Purgatorio

Il Purgatorio è un luogo temporaneo di espiazione delle anime destinate al Paradiso, secondo la dottrina cattolica, è presente anche negli scritti di alcuni Padri della Chiesa come Tertulliano, sant’Ambrogio, sant’Agostino.

Soltanto dopo i concili di Firenze e di Trento l’esistenza del Purgatorio diventa verità di fede. La dottrina stabilisce tre punti precisi:

LA PRIMA:

Esiste per i giusti uno stato di pena transitorio tra lo stato degli eletti e quello dei dannati, affinché non abbiano soddisfatto interamente il delitto delle loro colpe;

LA SECONDA:

La natura di queste pene è di essere espiatrici o “purificatrici”, come sono chiamate dal concilio di Firenze;

LA TERZA

C’è la possibilità per i fedeli di aiutare con i loro suffragi, ossia le loro opere meritorie (preghiere, elemosine, penitenze e soprattutto con la messa).

All’infuori di questi tre punti, nulla vi è di definito, né circa il luogo e la qualità di queste pene, né circa la loro intensità soltanto c’è l’esistenza di un “fuoco purificatore”.

Nel concilio di Firenze [1431-1445] sotto il pontificato Papa Eugenio IV (1431-1447), stabilirono la sorte dei defunti:

1.1 Sulla sorte dei defunti

Parimenti se sono morti nell’amore di Dio pentendosi veramente, prima che abbiano soddisfatto con degni frutti di penitenza colpe e negligenze, dopo la morte purificheranno le loro anime con le pene del Purgatorio, affinché sono espiate le loro colpe e di tal fatto gioveranno a loro i suffragi dei fedeli vivi, senza dubbio i sacrifici delle Messe, le preghiere e le elemosine e altri doveri di pietà, fatti da parte dei fedeli per altri fedeli, secondo le consuetudini della Chiesa.

Pertanto le anime di coloro che muoiono nel peccato mortale in atto o anche nel solo peccato originale, scendono direttamente nell’inferno, ma sono da punirsi con pene diverse.

Nel concilio di Trento iniziato nel 1545 sotto il pontificato di Paolo III e dopo varie successioni politiche fu convocato per la terza fase da Papa Pio IV (1555-1559), nel 1562 e terminò 1563, dove nella sessione XXV si definì il decreto sul Purgatorio riconfermando i punti stabiliti nel concilio di Firenze e definendo quanto segue:

Decreto sul Purgatorio 3. De. 1563.

La Chiesa Cattolica, istruita dallo Spirito Santo, insegna dalle sacre lettere e dell’antica tradizione dei Padri nei sacri Concili e per ultimo in questo Sinodo Ecumenico, che c’è il purgatorio, e che qui vengono aiutate le anime detenute dai suffragi dei fedeli, acquistando numero accettabile sacrificio dell’altare; il santo Sinodo anticipa con i vescovi, affinché vedano che la sana dottrina sul purgatorio tramandandola dai Padri e dai sacri Concili sia creduta dai fedeli in Cristo, sia osservata, sia insegnata e comunque sia insegnata diligentemente.

In vero verso la plebaglia ignorante siano banditi dalle assemblee gli argomenti popolari più difficili e le situazioni delicate che non servano all’edificazione e dalle quali per lo più non viene alcun accrescimento di pietà.

Allo stesso modo non permettono che le cose incerte che sono in difficoltà per l’aspetto di falso siano divulgate e considerate. E proibiscono le cose in vero che riguardano una certa curiosità o superstizione, o hanno sapore di turbe lucro così come gli scandali e le scabrosità dei fedeli.

Anche il Purgatorio è fatto in gironi e in ogni girone ci sono degli Angeli custodi.

L’anima, prima di entrare nel Purgatorio, si trova nell’anticamera (del Purgatorio), dove la conoscenza del suo essere è completa ed è ancora soggetta alla scelta e a tentazioni.

E’ un luogo dove può accettare il Purgatorio, ma può anche recedere verso l’inferno; l’anima vede, come in un filmato, tutta la sua vita soffrendo per il male fatto e per il bene che non ha fatto e che avrebbe potuto fare, potendo ricadere nella tentazione della disperazione diventando preda di Lucifero e dei suoi seguaci, ma se ha il coraggio di accettarsi e riconoscere le sue colpe, l’angelo custode che sta alla porta del Purgatorio con la spada cancellerebbe le prime quattro delle sette “P” che stanno sulla testa, che sono:

1 superbia (perché ha riconosciuto i suoi peccati),

2 ira (perché ha saputo perdonare il torto subito),

3 accidia (perché si è staccato completamente dalle emozioni umane),

4 invidia (perché gli è stato vicino durante la vita e si trova in Paradiso).

Tolte queste prime quattro “P” l’anima è rivolta completamente verso Dio, e può passare attraverso la porta per iniziare la sua purificazione, per ritornare alla sua primitiva sete di Dio, che è sete di completezza e bisogno dell’Assoluto.

Sete di verità che può essere solo placata dalla verità, sapendo che la verità è eterna, e il tempo non esiste.

La quinta “P” è la noia, spesso la noia sostituisce un piacere con un altro piacere, spesso peggiore del primo, per arrivare all’incontinenza [Genere di peccato che consiste nel non sapere tenere la giusta misura nella soddisfazione degli appetiti naturali (lussuria, avarizia, gola, ira, accidia)].

