

Papa Innocenzo XI, in segno di gratitudine, dichiarò la data del 12 settembre, giorno della vittoria, “Festa del Nome di Maria”.

L’Austria è libera

Durante l’assemblea n° 268 a Berlino, il ministro degli esteri sovietico, Molotov, dichiarò con disinvoltura: “Ciò che noi russi abbiamo incorporato, non lo cediamo più!” A questo sopruso dovettero sottostare tutti quei paesi che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, erano stati oc­cupati dai soldati russi: l’Ungheria, la Romania, la Bulgaria, l’Albania, la Cecoslovacchia, la Polonia, la Germania dell’Est - ad eccezione dell’Austria. Nonostante Hitler avesse annesso l’Austria il 13 marzo 1938 e nonostante che il 28 marzo 1945 fossero entrati soldati russi, il paese poté riacquistare la libertà. Il popolo attribuisce questa vittoria sull’occu­pazione comunista al rosario e ad un semplice frate francescano, P. Petrus Pavlicek. P. Petrus fu molto colpito dal messaggio di Fatima che apprese durante la prigionia americana nella Seconda Guerra Mon­diale. Egli comprese l’importanza della preghiera del rosario per la pace nel mondo e come le decisioni politiche dipendano più dal popolo che prega anziché dai politici stessi. Sostenuto da questa convinzione, egli fondò nel 1947 la crociata del rosario, i cui membri si impegnarono a chiedere la libertà dell’Austria e la pace nel mondo attraverso la preghie­ra nello spirito di Fatima. Anche i due cancellieri austriaci, Figl e Raab vi aderirono. Essi non solo partecipavano alle processioni con la recita del rosario, ma lo pregavano anche per conto loro. Ma la meta della preghie­ra, cioè la libertà dell’Austria, appariva ancora molto lontana. Il ministro degli esteri russo, Molotov, dichiarava ancora nel dicembre del 1954 al ministro degli esteri austriaco Figl, che non ci sarebbero state speranze per la conclusione del trattato politico. Allora L. Figl disse a P. Petrus: “Ora ci rimane soltanto la preghiera!”

II 2 febbraio 1947, a Mariazell, il più noto santuario mariano in Austria, davanti all’immagine miracolosa, la ‘Grande Madonna d’Austria’, P. Pavlicek pregò per la libertà della sua patria.

Come risposta alla sua preghiera sentì nel suo intimo: “Fate ciò che io vi dico e avrete pace!”

Egli comprese sempre più che cosa significavano queste parole.

In seguito iniziò a convincere fedeli in tutto il paese alla preghiera del rosario nello spirito del messaggio di Fatima.

Così ebbe inizio la crociata della preghiera del rosario.

Oggi fanno parte di questo movimento circa 700.000 persone che pregano per la pace. II 12 dicembre 2001 si è conclusa la causa di beatificazione per P. Petrus Pavlicek a livello diocesano.

Ora i fascicoli vengono consegnati a Roma alla Congregazione per le Cause dei santi. La tomba di P. Petrus (1982) si trova nella chiesa dei francescani a Vienna, proprio sotto il pulpito dal quale tenne le sue ardenti omelie.

Pochi mesi più tardi si delineava una svolta sorprendente. Dopo 354 trattative senza esito e dieci anni di preghiere pieni di speranze e aspettative, la domenica 15 maggio 1955 i ministri degli Esteri degli Alleati (Stati Uniti, Francia, Inghilterra ed Unione Sovietica) ed il ministro degli Esteri d’austria Figl, nel castello di Belvedere, firmarono il trattato tanto desiderato.“Con un ringrazziamento all’Onnipotente mettiamo la firma e con gioia esclamiamo L’Austria è libera!”. Questo fu il commento di L. Figl su questo grande momento nella storia dell’Austria. Cose simili racconta Prantner, segretario privato del cancelliere Raab : “Nell’ufficio di Raab cercava un agenda in pelle dell’anno 1955. egli aprì la pagina a metà aprile, cioè i giorni in cui la delegazione austriaca si trovava a Mosca. Li si legge nella nota: “oggi è il giorno di Fatima (13) i russi sono diventati duri. Una giaculatoria alla Madonna. Ella dovrebbe asistere al popolo austriaco”. Il cancelliere osserva: “Vedi, Prantener, fu la Madonna che ci aiutò ad ottenere il trattato!” Non soltanto la popolazione credente, ma soprattutto per i politici stessi questo decisivo sviluppo politico è stato una risposta del cielo alla preghiera del rosario di centinaia di migliaia di persone.

Durante la celebrazione del ringraziamento della crociata del rosario, il 10 settembre 1955, il ministro Figl dichiarava : “Noi tutti, oggi qui riuniti, che ci professiamo con umiltà, ma anche con orgoglio cattolici praticanti, conosciamo la potenza della preghiera: otto anni fa eravamo soltanto un piccolo gruppo di appena 10.000 persone che si sono unite per pregare ogni giorno il rosario per la libertà e la pace in Austria. Nel 1955 sono già 500 000 oranti. Allora io accettai volentieri quell’invito. Per otto anni abbiamo pregato il rosario doloroso e supplicato che il Cielo ci rendesse la libertà e l’indipendenza. La nostra preghiera è stata ascoltata. Oggi possiamo pregare con letizia nel cuore il rosario glorioso, ringraziare il cielo che le nostre implorazioni sono state accolte e che possiamo essere di nuovo ciò che eravamo. Un popolo libero!”

