È COLMATO L'ABISSO!

Siamo figli di Dio! E diventando tali, veniamo in un certo senso a colmare l'abis­so, per sé invalicabile, che separa l'uomo finito dal Dio infi­nito.

Padre è colui che comunica a qualcuno la sua stessa natura. Dio Padre comunica la sua stessa natura al Figlio, che è tale perché è “della stessa sostanza del Padre”.

Ma questo unico Figlio, incarnandosi, è divenuto una cosa sola con noi, e noi, in un certo modo, diveniamo “figli nel Figlio”.

NELL’UNICO FIGLIO DIVENTIAMO TUTTI FRATELLI

Nell’unico Figlio diventiamo, dunque, tutti fratelli.

Tutti: cioè gli uomini che, senza alcuna distinzione, liberamente accettano di diventare partecipi dell’unica natura divina.

E diventando figli, diventano fratelli, perché acquistano la generazione dal Padre e la comunione col suo unico Figlio.

È dunque questo l’autentico fondamento della cristiana frater­nità: la comune dignità di figli.

Siamo tutti fratelli perché diciamo “Padre” alla stessa Per­sona, e perché il Primogenito, Gesù, ci unisce in Lui in un unico Corpo, in un’unica realtà divina.

“CIO’ CHE SAREMO NON È ANCORA RIVELATO”

Ma non tutto è ancora stato rivelato, e quindi non tutto è anco­ra evidente.

Occorre fare un arduo passaggio da ciò che è visibile a ciò che è invisibile.

Ogni realtà sensibile è segno di una realtà sopra-sensibile. Occorre fare un balzo nella fede per riuscire a immaginare ciò che è ancora nascosto.

Il Regno di Dio sulla terra, la Chiesa, racchiude realtà divine, ma agli occhi terreni, queste realtà sono ben poca cosa~ Basta pensare all’Eucaristia: che cosa c’è di più umile di quella piccola ostia? Eppure è segno e presenza del Corpo di Gesù!

Noi siamo una realtà fragile e mortale, ma già possediamo una tale dignità che ci farà esplodere di gioia nel momento nel

quale essa ci sarà pienamente e definitivamente rivelata. È celebre la frase di J. H. Newman: «Grace is glory in exile. Glory is grace at home» (La grazia è la gloria in esilio. La glo­ria è la grazia giunta a casa).

“GIÀ” E “NON ANCORA”

Il Padre fa di noi dei figli.

Nati da un padre e da una madre che ci hanno trasmesso le real­tà terrene, nel Battesimo siamo rinati a figli delle realtà celesti.

Ora siamo come un feto immaturo, a mezza strada:

- fra il passato e il futuro,

- fra le cose che vediamo e quelle che non vediamo,

- fra il bene e il male,

- fra il rischio di accogliere il dono divino o di rifiutarlo,

in una lotta perenne con le nostre cattive tendenze e con l’azio­ne di Satana che ci ostacola, con ogni mezzo, nel nostro cammi­no incontro alla piena e perfetta figliolanza divina.

Non siamo in una posizione né facile né comoda, e per questo soffriamo:

- di incompletezza, perché non abbiamo ancora la maturità definitiva;

di cecità, perché siamo chiusi nelle cose, non vediamo ancora con chiarezza;

di nostalgia, perché abbiamo già nelle vene il sangue di Dio e siamo costretti a sopportare il sangue turbolento e malato di uomini.’

L’UNICO PROGETTO DEL PADRE: FARCI SUOI FIGLI COMPLETI

Farci suoi figli: non in senso ontologico, perché col Battesimo lo siamo già, ma in senso morale, cioè nel senso di una matu­rità che ci porta a essere figli in senso completo.

La nostra storia terrena non è che la storia della nostra gestazio­ne come figli di Dio.

Siamo come il feto nel seno della mamma.

Noi amiamo il ventre della mamma, ma ne siamo usciti appena abbiamo potuto.

Non basta essere concepiti: bisogna uscire dal seno materno, crescere, svilupparsi in piena autonomia personale.

Il cosmo e la storia sono come il seno immenso e molteplice dove si compie questa nostra gestazione, e tutto è predisposto per questo.

E se l’unico progetto divino è quello di farci pienamente figli, è bello pensare alla presenza di un Padre che lavora per noi e con noi per realizzare il suo progetto.

Il progetto non è finito e il lavoro non è ancora compiuto: se fosse finito, sarebbe già la fine del mondo!

E infatti “tutta la creazione, anelando alla gloriosa manifestazione dei figli di Dio, geme e soffre nei dolori del parto” (cf. Rm 8, 19-22). Chi vive nella fede, è consapevole di stare realizzando in se stesso un piano superiore e a lieto fine.

- Sa di dover andare oltre le realtà contingenti e sensibili.

- Sa che il meglio per lui è nel futuro.

- Sa che il domani sarà meglio dell’oggi.

- Sa che il Padre lo sta attirando, attraverso vie misteriose e spesso dolorose, verso una maturità che sarà piena solo quando riuscirà a vivere totalmente la sua realtà di figlio.

E quando, divenuto pienamente figlio, lascerà questa terra nella quale è stato generato, potrà dire con entusiasmo: finalmente! Finalmente sono giunto a casa, da mio Padre!

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