
“Svegliati, Joanie!” Joanie sbadigliò, girandosi sulla schiena e tenendo gli occhi chiusi. Non poteva essere mattina, perché le sembrava di essersi appena addormentata. Una mano insistente continuò a scuoterla, fino a svegliarla del tutto. “Joanie, devi alzarti!” “Mamma?” La bambina aprì lentamente gli occhi e vide la faccia stravolta della madre. Era notte fonda: che cosa stava succedendo? “Non ho il tempo di spiegarti…” La mamma la stava aiutando a scendere dal letto, infilandole la vestaglia come faceva quando lei era ancora piccola. “Io e papà dobbiamo andare via, e tu devi tenere d’occhio gli alta bambini.”
Joanie aveva undici anni, ed era la prima di cinque fratelli. A volte sua madre la chiamava “la mia aiutante”. La loro famiglia era molto unita, e i genitori non facevano mai nulla senza fornire spiegazioni. Quell’agitazione nel cuore della notte era davvero insolita. “Sei sveglia?” La mamma la stava guidando al piano di sotto. Suo padre, in piedi in mezzo al corridoio con addosso il cappotto, le rivolse un sorriso preoccupato. “Sì, sono sveglia, ma cosa sta succedendo?” “Tesoro, adesso non abbiamo il tempo di spiegarti. Torneremo appena possibile.” Dopo aver preso la borsetta, la donna si affrettò a uscire dietro al marito.
Joanie sentì la loro macchina che si allontanava, e il rombo del motore echeggiò nella strada deserta. Che cosa poteva mai essere capitato? Joanie andò in soggiorno, si lasciò cadere su una poltrona e accese la lampada da tavolo. La luce illuminò l’orologio appeso in corridoio: erano le quattro di notte. La ragazzina non ricordava di essere mai stata alzata a un’ora simile. Come avrebbe fatto a restare sveglia fino al mattino? A un tratto ebbe la sensazione di non essere più sola nella stanza: sentì accanto a sé una presenza, qualcosa di caldo e meraviglioso. La paura era scomparsa. “C’è qualcuno?” chiese mentalmente. “Non preoccuparti”, fu la risposta. “Dio ha appena preso con sé in paradiso la tua nonna, e ora la tiene al suo fianco.
” La nonna era morta! Joanie capì perché i suoi genitori erano così preoccupati e frettolosi. Non c’era da stupirsi se non le avevano raccontato cos’era successo: non avevano voluto lasciarla da sola a soffrire. Ma lei non stava soffrendo. Voleva molto bene alla nonna, e sapeva che avrebbe dovuto essere triste, ma nel soggiorno intorno a lei sembrava esserci un alone di felicità, addirittura di beatitudine. Quella voce rassicurante le era sembrata maschile. Joanie sentì poi un’altra voce, questa volta appartenente a una donna. Era la nonna! “Io sto bene, Joanie “, esclamò ad alta voce la vecchietta. “Saranno tutti molto tristi, ma tu devi essere forte e spiegare loro che sto bene, e che mi trovo in paradiso.”
“Tua nonna è stata molto amata, e adesso è felice”, aggiunse la prima voce. “Ha fatto tutto ciò che poteva per prepararsi a questo momento.” Joanie era sbalordita. Si trattava forse di un sogno? No, conosceva troppo bene la voce della nonna. E l’altra voce… era difficile capire se provenisse dall’esterno o se stesse parlando dentro di lei, direttamente nel suo cuore. Joanie sapeva, pur ignorando come, che quello era l’angelo custode della nonna. Poi, per quanto potesse sembrare incredibile, vide la nonna davanti a sé! Era identica a come appariva nella fotografia in bianco e nero che lei e il nonno avevano appeso in camera da letto.
Anche quella era una foto? No, perché la nonna si stava muovendo, e sorrideva… Era bellissima! Era sempre stata una donna felice, ma in quel momento sembrava addirittura raggiante. “Nonna, ti voglio bene! Sentirò tanto la tua mancanza.” Joanie aveva gli occhi colmi di lacrime. Le sue non erano però lacrime di dolore: con tutto l’amore, il calore e la speranza che la circondavano, non aveva motivo di essere triste. “Non preoccuparti”, le ripeté la nonna. “Di’ a tutti che sono felice.”.” Il tempo sembrò fermarsi, e il soggiorno venne avvolto da un forte bagliore. La presenza della nonna e dell’angelo custode colmarono Joanie di felicità. Non c’era bisogno di parole: trovarsi in loro compagnia era per lei più che sufficiente.
Le immagini svanirono lentamente, e Joanie sentì il suo fratellino che si muoveva al piano di sopra. Era ora di preparare la colazione. Alcune ore dopo suo padre tornò a casa. “Ci sono brutte notizie”, le disse, tirandosela vicino. “La nonna è morta. Appena il nonno ci ha avvisati, ci siamo precipitati in ospedale ad aspettare l’ambulanza che la trasportava, ma non siamo arrivati in tempo per parlarle. È successo tutto all’improvviso.” “A che ora è morta?” volle sapere la bambina. “Alle quattro in punto.” Joanie ripensò all’incontro meraviglioso che era avvenuto nel soggiorno alle quattro. “Papà, non dobbiamo essere tristi. La nonna è già in paradiso, ed è più felice di quanto non sia mai stata. È stata lei a dirmelo:” Nei giorni seguenti gli altri parenti, sopraffatti dal dolore, non prestarono molta attenzione a Joanie.
Ma, sebbene la bambina avesse amato con tutto il cuore la nonna, non si sentì per niente triste: sapeva che era al sicuro con Dio e gli angeli, perché lei stessa era venuta a dirglielo. Gli angeli sono come i fantasmi? No, i fantasmi sono gli spiriti delle persone morte che per qualche misteriosa ragione non sono ancora saliti a incontrare Dio. Non sappiamo per quale motivo restino così attaccati alla Terra: forse hanno bisogno che qualcuno preghi per loro. Ma proprio come è successo alla nonna di Joanie, la maggior parte delle persone incontra Dio subito dopo la morte. Quando salgono in paradiso, vengonono chiamati “santi” o “eletti”. Ci guardano e a volte ci danno un aiuto celestiale, come fanno gli angeli.


Lory








