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La scuola italiana fra il XIX e il XX secolo

Un cd della Arts Music raccoglie brani organistici scritti da compositori italiani fra Ottocento e Novecento

Il nostro paese, insieme alla Francia, è quello che vanta una maggiore tradizione organistica, che però, a partire dalla fine del XIX secolo, ha conosciuto un declino inarrestabile.
La causa principale va ricercata nel fatto che lo stile dei brani degli autori italiani era troppo vicino a quello operistico, finendo per far dimenticare la sacralità degli argomenti trattati.
A questo repertorio poco conosciuto, l’ Arts Music ha dedicato un cd, nell’ambito della serie Organ History, che ripropone la produzione italiana più significativa del periodo a cavallo fra l’ Ottocento ed il Novecento.
Numerosi i compositori presenti, a cominciare da Martucci con la sua Sonata per organo pieno in re minore, op. 45, Sgambati, del quale è eseguita la Benedizione nuziale, op. 30 e Marco Enrico Bossi il cui Fede a Bach risultò vincitore di un concorso indetto dal periodico Musica Sacra.
Proseguendo, incontriamo altri musicisti che, rispetto a quelli nominati in precedenza, ebbero dimestichezza anche con la lirica, come Busoni, Alfano e Respighi.
Completano il quadro Balilla Pratella con un Preludio dalla Suite per organo, op. 27 e Manari, con una composizione creata nel 1928 per il Congresso nazionale di Musica sacra e dedicata al suo allievo Germani.
La parte finale del cd è rivolta ad autori, quali Desderi, Ghedini, Castelnuovo-Tedesco e Salviucci, più vicini alle istanze moderne, ma abbastanza moderati.
Un cenno conclusivo merita Arturo Sacchetti, nella duplice veste di responsabile della collana e di interprete sensibile, che sta portando avanti, da solo e con grande passione, una storia mondiale del repertorio organistico attraverso i secoli.