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La prima "autocritica" di Shostakovich

La sua opera "Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk" fece infuriare Stalin

Nel 1934 si tenne a Leningrado la prima de Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Shostakovich.
Tratta da una novella a fosche tinte di Leskov e ambientata nella provincia russa, la vicenda ruotava intorno alla figura di Katerina, moglie insoddisfatta di un ricco mercante.
La donna, bruciata dalla passione per uno dei suoi servi, avvelenava prima il suocero e poi, con la complicità dell’amante, uccideva anche il marito, nascondendone il cadavere in cantina.
Scoperta e condannata all’ergastolo insieme al complice, prima di raggiungere il luogo di pena, decideva di togliersi la vita, gettandosi nelle acque gelide di un lago.
L’opera ebbe un successo strepitoso in tutta la Russia ma, a circa due anni dalla prima rappresentazione, apparve sulla Pravda un editoriale anonimo, intitolato Caos anziché musica, che demoliva senza appello il lavoro.
L’assenza di firma indicava che lo scritto era direttamente ispirato da Stalin, il quale, qualche giorno prima, aveva assistito ad una rappresentazione dell’opera, rimanendone negativamente impressionato.
Dieci giorni dopo, sullo stesso giornale, apparve un secondo articolo anonimo, intitolato Ipocrisia del balletto, dove veniva stroncato anche Chiari fiumi, un balletto di Shostakovich che stava riscuotendo ovunque ampi consensi.
La prima reazione del compositore fu quella di tentare il suicidio.
In un secondo tempo, per salvare la propria pelle, chiese di essere riabilitato, facendo pubblica autocritica e sottoponendo una nuova composizione, la Sinfonia n.5, al giudizio politico.
Per sua fortuna il brano, definito “La risposta di un autore alle giuste critiche”, fu accolto favorevolmente, per cui il musicista riguadagnò la stima della classe dirigente.
La storia, però, si sarebbe ripetuta nel 1948 e l’autore ne sarebbe uscito anche stavolta vivo, ma ormai irrimediabilmente a pezzi dal punto di vista psicologico.