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Il Quartetto Smetana

Attivo fra il 1945 ed il 1989, è stato uno degli ensemble più prestigiosi del Novecento

Nel 1940, durante l’occupazione nazista della Cecoslovacchia, i violinisti Vaclav Neumann e Joseph Vlach, il violista Jiri Neumann e il violoncellista Antonin Kohout costituirono il Quartetto del Conservatorio di Praga.
Un evento non marginale, se si pensa che un ensemble composto interamente da cechi, si muoveva in un contesto nel quale gli invasori tendevano ad azzerare la cultura dei paesi conquistati.
Tre anni dopo Vaclav Neumann prese il posto di Jiri Neumann, lasciando a Jaroslav Rybensky il ruolo di primo violino e Lubomir Kostecky sostituì Vlach.
Il gruppo così formato, nel 1945 volle rimarcare l’impronta nazionalista e scelse di chiamarsi Quartetto Smetana, assumendo il nome del compositore che più di ogni altro è assurto a simbolo della musica ceca.
Se il nome era ormai definitivo, l’organico non lo era ancora poiché nel 1947 perse Neumann, che si dedicò con successo alla direzione d’orchestra, mentre nel 1955 Rybensky fu costretto a interrompere la sua carriera per motivi di salute.
Ai due subentrarono il violinista Jiri Novak ed il violista Milan Skampa che, insieme a Kostecky e Kohout (unico superstite dell’originario Quartetto del Conservatorio) calcarono i palcoscenici di tutto il mondo, fino al concerto d’addio tenuto a Praga nel 1989.
Per comprendere i motivi che hanno alimentato la leggenda del Quartetto Smetana, va ricordato il grande virtuosismo di tutti i componenti, le sonorità che riuscivano ad ottenere dai loro strumenti e un affiatamento sbalorditivo.
A ciò va aggiunto che, essendo stati abituati a imparare tutto a memoria, raramente usavano lo spartito.
Chiudiamo con un’ultima annotazione, molto significativa delle difficoltà economiche che essi dovettero superare, appartenendo ad un paese dell’ Est europeo.
Fino al 1972 i quattro musicisti furono costretti ad esibirsi utilizzando strumenti boemi dell’Ottocento poco più che discreti.
Soltanto dopo questa data, il governo cecoslovacco ebbe la possibilità di supportare l’ensemble, affidando a Novak uno Stradivari del 1729, a Kostecky un Ruggieri del 1694, a Skampa una viola italiana del Seicento e a Kohout un Grancino del 1710, strumenti finalmente all’altezza di un gruppo così prestigioso.

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