La confessione

3. Domandare perdono

Riportiamo alcune preghiere desunte dai salmi e dalla litur­gia per aiutare l’espressione dei nostri sentimenti. Si possono usare durante la celebrazione del rito ma an­che come preparazione al rito stesso.

Pietà di me, Signore, nella tua bontà, nella tua grande tenerezza, cancella il mio peccato… II mio peccato, infatti, io lo conosco; la mia colpa mi sta dinanzi continuamente. Contro te, te solo, ho peccato, ciò che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto… O Dio, crea per me un cuore puro, rinnova in me uno spirito fermo, non cacciarmi lontano dal tuo volto, non ritirare da me il tuo Spirito santo. (Salmo 51,3-14)

Dal profondo grido a te, o Signore, ascolta la mia voce! Le tue orecchie siano attente alla voce della mia preghiera. Se tu guardi le colpe, o Signore, chi resisterà? Ma presso di te è il perdono, io ti temo e spero. Salmo 130,1-4

Riconosciamo il tuo amore di Padre quando pieghi la durezza dell’uomo, e in un mondo lacerato da lotte e discordie, lo rendi disponibile alla riconciliazione. Con la forza dello Spirito tu agisci nell’intimo dei cuori, perché i nemici si aprano al dialogo, gli avversari si stringano la mano e i popoli si incontrino nella concordia. Per tuo dono, o Padre, la ricerca sincera della pace estingue le contese, l’amore vince l’odio e la vendetta è disarmata dal perdono». (dalla Preghiera eucaristica della riconciliazione II)

«Noi ti benediciamo, Dio onnipotente, Signore del cielo e della terra, per Gesù Cristo tuo Figlio venuto nel tuo nome: egli è la mano che tendi ai peccatori, la parola che ci salva, la via che ci guida alla pace. Tutti ci siamo allontanati da te, ma tu stesso, o Dio nostro Padre, ti sei fatto vicino ad ogni uomo; con il sacrificio del tuo Cristo, consegnato alla morte per noi, ci riconduci al tuo amore, perché anche noi ci doniamo ai nostri fratelli». (dalla Preghiera eucaristica della riconciliazione II)

4. L’assoluzione dei peccati

La festa del perdono

La parabola che leggiamo nel vangelo secondo Luca (Lc 15,11-32), conosciuta come «la parabola del figliol prodi­go» (ma, forse, sarebbe meglio chiamarla «la parabola del padre prodigo di misericordia»), è una parabola per legge­re la nostra vita oggi: per riscoprirne il senso e il valore au­tentico. per prendere coscienza delle possibilità concrete e impensate che Dio ci offre per realizzarla.

Un uomo aveva due figli…

«Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al Padre: «Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta». L’uomo - ogni uomo - è questo figliol prodigo: ammaliato dalla tentazione di separarsi dal Padre per vivere indipendentemente la propria esistenza; caduto nella tentazione; deluso dal nulla che, come miraggio, lo aveva affascinato; solo, disonorato, sfruttato allorché cerca di costruirsi un mondo tutto per sé; travagliato, anche nel fondo della propria miseria, dal desiderio di tornare alla comunione col Padre. Come il padre della parabola, Dio spia il ritorno del figlio, lo abbraccia al suo arrivo e imbandisce la tavola per il banchetto del nuovo incontro, col quale si festeggia la riconciliazione.

Ciò che più spicca nella parabola è l’accoglienza festosa e amorosa del padre al figlio che ritorna: segno della misericordia di Dio, sempre pronto al perdono. Diciamolo subito: la riconciliazione è principalmente un dono del Padre celeste.

(da Reconciliatio et paenitentia, 5)

Ci sarà più gioia
«Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione» (vangelo di Luca, c. 15,7).

Rito della penitenza

Durante una celebrazione comunitaria del sacramento del­la penitenza ci presentiamo al sacerdote confessore e gli diciamo solamente i nostri peccati e riceviamo personal­mente l’assoluzione. In una celebrazione individuale del sa­cramento della penitenza è opportuno, invece, soprattutto se il sacerdote confessore non ci conosce, ambientare la nostra confessione nel periodo e nelle situazioni che con­cretamente stiamo vivendo.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Il sacerdote si rivolge al penueme con queste parole o altre simili: II Signore, che illumina con la fede i nostri cuori, ti dia una vera conoscenza dei tuoi peccati e della sua misericordia. Amen.

Il sacerdote, ricorda al peniteme qualche testo della sacra scrittura, in cui si parla della misericordia di Dio e viene rivolto all’uorno l’invito a convertirsi.

II penitente confessa i propri peccati; ascolta le parole del sacerdote; ac­cetta l’esercizio penitenziale che gli viene proposto e, invitato dal sacerdo­te, manifesta la sua contrizione recitando l’atto di dolore o qualche altra formula simile, per esempio:

1° formula

Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore del miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi, e molto più perché ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di sfuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami.

