IL ROSARIO: UN CAMMINO DI CONVERSIONE

Non possiamo non ricordare tutte le volte che a Medjugorje la Regina della Pace ci ha esortato a pregare.

In particolare, come è noto, Maria ha donato al gruppo di preghiera che Lei stessa guidava attraverso Jelena e Marjana, dei messaggi che insegnavano i segreti di una preghiera profonda e aperta alla grazia dello Spirito Santo:

“Cari figli, diventate uno con mio Figlio ed Egli realizzerà ogni vostro desiderio. Non solo perché Gesù dona, ma sarete voi a poter comprendere meglio. Quanto più l’uomo si apre tanto più è in grado di accogliere. Perciò pregando, chiedete che visi illumini la strada per comprendere la volontà di Dio. Pregate per la pace, per l’amore nei vostri cuori. Ogni uomo vi sia caro; fate tutto per Gesù e per amore verso di Lui, perché Egli ha potuto morire per tutti voi.

Così anche voi: non risparmiate la vostra vita per gli altri. Non siate egoisti e non trattenete per voi le grazie, ma pregate affinché Dio vi doni il modo giusto con il quale aiutare gli uomini. Il vostro compito principale è guidare le pecore smarrite al loro posto, riportarle all’ovile. Quindi pregate che Dio vi illumini il cammino”.

Tante persone solo dopo essere arri­vate a Medjugorje hanno imparato a tenere la corona del Rosario tra le mani, senza avere mai saputo prima persino come usarlo. E’ infatti nel contatto con la corona che molti cominciano a “toc­care” l’amore di Maria, un amore che fa scattare quel misterioso meccanismo che si chiama conversione. Ciò che avviene è un vero e proprio contatto, è la manifestazione di una presenza che la preghiera del Rosario media.

Così, imparando a tenere la corona, si tiene per mano Maria, ed insieme a Lei si comincia a percorrere un cammi­no. E’ un cammino di gioia, di dolore, di gloria e di luce, un cammino che ha come obiettivo suo Figlio Gesù. Maria si fa dunque compagna su questo cam­mino che Lei stessa ha percorso, e si presenta come maestra che in continua­zione ci sollecita e guida il nostro pas­so.

Del Rosario, infatti, si può dire che è una sintesi della nostra fede. Quando lo prega il cristiano si mette in ascolto ed è come se permettesse a Maria di insegnargli quei misteri della vita di Cristo che solo Lei capiva. Ogni volta è un annuncio del “Mistero”, o del Kerigma, è come se ogni volta permet­tessimo al Vangelo che ci venga annun­ciato. Il Rosario, in sostanza, è lo stru­mento più amato dalla Madonna per la nostra evangelizzazione.

Mentre lo contempliamo esso nello stesso tempo genera in noi stupore. E’ una notizia che fa traboccare un senso di meraviglia dentro di noi. Allora i nostri occhi si staccano dal “cammino” e si concentrano su ciò che c’è in Lei: Maria diventa l’oggetto della nostra attenzione così che il Rosario non lo contempliamo solo con Lei, ma in Lei.

E così ogni “Ave maria” è un an­nuncio del mistero che si incarna in Lei, il Mistero della nostra salvezza che Lei vive dentro di sé, e così Maria diventa la “causa della nostra letizia “. Questo atteggiamento, apparentemente diffi­cile, è fondamentale nella preghiera: sentire che il Mistero viene a me e mi solleva dall’angoscia quotidiana cau­sata dalla mia piccolezza e da quella degli altri.

E’ un Mistero - Maria ne è testimo­ne - che non solo viene a me, ma vuole essere me. Anch’io come la Santa Ver­gine sono invitato ad essere una madre del Mistero che si vuole incarnare den­tro di me. Così, tramite una continua contemplazione e interiorizzazione Maria - come Madre nostra - genera il Verbo di Dio, Gesù in noi. E’ qui che vuole arrivare il Rosario. Dio desidera unirsi a noi, si fa carne nella carne di Maria perché si verifichi un’unione con la nostra umanità. Un unione che cam­bia la nostra umanità, non in modo magico ma attraverso la croce in gloria, “di gloria in gloria ” - come direbbe S. Paolo - in immagine o icona di Dio:

“Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro”, ci ricorda ancora l’Apostolo. Il primo passo è naturalmente la recita del Rosario. Il peggiore Rosario è, in ogni caso, quello non detto. Dob­biamo avere il coraggio di far tacere le tante voci dentro di noi che richiedono la nostra attenzione. Presentiamole a Dio all’inizio della nostra preghiera e lasciamo che Dio ci illumini anche su di esse, che ci porti dalla preoccupazione alla perfetta pace. Una volta raggiunta la pace l’anima godrà del suo Creatore e si distenderà alla sua presenza. Quan­to più proficui diventano il nostro lavo­ro e i nostri rapporti quando ci riposia­mo nella preghiera!

Mentre preghiamo il Rosario è bene leggere anche la Sacra Scrittura da cui è essenzialmente desunto. E’ vero che esso ne richiama alcune parti che costi­tuiscono il nocciolo del mistero, ma questo “nocciolo” è solo una pregustazione del tutto, così che non soltanto la Scrittura aiuta a pregare il Rosario, ma è il Rosario che rivela la Scrittura.

Infine possiamo dire che il Rosario è una preghiera non solo di comunio­ne con Dio ma anche con gli altri. Alternandosi a vicenda le voci diventa­no come un coro di diverse armonie che, come un’unica voce - segno di unità - s’innalza a Dio. La Madonna desidera infatti che lo preghiamo so­prattutto in famiglia al mattino o alla sera. Bisogna chiedere a Dio l’amore per il Rosario e a Lei, alla Regina del Santo Rosario, chiediamo di farci sco­prire le glorie. Jelena Vasilj

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