IL PADRE DI GESÙ

Il Padre descrittoci da Gesù, il Padre del Nuovo Testamento, il Padre, soprattutto, rivelato nel Vangelo di Giovanni, ha le se­guenti caratteristiche:

- è la Fonte prima della vita divina: il Figlio e lo Spirito

Santo procedono da Lui, hanno origine da Lui, pur essen­do eterni come Lui;

- è l’Autore del Piano divino della Creazione e della Re­denzione, piano che scaturisce dalla “Fonte d’amore” che è la carità di Dio Padre;

- è il vero Signore dell’universo e dell’uomo, perché è la fonte prima di ogni cosa, e per questo è detto Dio per eccellenza;

- è l’Amore infinito, eterno, onnicomprensivo. È l’Amore dal quale e nel quale ogni altro essere trae origine e fonda­mento (cf.] Gv 4, 8.16).

GESÙ, FIGLIO DI DIO, FIGLIO DEL PADRE

Nei confronti del Padre, Gesù di Nazaret è ciò che di più alto si può immaginare:

- è, in senso proprio, Figlio di Dio;

- è l’Unigenito, cioè il Figlio unico nel suo genere;

- è eterno come il Padre (in principio era il Verbo);

- è perfettamente unito al Padre (e il Verbo era presso Dio);

- è della stessa natura del Padre (e il Verbo era Dio) (cf. Gv 1, 1);

- è uno col Padre nell’agire: «le opere che io compio nel

nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza… Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10, 25-30).

4. DIO, NOSTRO PADRE

Dio onnipotente ed eterno, che ci dai il privilegio di chiamarti Padre, fa crescere in noi lo spirito di figli adottivi, perché possiamo entrare nell ‘eredità che ci hai promesso.

(Colletta della 19° Domenica del Tempo ordinario)

Dio, nostro Padre

FIN D’ORA SIAMO FIGLI DI DIO!

Due testi fondamentali per comprendere.

1. Il Verbo «venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accol­to. A quanti però lo hanno accolto, ha dato il potere di di­ventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati» (Gv 1, 11 - 13).

2. «Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui. Caris­simi, fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non èstato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a Lui, perché lo vedremo così come egli è» (1 Gv 3, 1-2).

CON SENSO DI STUPORE, QUASI DI ESTASI!

L’Amore del Padre ha fatto di noi dei figli: è incredibile, ma vero!

E l’Apostolo Giovanni, testimone attento e fedele, scrivendo queste cose è preso da un senso di stupore, quasi di estasi!

Non è possibile non commuoversi di fronte a un annuncio come questo!

Non si tratta di una comunicazione ordinaria e scontata, ma di un messaggio che trascende:

- ogni pensiero,

- ogni immaginazione,

- ogni aspettativa.

È un annuncio che innalza l’uomo dalla sua normale condi­zione limitata alla vertiginosa altezza di una vita superiore e divina.

È un salto di qualità senza precedenti e senza confronti!

È ben comprensibile lo stupore dell’ Apostolo! Egli ci dice che il Padre, nel suo amore per noi,

- ci unisce realmente al suo Figlio, così da farci una sola co­sa con Lui;

- ci genera, sia pure in maniera diversa, nella stessa genera­zione del suo medesimo Figlio;

- si dona a noi nel suo Figlio, facendosi una sola cosa con Lui;

- ci fa suoi figli, nel Figlio suo;

- ci fa partecipi della sua stessa vita divina.

SIAMO CHIAMATI FIGLI

Quando nasciamo non siamo figli di Dio, ma semplicemente sue creature.

Dio è Creatore perché, nel seme generato dai genitori, Egli infonde l’anima, che è il principio dinamico della vita.

Per diventare suoi figli, occorre un ulteriore intervento so­prannaturale, una seconda generazione.

Cerchiamo di capire.

Figlio è colui che procede da un altro per via di naturale gene­razione.

La generazione è l’origine di un vivente da un altro vivente della stessa specie.

Noi siamo figli dei nostri genitori perché ci hanno generato nella loro identica specie. Un tavolo non può dirsi generato dal falegname, perché il tavolo non è un essere vivente e non pro­viene dal falegname per via di naturale generazione.

Siamo figli dei nostri genitori e, insieme, creature di Dio, per­ché Dio ha infuso in noi quell’anima intelligente che ci fa vive­re e ci fa comprendere.

L’essere uomini, sia maschio che femmina, significa già pos­sedere una grande dignità.

Nella “scala degli esseri” l’uomo è al vertice di una scala che parte dai minerali e prosegue con le piante e gli animali. E anzi, di essi, il signore e il sacerdote, perché tutto è stato creato per lui, e di essi egli è l’interprete intelligente e cosciente per dar lode al Creatore.

È già tanto così!

Ma qui nasce lo stupore: nell’apprendere che il Padre ha volu­to per l’uomo un ulteriore salto di dignità e di qualità, un ulteriore intervento creativo, una seconda generazione.

Questa rigenerazione, ci dice Giovanni,

- non è dovuta al volere di uomo,

- non si realizza attraverso i canali della carne e del sangue,

- non è imposta a nessuno, ma è liberamente offerta a quan­ti accolgono il Figlio di Dio e credono in Lui.

Tutto si opera nel Battesimo, che ci immerge nel mistero della Morte e Risurrezione di Cristo Salvatore e opera quella realtà per la quale diventiamo

- figli di Dio,

- figli nel Figlio,

- figli come il Figlio,

con una sola differenza: Gesù è figlio per natura; noi lo diven­tiamo per partecipazione.

LO SIAMO REALMENTE!

L’amore di Dio verso l’uomo era già motivo di stupore per gli uomini dell’Antico Testamento:

Esclama il Salmista: «che cosa è l’uomo perché te ne ricor­di…?»(Sal8,5).

Il Dio onnipotente e trascendente aveva scelto Israele e aveva stretto con lui un’alleanza sponsale, ma non aveva ancora fatto dell’uomo un suo figlio.

Anche se Dio nell’Antico Testamento veniva, a volte, chiamato Padre, la paternità divina si estendeva a tutto il popolo “nel suo insieme” e in senso metaforico.

È nel Nuovo Testamento che l’uomo:

- entra nel mistero della vita intima divina,

- diviene partecipe di questa vita divina,

- diventa personalmente figlio di Dio. Diviene figlio:

- il singolo uomo,

- il singolo credente,

- il singolo battezzato,

e non l’umanità nel suo complesso, il “popolo di Dio” nel suo insieme, la Chiesa come realtà mistica.

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