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Le Onde Martenot

Nate nel 1928 sono da considerare fra gli strumenti progenitori dei sintetizzatori

Agli albori del Novecento furono costruiti nuovi strumenti musicali, che si avvalevano dei progressi raggiunti nel campo dell’elettronica.
In questo ambito si collocano le Onde Martenot, strumento così chiamato dal nome del suo inventore, l’ingegnere francese Maurice Martenot, che lo presentò al pubblico nel 1928.  
Lo strumento si fonda su un sistema molto complesso, dove il suono è frutto dell’interazione fra circuiti elettronici (basati su un’antenna e alcuni transistor) e tre altoparlanti di foggia diversa, collegati con un risuonatore a forma di lira, responsabile della modulazione finale. 
Altra caratteristica è che le note posssono essere emesse, sempre una alla volta, sia utilizzando una tastiera, sia facendo scorrere un anello su un particolare nastro.
Nel primo caso il suono si avvicina maggiormente a quello di uno strumento mentre nel secondo rassomiglia alla voce umana.
Questa possibilità di ottenere effetti particolari, è stata sfruttata soprattutto per la composizione di musiche per i film di fantascienza.
Le Onde Martenot non hanno mai avuto una diffusione capillare e, morto nel 1980 il loro creatore, si pensava che lo strumento cadesse nel dimenticatoio.
Invece, agli inizi degli anni ‘90, sempre in Francia, si è assistito ad una sorta di rinascita, sfociata nella fondazione di un’associazione internazionale di interpreti, definiti ondisti, e nella costruzione di uno strumento di nuova concezione, l’ Ondea, fedele ai principi sui quali si basavano le Onde Martenot.
In ultimo, grazie all’incessante attività della musicista Jeanne Loriod,  scomparsa nel 2001, è stato possibile recuperare molte delle partiture scritte per le Onde Martenot, salvaguardando in tal modo un’interessante patrimonio storico-musicale.