
Padre è colui che comunica a qualcuno la sua stessa natura. Dio Padre comunica la sua stessa natura al Figlio, che è tale perché è “della stessa sostanza del Padre”.
Ma questo unico Figlio, incarnandosi, è divenuto una cosa sola con noi, e noi, in un certo modo, diveniamo “figli nel Figlio”.
NELL’UNICO FIGLIO DIVENTIAMO TUTTI FRATELLI
Nell’unico Figlio diventiamo, dunque, tutti fratelli.
Tutti: cioè gli uomini che, senza alcuna distinzione, liberamente accettano di diventare partecipi dell’unica natura divina.
E diventando figli, diventano fratelli, perché acquistano la generazione dal Padre e la comunione col suo unico Figlio.
È dunque questo l’autentico fondamento della cristiana fraternità: la comune dignità di figli.
Siamo tutti fratelli perché diciamo “Padre” alla stessa Persona, e perché il Primogenito, Gesù, ci unisce in Lui in un unico Corpo, in un’unica realtà divina.
“CIO’ CHE SAREMO NON È ANCORA RIVELATO”
Ma non tutto è ancora stato rivelato, e quindi non tutto è ancora evidente.
Occorre fare un arduo passaggio da ciò che è visibile a ciò che è invisibile.
Ogni realtà sensibile è segno di una realtà sopra-sensibile. Occorre fare un balzo nella fede per riuscire a immaginare ciò che è ancora nascosto.
Il Regno di Dio sulla terra, la Chiesa, racchiude realtà divine, ma agli occhi terreni, queste realtà sono ben poca cosa~ Basta pensare all’Eucaristia: che cosa c’è di più umile di quella piccola ostia? Eppure è segno e presenza del Corpo di Gesù!
Noi siamo una realtà fragile e mortale, ma già possediamo una tale dignità che ci farà esplodere di gioia nel momento nel
quale essa ci sarà pienamente e definitivamente rivelata. È celebre la frase di J. H. Newman: «Grace is glory in exile. Glory is grace at home» (La grazia è la gloria in esilio. La gloria è la grazia giunta a casa).
“GIÀ” E “NON ANCORA”
Il Padre fa di noi dei figli.
Nati da un padre e da una madre che ci hanno trasmesso le realtà terrene, nel Battesimo siamo rinati a figli delle realtà celesti.
Ora siamo come un feto immaturo, a mezza strada:
- fra il passato e il futuro,
- fra le cose che vediamo e quelle che non vediamo,
- fra il bene e il male,
- fra il rischio di accogliere il dono divino o di rifiutarlo,
in una lotta perenne con le nostre cattive tendenze e con l’azione di Satana che ci ostacola, con ogni mezzo, nel nostro cammino incontro alla piena e perfetta figliolanza divina.
Non siamo in una posizione né facile né comoda, e per questo soffriamo:
- di incompletezza, perché non abbiamo ancora la maturità definitiva;
di cecità, perché siamo chiusi nelle cose, non vediamo ancora con chiarezza;
di nostalgia, perché abbiamo già nelle vene il sangue di Dio e siamo costretti a sopportare il sangue turbolento e malato di uomini.’
L’UNICO PROGETTO DEL PADRE: FARCI SUOI FIGLI COMPLETI
Farci suoi figli: non in senso ontologico, perché col Battesimo lo siamo già, ma in senso morale, cioè nel senso di una maturità che ci porta a essere figli in senso completo.
La nostra storia terrena non è che la storia della nostra gestazione come figli di Dio.
Siamo come il feto nel seno della mamma.
Noi amiamo il ventre della mamma, ma ne siamo usciti appena abbiamo potuto.
Non basta essere concepiti: bisogna uscire dal seno materno, crescere, svilupparsi in piena autonomia personale.
Il cosmo e la storia sono come il seno immenso e molteplice dove si compie questa nostra gestazione, e tutto è predisposto per questo.
E se l’unico progetto divino è quello di farci pienamente figli, è bello pensare alla presenza di un Padre che lavora per noi e con noi per realizzare il suo progetto.
Il progetto non è finito e il lavoro non è ancora compiuto: se fosse finito, sarebbe già la fine del mondo!
E infatti “tutta la creazione, anelando alla gloriosa manifestazione dei figli di Dio, geme e soffre nei dolori del parto” (cf. Rm 8, 19-22). Chi vive nella fede, è consapevole di stare realizzando in se stesso un piano superiore e a lieto fine.
- Sa di dover andare oltre le realtà contingenti e sensibili.
- Sa che il meglio per lui è nel futuro.
- Sa che il domani sarà meglio dell’oggi.
- Sa che il Padre lo sta attirando, attraverso vie misteriose e spesso dolorose, verso una maturità che sarà piena solo quando riuscirà a vivere totalmente la sua realtà di figlio.
E quando, divenuto pienamente figlio, lascerà questa terra nella quale è stato generato, potrà dire con entusiasmo: finalmente! Finalmente sono giunto a casa, da mio Padre!


Lory