Solo attraverso la rinuncia e la sofferenza viene stimolata l’anima, spingendola ad evadere il piacere (che è uno dei motivi che rende l’anima statica perciò non evoluta) per potersi evolvere e purificarsi.

Quasi tutte le malattie, non in Purgatorio ma qui sulla terra sono forme di penitenza, ad esempio, l’indigestione punisce il peccato di gola, attraverso l’impotenza punisce i peccati di lussuria, attraverso il fegato e tutte gli organi epatici punisce severamente l’invidia.

Quanto dovranno purgare i fumatori, che volontariamente portano il loro corpo verso la distruzione, perché molte malattie sono causate da questo vizio; ingerendo catrame e nicotina occluderanno i vasi sanguinei che sicuramente saranno danneggiati, senza parlare dei polmoni; allora come si troveranno al momento della separazione del corpo e come si giudicheranno quando si renderanno conto che il loro comportamento e il loro vizio non gli ha permesso di entrare in Paradiso?

Questo esempio non è frutto di invenzione ma è un fatto realmente accaduto, visto che è stata la persona stessa a raccontarlo ed è proprio attraverso triste esperienza che ha avuto il coraggio e la forza di gettare via le sigarette. In pratica questa persona usciva di casa a qualsiasi ora della notte per comperarsi le sigarette; già dormiva poco e in più a qualsiasi ora della notte usciva per rinnovare la sua droga o avvelenamento quotidiano. Non gli importava però di uscire di giorno per comperare il pane per i suoi figli (avendo pure la moglie ammalata).

Era un incallito fumatore, superava i due pacchetti al giorno, ma un giorno dopo l’ennesimo rifiuto di uscire per il pane si rese conto che non era più un uomo, ma era diventato un essere spregevole perché era disposto a qualsiasi cosa per il fumo, era disposto veramente a tutto per la sua sigaretta; guardandosi dentro capì che il suo comportamento lo allontanava sempre di più dalla moglie e dai figli; prese una decisione, disse a tutti che aveva smesso di fumare ed essendo una persona molto orgogliosa voleva dimostrare che il suo orgoglio era più forte di tutto e così smise completamente, riuscì a liberarsi dalla sua dose quotidiana.

Dobbiamo renderci conto che il vizio del fumo è un gradino inferiore ai tossicomani, agli ubriaconi, ma se non interviene la grazia di Dio ad aiutarci a smettere prima di lasciare questo mondo come ci collocheremo nella vita futura? A Dio l’arduo compito.

Anche il piacere psichico ha la sua controparte nella noia e nel disgusto.

La stessa noia ci stacca dalle piccole cose (quando questa è moderata), ma quando è eccessiva stacca la nostra anima dall’interesse della conoscenza, incupendola nelle bassezze dell’accidia.

La sesta “P” è quella della golosità; mentre sulla terra il corpo è legato alla fame e alla sete, ora l’anima contrappone alla fame e alla sete dei beni materiali la fame e la sete di giustizia. La sazietà è alimentata dallo Spirito Santo e attraverso la ritrovata conoscenza della verità si ritrova nella luce della conoscenza e della consapevolezza.

Per cancellare questa “P” non occorre la spada dell’angelo, perché solo attraverso l’azione dello Spirito Santo si è illuminati dalla verità e riconoscendo la propria nullità e il proprio peccato basta un leggero battito delle ali dell’angelo per cancellarla.

La settima e ultima “P” è cancellata attraverso il fuoco purificatore (la fiamma dell’amore), dove l’anima viene definitivamente purificata da tutte le colpe.

Il fuoco è Amore e l’anima deve attraversare questo fuoco per poter essere definitivamente purificata per poter passare alla totale conoscenza della verità e questo è l’effusione dello Spirito Santo.

Commenti dei lettori

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  • Cristian

    19 Aug 2010 - 01:11 - #1
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    CHE ERESIA IL PURGATORIO, NELLA BIBBIA NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. ALLORA CRISTO PER CHI SI E’ SACRIFICATO SE POI ESPII LE PENE IN PURGATORIO. IN GIOVANNI 3;16 DICE CHE DIO HA TANTO AMATO IL MONDO CHE HA DATO IL SUO UNIGENITO FIGLIO, AFFINCHE’ CHIUNQUE CREDA IN LUI NON PERISCA MA ABBIA VITA ETERNA. NELLA LETTERA AI ROMANI 10;8-9 dice:8 POICHE’ SE CONFESSI CON LA TUA BOCCA IL SIGNORE GESU’,E CREDI NEL TUO CUORE CHE DIO LO HA RESUSCITATO DAI MORTI,SARAI SALVATO.9 COL CUORE INFATTI SI CREDE PER OTTENERE GIUSTIZIA E CON LA BOCCA SI FA CONFESSIONE,PER OTTENERE SALVEZZA. O CREDI TI PENTI DEI TUOI PECCATI E TI SALVI O VAI ALL’INFERNO, NON ESISTE IL PURGATORIO

  • Flavio

    22 Sep 2010 - 22:53 - #2
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    Non esiste il Purgatorio e questo è ovvio…. però … behe siste un luogo dove giacciono le anime di chi è stato neutrale fino alla Morte … si chiama Limbo ed è gestito dalla Morte che sta tra Dio e Satana ….

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