String Quartet "Tajj"

Un quartetto serbo tutto femminile protagonista del nuovo cd della Idyllium

Dopo lo Stabat Mater, nuova incursione della casa discografica milanese Idyllium nel campo della musica classica.
Questa volta il cd è rivolto ad un repertorio che spazia da fine Ottocento ai giorni nostri, con una coda finale rivolta alla tradizione popolare dell’Est.
Numerosi i motivi d’interesse del disco, a partire dalla scelta degli esecutori, il Quartetto d’archi “Tajj”, costituito da Alexsandra Krcmar (primo violino), Jovanka Letic (secondo violino), Jelena Filipovic (viola) e Timea Kalmar (violoncello).
Formatosi nel 1997, quando le quattro musiciste erano studentesse della Academy of Arts di Novi Sad, l’ensemble, fino al 1999, ha avuto come direttore artistico il noto violoncellista e musicista Istvàn Varga.
In seguito ha proseguito autonomamente la sua carriera, frequentando le master class dei migliori quartetti attualmente sulla scena, ed ha partecipato con successo a numerosi festival internazionali.
Veniamo quindi al cd, che si apre con il Quartetto in sol minore, op. 10 di Debussy (1862-1918), ultimo dei suoi lavori cameristici dell’ Ottocento.
Eseguito per la prima volta dal Quartetto Ysaye nel 1893 alla Société Nationale de Musique, il brano rappresenta un ulteriore avvicinamento verso quello stile che in seguito avrebbe reso famoso l’autore francese.
Il seguente Five Miniatures for String Quartet è di Stefano Seghedoni, giovane compositore e direttore d’orchestra modenese.
Scritto per celebrare la memoria del maestro Roberto Verti, il brano si divide in cinque brevissime parti, dove elementi bartokiani, minimalisti e popolari, si susseguono in modo incalzante e suggestivo.
E’ curioso notare come anche il successivo Quartetto n. 8 in do minore, op. 110 di Shostakovich (1906-1975), risalente al 1960, abbia a che fare con eventi tragici.
Il musicista russo lo creò in appena tre giorni (12-14 luglio), durante uno dei tanti periodi convulsi della sua vita.
Infatti, gli avevano da poco diagnosticato una mielite e, contemporaneamente, era stato obbligato ad aderire al Partito Comunista, per cui era sul punto di suicidarsi.
Voleva però lasciare una sorta di testamento spirituale, per cui decise di comporre questo quartetto, dedicandolo “alle vittime del fascismo e della guerra”, ma in realtà lo considerava come il proprio epitaffio e tale rimase, anche se poi rinunciò all’insano gesto.
Il disco termina con tre brani legati alla tradizione popolare dell’Est europeo.
Nell’ordine troviamo Pannonia Boundless, scritto appositamente per il Kronos Quartet dalla compositrice Alexandra Vrebalov, nata nel 1970 in Jugoslavia.
Abbiamo quindi Last balcan tango di Boris Kovac, artista multimediale di Novi Sad ed infine Two guitars, canzone gitana russa nell’arrangiamento del Quartetto d’archi “Tajj”.
Uno sguardo conclusivo sull’interpretazione, per affermare, senza alcun dubbio, che il Quartetto d’archi “Tajj” dimostra di essere formato da artiste dotate di un’elevata abilità esecutiva, unita ad un ottimo affiatamento e ad una grande versatilità.
In definitiva, dopo aver portato alla ribalta, in cd precedenti, diversi jazzisti provenienti dalla ex Unione Sovietica, l’ Idyllium si conferma scopritrice di talenti dell’ Est Europeo, proponendo stavolta un quartetto serbo di notevole spessore.

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