L'inferno nel cristianesimo

Lo stesso nostro Signore Gesù (Vangelo di Lc cap. 20,24;26) ci ha rivelato in un modo chiaro ed inequivocabile che Dio ha donato la vita una volta sola e non esiste possibilità di una nuova vita terrena perché l’uomo è predestinato ad una vita futura eterna e non attraverso continue rinascite o reincarnazioni.

Ben quattordici volte nel Vangelo, Gesù parla di un inferno eterno e certamente molte più volte ne avrà parlato ai suoi Apostoli. Nonostante ciò nacque una gran confusione tra i cristiani, alcuni immaginano l’inferno non luogo di punizione eterna ma luogo di passaggio, luogo di espiazione temporale. [Origene, forse preoccupato della filosofia greca e delle superstizioni orientali, ritornò alla trasmigrazione delle anime in altri corpi e mondi, finché purificate completamente e dopo millenni, si ritrovano nella beatitudine del Paradiso, escludendo l’inferno eterno].

San Girolamo faceva rilevare l’assurdità e l’ingiustizia di tal sistema, perché Origene metteva sullo stesso piano senza nessuna differenza la prostituzione e la verginità; quale differenza c’era tra Satana e Gabriele, tra gli apostoli e i demoni, tra i veri profeti e i falsi, tra i martiri e i persecutori?

Tali obiezioni fecero molto riflettere Origene, il quale ritrattò tutto ciò che scrisse nel suo libro dei Principi e commentando su San Marco e l’Epistola dei Romani, rigettò completamente la trasmigrazione delle anime; aveva fondato però una scuola, la quale continuò ad avere una ben triste e lunga influenza sul cristianesimo.

Ancora nel medioevo facevano dipendere sia il Paradiso che l’inferno, da una universale attesa del Giudizio, facendo rimanere le anime dei giusti e dei reprobi in una specie di tepore o sonno.

Questa idea era sostenuta anche dai filosofi arabi, i quali ritenevano giusto che solo l’anima dovesse godere o soffrire senza il corpo che era stato lo strumento di bene o di male; inoltre non si poteva capire come l’anima priva dei sensi potesse sentire piacere o dolore quindi sembrava necessario aspettare la risurrezione dei corpi nel Giudizio Finale.

Dopo vari secoli di discussioni teologiche, necessariamente intervenne il Papa Benedetto XII nella sua bolla dogmatica (nel 1336), il quale fece osservare che nel Vangelo [Lc. 16,19 v.s.] è scritto che Lazzaro appena morto viene trasportato dagli Angeli in seno ad Abramo, ed il ricco Epulone sepolto nell’inferno; si conclude che l’anima monda di peccato ascenderà direttamente in Paradiso, mentre coloro che muoiono nel peccato discenderanno immediatamente all’inferno.

Nello stesso cristianesimo, malgrado le rivelazioni del Divin Maestro e dei suoi Apostoli, soltanto attraverso una lenta evoluzione si pervenne a una comune credenza dell’immediata applicazione del castigo eterno a tutti i reprobi senza un ulteriore appello.

Non dobbiamo dimenticare che il castigo fu creato da Dio non dopo una lunghissima e laboriosa Genesi, ma in un istante ancor prima dell’umanità e non per essa, ma per Lucifero e i suoi angeli ribelli; in tal modo che ancora prima dei tempi e dei mondi, assai prima dello stesso Purgatorio, fu creato dalla Divina Giustizia, come appunto si legge in cima alla sua porta stessa:

Giustizia mosse il mio alto Fattore, Facemi la Divina Potestate. La somma Sapienza e il primo Amore.

Il passaggio obbligato per le anime che non sono completamente purificate è il Purgatorio.

Questo posto sembra una leggenda o un’invenzione, ma se non ci fosse sarebbe molto triste per una gran moltitudine di anime che, non essendosi purificate, rimarrebbero appese in un tunnel, dove vivrebbero nella disperazione, sapendo che non potranno raggiungere la pace eterna e si sentirebbero braccate dal tentatore che vorrebbe portarle nel Tartaro; l’arma per liberare lo spirito dal peccato è la confessione (come lo proclama il “Salmo 32”).

Per scelta, questo spirito può crescere e vivere nella luce o nelle tenebre, secondo il nutrimento che viene dato.

Tutti fanno delle scelte indipendentemente dalla direzione e se qualcuno non ha il coraggio di farla, si ritroverà in una posizione ancor peggiore, come dice Dio (nell’Apocalisse di San Giovanni al cap 11,15;16)

Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca.

Il nutrimento dello spirito sono i sacramenti e il comportamento quotidiano; come nutriamo il corpo per poter continuare a vivere, così dobbiamo nutrire lo spirito per farlo vivere.

Quando alla fine della vita lo spirito si separa dal corpo, può rimanere pesante (tenebroso) e precipitare direttamente all’inferno se prima non è stato nutrito o rimanere con poca luce ma sufficiente per non cadere all’inferno, ma non sufficientemente luminoso (puro) per andare direttamente in Paradiso.
Allora si trova in Purgatorio per potersi purificare affinché possa raggiungere le soglie della porta d’oro, dove ci sono degli Angeli guardiani che non fanno entrare coloro che non hanno il permesso di accedere

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