2° formula

Ricordati, Signore, del tuo amore, della tua fedeltà che è da sempre. Non ricordare i miei peccati: ricordati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore. Sal 24,6-7

3° formula

Lavami, Signore, da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato. Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi. (Sal 50,4-5 )

4° formula

Padre, ho peccato contro di te, non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Abbi pietà di me peccatore. (Lc 15,18; 18,13)

Il sacerdote stese le mani sul capo del penitente, dice: Dio, Padre di misericordia,

che ha riconciliato a sé il mondo nella morte e risurrezione del suo Figlio, e ha effuso lo Spirito santo per la remissione dei peccati, ti conceda, mediante il ministero della chiesa, il perdono e la pace. E io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.

Dopo l’assoluzione il sacerdote prosegue: Lodiamo il Signore perché è buono. Eterna è la sua misericordia.

Quindi il sacerdote congeda il penitente riconciliato, dicendo: II Signore ha perdonato i tuoi peccati. Va’ in pace.

II ringraziamento


Per manifestare il nostro pentimento e il nostro desiderio di riparare il disordine che in qualche modo i nostri peccati han­no provocato nel progetto di Dio, riceviamo dal sacerdote confessore una penitenza». Può darsi si tratti di qualche atteggiamento da esprimere con la preghiera o di qualche impegno da realizzare nelle situazioni concrete di vita.

In ogni modo, prima di lasciare la chiesa, sarà bene racco­gliersi un momento e cercare di comprendere ancora me­glio cosa il Signore desideri da noi. Preghiamo perché ci renda più disponibili al suo progetto di vita e per chiedere il suo aiuto. Ma soprattutto apriamo il nostro cuore al rin­graziamento e alla lode.

Con gioia diciamo il nostro grazie a Dio per il perdono rice­vuto: ancora una volta ci ha fatto sperimentare la sua mi­sericordia, la sua bontà, il suo amore di Padre.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Noi siamo dei calcolatori, giudichiamo, condanniamo,

pretendiamo di aver sempre l’ultima parola, noi contiamo le offese e prepariamo le rivincite, mentre tu, Signore, perdoni, tu dai fiducia, tu fondi il tuo rapporto con noi sull’amore disinteressato e sulla libertà. Tu che con gioia accogli il figlio prodigo, tu che abbandoni tutto per cercare la pecorella smarrita, tu che prendi a cuore l’operaio dell’undicesima ora, in un fantastico atteggiamento di fede, di speranza e di carità, Dio di bontà e di amore, di gioia e di gratuità, rendici riflesso della tua misericordia.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Aiutaci, Signore, a stabilire la pace in noi stessi non come un armistizio o un compromesso, ma come una conquista e una vittoria sulle nostre debolezze e le nostre contraddizioni. Riconciliati con noi stessi, andremo con gli altri e ci batteremo con tutte le nostre forze contro i privilegi, l’oppressione, il disordine riconosciuto, perché non ci può essere pace senza giustizia. Non ci può essere pace senz’amore, senza il riconoscimento e il rispetto dell’altro: persona, classe sociale, popolo o razza. Liberati da ogni risentimento, incapaci di offendere, fa’ di noi, Signore, portatori di riconciliazione.

Insegnaci, Signore, a vivere secondo le beatitudini.

Insegnaci, Signore, a vivere secondo le beatitudini, progetto di vita e di verità.

Insegnaci a distinguere, per mezzo di esse, l’essenziale dall’accessorio, l’eterno dal temporaneo, il provvisorio dal secondario.

Liberaci da ogni paura: la paura di essere irriso, la paura di perdere un privilegio,

la paura di sbagliare, la paura di soffrire.

Fa’ che ci affidiamo totalmente alle beatitudini e così possiamo entrare nel tuo regno,

il regno dell’amore. Amen.

Le cinque vie per la remissione dei peccati


In una citatissima predica sulla conversione, s. Giovanni Crisosto­mo elenca le cinque vie per la remissione dei peccati: ed è straor­dinario che tra queste non citi il sacramento, non perché lo neghi, ma perché gli importa di più elencare le competenze del laico nel­la sua laicissima vita. Per il grande maestro, la prima via è la ca­pacità «profetica» di giudicare rettamente il bene e il male, e la conseguente condanna del peccato. La seconda è l’arte di ricon­ciliarsi con il prossimo mediante il perdono, la tolleranza, la sop­portazione. La terza è l’intercessione della preghiera. La quarta è tutta nelle opere di carità: elemosina, beninteso; ma anche soc­corso e aiuto, amicizia e solidarietà, tutto quello che comporta ef­fettiva comunione riconciliata. E la quinta, è l’umile accettazione dei propri limiti e dei limiti altrui, senza le smanie di chi rifiuta di fare i conti con la fatica di crescere nella pace.

Nessuno di questi mezzi è clericale, eppure tutti sono parti inte­granti della penitenza, sono materia vera del sacramento. Quando un cristiano li mette in opera, si fa, a suo modo, sacerdo­te e riparatore del peccato, con la forza di Cristo che lo anima. (Da È ancora possibile confessarsi?, EDB, p. 30)

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