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La speranza della gloria futura

"E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento né affanno, perchè le cose di prima sono passate" (Ap 21,4).


“Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio e nessun tormento le toccherà” (Sap 3,1-2). Essi sono nella pace.


San Cipriano di Cartagine ci ricorda: “Accogliamo con gioia il giorno che a ciascuno assegna la sua dimora, che ci strappa da quaggiù, che ci toglie dai lacci del mondo, ci restituisce al Paradiso e al Regno. Chi non si affretta a tornare in patria quando è lontano, chi non desidera di cuore il vento favorevole, quando sta navigando verso i suoi cari, per poterli presto riabbracciare? Noi stimiamo nostra patria il Paradiso, abbiamo già come parenti i patriarchi: perchè non ci affrettiamo e non corriamo per vedere la nostra patria, per poter salutare i nostri parenti? (…)

Il vero cristiano, vive la sua vita nella speranza di tornare un giorno nella casa del Padre, ce lo insegnano i Santi che al momento di lasciare questa terra provavano una gioia fuori dal comune.
Narrano alcuni Padri che un santo vecchio, morendo, rideva. A chi gli chiedeva il perchè di questo suo atteggiamento egli rispose: “E voi perchè piangete vedendo chi io vado al riposo?

Santa Caterina da Siena sul punto di morte diceva:”Rallegratevi con me perchè lascio questa terra di pene e vado al luogo della pace.
L’atteggiamento di San Bernardo non è molto diverso infatti egli scrive che la morte non è solo la fine dei dolori, ma anche la porta della vita. Necessariamente deve passare per questa porta chi ha il desiderio di vedere Dio.

E San Girolamo? Egli così si esprimeva :”Morte, sorella mia, se tu non m’apri la porta io non posso andare a godere il mio Signore”.
San Carlo Borromeo, vedendo in casa un dipinto della morte raffigurata da uno scheletro con in mano una grande falce, chiamò un pittore ordinandogli di sostituire quella terribile falce con una grande chiave d’oro.

Non voglio dimenticare di citare San Francesco d’Assisi, il cantore di sorella morte, che mentre stava morendo cantava e consolava i frati, dicendo di non potere fare a meno di cantare dal momento che stava per godere la visione di Dio.

Naturalmente non siamo tutti “Santi”, anche se tutti siamo chiamati a diventarlo. Pensiamo che la felicità si trovi sulla terra, ci affanniamo per farci un paradiso terrestre costituito solo da cose materiali che possono darci piacere. Ma le gioie e i piaceri terreni sono fugaci, per questo si deve pensare al vero Paradiso, quello che ci attende dall’altro lato della strada.

Consideriamoci pellegrini verso il cielo, pensiamo, desideriamo, lavoriamo per il Paradiso, vegliamo, come dice il Signore, affinchè, finito l’unico corso della nostra vita terrena meritiamo con Lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati tra i beati.

Aneliamo, dunque alla gloria futura, perchè Gesù ha detto: “Vado a prepararvi un posto e una volta preparato tornerò e vi stringerò a me”! (Gv 14, 2-3).

Preghiamo per i nostri defunti

Dio onnipotente, che con la morte in croce del tuo Figlio Gesù
hai distrutto la nostra morte, con il suo riposo nel sepolcro
hai santificato le tombe dei tuoi fedeli e con la sua gloriosa
risurrezione ci hai donato mirabilmente la vita e l’immortalità,
accogli le preghiere che ti rivolgiamo per quelli che, morti e sepolti
con Cristo, aspettano la beata risurrezione.
Per la tua bontà concedi, che quanti ti hanno servito fedelmente
sulla terra, ti lodino senza fine nella beatitudine del Cielo.. AMEN

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