Due rivoluzioni pacifiche

La maggior parte di noi probabilmente ha già sentito parlare del termine “rivoluzione con il rosario”. Ma cosa vuol dire?

Sulla stampa si è parlato nel 1986 del crollo del regime dittatoriale di Marcos, ma poco si è detto sui retroscena. Non fu un caso che l’anno mariano del 1985, chiesto dai vescovi filippini a Rtoma, fosse un anno di conversione, di oblazione e di penitenza e precedesse la “rivoluzione con il Rosario”.

Tutto ebbe inizio quando nel febbraio migliaia di persone con il rosario in mano si sollevarono contro la dittatura militare. Nel giro di quattro giorni dai tre ai quattro milioni di filippini pregarono giorno e notte nella strada della capitale Manila e celebrarono lì anche la S. Messa. I militari avrebbero dovuto disperdere la folla, i fedeli invece procedevano verso i carri armati con il rosario alzato in mano pregando e cantando. “Mai prima erano stati pregati tanti rosari a Manila e in tutto il paese come in quei quattro giorni”, testimonia un giovane padre gesuita. Egli era stato ordinato sacerdote il secondo giorno della rivoluzione e ha celebrato la sua prima S. Messa in mezzo ai carri armati e alla folla in preghiera. Si svolgevano scene di grande commozione. Molti soldati, dopo aver ricevuto dei fiori come segno di pace e di fraternità, scende­vano dai loro mezzi bellici e recitavano le preghiere. Non si dovevano piangere morti. Il 25 marzo Marcos ha dovuto dimettersi. Fu proprio nel giorno della festa di “Nostra Signora della Vittoria”!

Più Potenti delle Armi

Un evento simile è avvenuto con la seconda rivoluzione della preghiera, 15 anni dopo. Un presi­dente corrotto delle Filippine è stato deposto e il pericolo di una guerra civile è stato evitato per la potenza del rosario. P. Fidelis Stoeckl, testimone oculare, ha scritto alla “Tagespost”: “In una seduta vivace del Senato filippino, trasmessa in diretta alla televisione, venne reso noto che il presidente Josef Estrada, già attore e playboy.., implicato in alcuni affari oscuri, non poteva essere sollevato dal suo incarico in base alla costituzione. La maggioranza dei senatori, presu­mibilmente corrotta da lui, si era espressa a suo favore e aveva votato per lui…

Il Cardinale Sin, arcivescovo di Manila, nella stessa sera del martedì 16 gennaio 2001 alle ore 23.00 ha rivolto un appello ai fedeli di recarsi al Santuario della Regina della Pace e tenere una veglia fino alla caduta del presidente. Egli stesso ha celebrato poco dopo mezzanotte una S. Messa. Gli uomini accorrevano a migliaia al Santuario che è stato costruito nel punto dove nel 1986 la folla, con il rosario in mano, aveva fermato i carri armati mandati da Marcos. Di giorno in giorno la gente aumentava fino a raggiungere il venerdì la cifra di due milioni. Io stesso il venerdì 19 gennaio con numerosi sacerdoti, seminaristi, religiose e studenti dell’Università di S. Tommaso e con l’immagine miracolosa di Nostra Signora del Rosario mi sono recato al San­tuario dove abbiamo perseverato cantando e pregando. Quando poi gli elicotteri militari sorvola­vano a bassa quota la folla, la gente pregava e cantava con voce ancora più forte. Il venerdì pomeriggio, all’ora della morte di nostro Signore, un elicottero atterrava nelle vicinanze del San­tuario e dopo dieci minuti c’è stato l’annuncio sorprendente che la maggior parte dei generali, disobbedendo al presidente, si era messa dalla parte del popolo. Poco dopo il comandante in capo dell’armata, accompagnato dai generali, giungeva sulla piazza sotto la statua della Madonna, Regina della Pace, e proclamava solennemente il distacco dal presidente e il loro intento di accet­tare la volontà del popolo. La gioia della gente era immensa… Alle cinque, il cardinale Sin ha celebrato una S. Messa di ringraziamento”.

Il cardinale scrive nella sua lettera pastorale del 24 gennaio 2001: “Come è riuscita la seconda rivoluzione pacifica? Ho una risposta sola: per mezzo della grazia di Dio. Tutte e due le rivolu­zioni pacifiche ci insegnano che il Signore ascolta le nostre preghiere, che reintegra la nostra dignità umana e risana il nostro paese, se noi, il popolo di Dio, ci rivolgiamo a Lui con preghiere e penitenza. Più forte delle armi è la preghiera fiduciosa. Più che i piani strategici, hanno grande effetto penitenza e sacrifici. L’energia silenziosa della gente che prega nelle veglie ha più potenza della forza militare”.

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