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Reinecke: Concerto per arpa e orchestra

Nuovo cd della Naxos rivolto al compositore tedesco, noto soprattutto come docente e direttore d'orchestra

Nato ad Altona, Carl Reinecke (1824-1910) fa parte di quella categoria di compositori, le cui opere hanno avuto scarsa fortuna e che sono noti per essere stati docenti di musicisti di successo.
Nel caso dell’autore tedesco, che fu anche apprezzato pianista e direttore, a Lipsia, dell’ Orchestra del Gewandhaus e del locale Conservatorio, i nomi sono quelli di Sullivan, Svendsen e, soprattutto, Grieg.
A nulla gli valse, invece, aver composto opere, brani corali, tre sinfonie e vari concerti per strumenti solisti ed orchestra di ottima fattura.
Da questo nutrito repertorio la Naxos, riprendendo un discorso iniziato qualche anno fa con l’incisione della Sinfonia n. 1, ha attinto due concerti per strumento solista e orchestra, scritti rispettivamente per arpa e per flauto.
Il Concerto per arpa e orchestra in mi minore, op. 182 (1884) è forse il brano più noto di Reinecke, in quanto rappresentava uno dei cavalli di battaglia della leggendaria Lily Laskine, mentre il Concerto per flauto e orchestra in re maggiore, op. 283 (1908) fu scritto quando l’autore era ultraottantenne.
In entrambi i lavori Mendelssohn e Schumann risultano i principali riferimenti, il che rende i due brani quanto mai piacevoli, ariosi e soprattutto romantici.
La chiusura è rivolta alla Ballade per flauto e orchestra, op. 288 ultima composizione in assoluto, ricca di struggente malinconia.
L’interpretazione, di grande raffinatezza, è affidata ai due solisti Fabrice Pierre (arpa) e Patrick Gallois (flauto), che si alternano anche alla direzione dell’ottima Orchestra da Camera Svedese, compagine nata nel 1995.
Gallois è anche autore di alcune modifiche apportate allo spartito del Concerto per flauto, frutto di una sintesi fra le due partiture, quella orchestrale e quella solistica, che presentavano all’origine numerose discrepanze.
In definitiva un disco molto bello, ennesimo esempio di come la Naxos sappia porre all’attenzione autori del passato che, per circostanze spesso inspiegabili, non hanno mai conosciuto una giusta valorizzazione.