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Perchè i cristiani erano perseguitati?

Le autorità romane non compresero il messaggio cristiano e temettero per la vita dell'Impero:


L’ideale cristiano della fratellanza tendeva ad eliminare la distinzione tra liberi e schiavi e le differenze di classe su cui poggiava la società: patrizi, cavalieri, schiavi, plebei, liberti ecc…

Il potere politico e quello religioso venivano separati e così pure lo Stato dalla Chiesa e ciò era in aperto contrasto con la consuetudine, diffusa presso tutti i popoli dell’antichità, di considerare la religione come una diretta espressione dello Stato, anzi tutt’uno con esso.

Per ultimo i cristiani si rifiutavano di adorare l’imperatore, di offrirgli sacrifici e di riconoscerlo quale Dio. Questo atto era considerato un vero e proprio tradimento nei confronti dello Stato, perchè il culto dell’imperatore era simbolo dell’unità dell’Impero.

A tutto questo bisogna aggiungere che la comunità cristiana appariva ai pagani, come una comunità isolata e chiusa, perchè era una comunità che obbediva a proprie norme e si discostava dalla mentalità comune. Essi erano definiti gente solitaria e pigra che evita la luce del giorno, e circolava voce che si abbandonassero ad orge e persino che uccidessero e mangiassero i bambini a scopo rituale.

Insomma, ci fu una vera e propria intolleranza causata anche dal fatto che questa religione veniva vista come una profanazione dei costumi tradizionali e come causa dell’ira divina.

Le persecuzioni divennero più accanite sotto l’ imperatore Decio che proscrisse la religione cristiana in tutto lo stato; queste persecuzioni ebbero carattere eminentemente politico: chi rifiutava di sacrificare agli dei o di adorare l’imperatore veniva ucciso come traditore dello stato. I cristiani svolsero allora i loro riti nelle catacombe ma vennero braccati e molti, i cosiddetti lapsi (caduti), preferirono abiurare.

Alla persecuzione di Decio (249-51) seguì quella di Valeriano (257-258), poi Gallieno emanò un editto di tolleranza (260), che mantenne per quaranta anni una relativa pace sociale e religiosa. Nel 303 la persecuzione dei cristiani fu ripresa con energia da Diocleziano che, per prima cosa, decise di escludere dall’esercito tutti coloro che non partecipavano ai sacrifici. Poiché quello del soldato era ormai l’unico “mestiere sicuro” gli effetti della manovra furono molto efficaci. L’ostilità si estese poi a tutti i fedeli con i quattro editti che Diocleziano emanò nel volgere di un solo anno (303-304): proibizione delle comunità cristiane, confisca dei loro beni, distruzione delle chiese e dei libri sacri, imposizione dell’abiura. L’alternativa era la condanna a morte applicata in maniera più o meno rigorosa: in Oriente, dove scoppiarono rivolte attribuite ai cristiani, e per qualche tempo a Roma, dove più che altrove il popolo veniva tacitato con grandi spettacoli circensi, il numero dei suppliziati fu elevatissimo.

Per sfuggire alle persecuzioni i cristiani si rifugiavano nelle catacombe

Continua… Il trionfo del Cristianesimo

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