La confessione...

«Qualunque cosa succeda, osa ricominciare sempre. Se arrivassi ad accusare tutto quel che c'è in te, i tuoi giorni e le tue notti non basterebbero. C'è di meglio da vivere: nell'istante, celebra con Dio il perdono, malgrado le resistenze a crederti perdonato, e da Dio e dagli altri...». (da «Itinerario di Temuco» della comunità di Taizé)

Ministri di riconciliazione

Non è vero che sia soltanto il prete ad assolvere il penitente… È chiarissimo s. Agostino: «Oso dire che il potere di assolvere lo abbiamo ricevuto tutti noi. Noi leghiamo e sciogliamo (il peccato­re dai suoi peccati). E anche voi legate e sciogliete. Chi è legato e separato dalla vostra comunità, è legato da voi. Quando però si riconcilia, è sciolto grazie a voi, perché voi pregate per lui». Cosa sta a farci allora il prete di mezzo? Egli è solo il rappresen­tante della chiesa, colui che stende le mani assolutrici al tempo stesso in nome di Gesù e in nome di tutti i credenti. II celebrante «fa memoria di Gesù, lo imita, lo rappresenta, lo chiama presen­te: e allora non sai dove sia Cristo a operare e fin dove lo sia il fratello, tanto è stretta la loro comunione». Ma fa memoria anche della chiesa, tant’è vero che non può assolvere per sua privata iniziativa. Ha - a tale scopo - una regolare investitura da parte dell’autorità ecclesiastica; senza di che non rappresenterebbe più nessuno. L’intero mistero cristiano dunque si dà convegno sul capo del pe­nitente. Pretendere di essere assolti da Gesù e non dalla chiesa, significa pretendere da Gesù un divorzio che gli è impossibile. Senza gli uomini, Dio non salva gli uomini.

(Da È ancora possibile confessarsi?, EDB, p. 28)

Confesso di sperare.

Prima che confessione dei nostri peccati, prima che colloquio con il sacerdote confessore, il sacramento della Riconciliazione è incontro con Dio, nostro Padre.

Prima che guardare a noi stessi, è guardare a lui, alla sua fedeltà e alla sua misericordia; è confessare l’amore di Dio, la sua potenza miracolosa di restituirci tutta la nostra dignità. Perché e come confessare, allora, i nostri peccati?

- Confessiamo i peccati nella fede,

per confessare l’amore e la bontà senza confini di Dio nostro Padre;

- Confessiamo i peccati per manifestare

la distanza che essi scavano nell’amicizia con Dio e con i fratelli; distanza che Dio con il suo amore annulla senza soste;

- Confessiamo i peccati per annunciare

a tutti che, nonostante i limiti e la presenza del male, il peccato e la schiavitù e la morte sono già vinti alla radice nella risurrezione e nella salvezza di Cristo, di cui il sacramento ci rende partecipi;

- Confessiamo i peccati per manifestare

che non ci può essere una vita o una situazione disperata e fallita che Dio, con il suo amore, non possa o non voglia recuperare;

- Confessiamo i peccati per celebrare

(con il nostro impegno e con quello della comunità cristiana, a cui è stato affidato dal Signore risorto questo sacramento), la speranza, la gioia, la pace, la riconciliazione che Dio è venuto e viene a portare per tutti gli uomini.

Come confessarsi?


«Le parti essenziali del sacramento sono: la contrizione, la confessione, la soddisfazione e l’assoluzione. Esse non vanno considerate come atti isolati, ma come altrettante tappe di un processo penitenziale unitario il cui culmine è il ritorno alla gioia dell’amicizia con Dio e con i fratelli.

(cf. CEI, Evangelizzazione e penitenza, 1974)

Da soli o in una assemblea liturgica, siamo invitati a compiere gli stessi atti e percorrere le stesse tappe in un cammino di fede:

1. Accogliere la parola di Dio

2. Esaminare la propria coscienza alla luce di questa Parola

3. Manifestare le nostre colpe e domandare perdono

4. Ricevere l’assoluzione dei nostri peccati dal sacerdote confessore

5. Ringraziare il Signore per il suo perdono

6. Assumere un concreto impegno di riconciliazione (la penitenza imposta dal confessore).

1. Accogliere la Parola

Lampada per i miei passi è la tua parola
Ogni peccato è un rifiuto dell’amore di Dio.

Per prendere più pienamente coscienza della presenza del peccato nella nostra vita, ascoltiamo o leggiamo qualche brano della Bibbia: lasciamo risuonare nel nostro cuore le chiamate di Dio che ci ama. È infatti la parola di Dio che ci aiuta a conoscere i nostri peccati, ci chiama a conver­sione e ci infonde fiducia nella misericordia di Dio.

Le dieci parole di libertà.


lo sono il Signore, tuo Dio.

1. Non avrai altro Dio di fronte a me.

2. Non pronunziare invano il nome del Signore tuo Dio.

3. Ricordati di santificare le feste.

4. Onora tuo padre e tua madre.

5. Non uccidere.

6. Non commettere atti impuri.

7. Non rubare.

8. Non pronunziare falsa testimonianza.

9. Non desiderare la donna d’altri.

10. Non desiderare la roba d’altri.

Giovanni 13,34-35
Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato,

così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri.

Matteo 6,14-15
Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

Luca 15,1-7
(leggi anche Luca 15,11-32) Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». Allora egli disse loro questa parabola: «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione».

Colossesi 1,12-14
Ringraziamo con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce.

È lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati.

Matteo 5,3-12
Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.

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