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Jazz Collection - vol. 3

Il jazz straordinario della pLATINum BAND arricchisce il vasto catalogo della casa discografica Idyllium

L’ Idyllium, casa discografica milanese, ci offre nuovamente la possibilità di poter apprezzare il livello raggiunto dalle formazioni musicali russe che si dedicano al jazz.
E, se nel cd Jazz Collection vol. 1, i protagonisti erano Samson Movsesyan e la sua White Jazz band, in Jazz Collection vol. 3 possiamo ammirare la pLATINum BAND, il cui leader è il pianista Tigran Grigoryan.
Dieci i brani proposti che, come recita il nome del complesso, si rifanno per la maggior parte alla tradizione latina e sudamericana, a cominciare da Mulata, canzone popolare portoghese, arrangiata per l’occasione da Grigoryan.
Ma il disco è interessante anche perchè ogni brano porta con sé una storia o un personaggio che andrebbero approfonditi.
Ad esempio il terzo motivo, No more blues, il cui titolo originale è Chega de Saudade, scritto dal duo Vinícius de Moraes e Carlos Jobim, fu portato al successo nel 1958 dal chitarrista João Gilberto e rappresentò la consacrazione ufficiale della bossa nova in Brasile.
Il pezzo successivo Nature Boy, si deve a eden ahbez, pseudonimo scelto da Alexander Aberle, figura unica del panorama statunitense, nato a Brooklyn nel 1908, in una agiata famiglia di origini ebree, che può essere considerato un antesignano degli hippy.
Fu Nat King Cole a portare al successo, nel 1948, questa sua suggestiva canzone che, negli anni ‘70 venne poi ripresa per l’accompagnamento musicale del film Silent running, da noi conosciuto come 2002: la seconda Odissea.
Sempre in tema cinematografico, troviamo nella settima track The gentle rain di Luiz Bonfá, tratto dalla colonna sonora dell’omonima pellicola di Burt Balabal.
Chitarrista e compositore brasiliano, Bonfá è noto soprattutto per aver firmato, insieme a Jobim, le musiche di Orfeo Negro (1959), girato da Marcel Camus.
The Gentle rain è preceduto da Chicken Feather (1972) e seguito da Mambo influenciado (1991).
Questi ultimi due pezzi si devono entrambi a pianisti di caratura mondiale; il primo è dello statunitense Steve Kuhn, mentre il secondo appartiene al cubano Chucho Valdes.
Il finale del disco è rivolto a But not for me di Gershwin, tratto dal musical Girl Crazy (1930), nell’arrangiamento strumentale di Grigoryan e a Springtime, degli italiani Sante Palumbo e Francesco Sicari (eseguita dal Sante Palumbo Jazz Trio), con cui terminava anche il precedente Jazz Collection vol. 2, posto qui a suggellare la continuità fra i due dischi.
Prima di chiudere meritano un cenno gli ottimi solisti della pLATINum BAND, formata dal già citato Grygorian, pianista e arrangiatore di tutti i pezzi (ad eccezione di quello finale), che si avvale della collaborazione di un quartetto formato da Rustam Plenkun (voce e percussioni), Anton Revnyuk (basso), Alexander Khudyakov (batteria) e Artur Gazarov (percussioni).
Sono tutti dotati di una musicalità straordinaria e, oseremmo dire, impressionante, considerando le marcate diversità culturali esistenti fra il mondo russo e quello statunitense o sudamericano.
Per tale motivo una menzione particolare va sicuramente a Rustam Plenkun, la cui voce porterebbe chiunque, dopo aver ascoltato Nature Boy, a pensare di trovarsi di fronte ad un cantante di colore.
Concludiamo consigliando questo splendido cd della Idyllium, ulteriore testimonianza del virtuosismo, nell’ambito del panorama musicale internazionale, di alcuni gruppi russi, che hanno scelto di focalizzare la loro attenzione sul repertorio jazz e latino-americano.