Musica italiana per archi del XX secolo

La musica classica italiana fra passato e presente in un cd della Naxos

La situazione musicale in Italia, anche per quanto riguarda la diffusione dei brani di giovani compositori, non è certamente delle più rosee.
Basta scorrere i cataloghi delle varie case discografiche, per rendersi conto che le giovani promesse del nostro paese sono snobbate dalle multinazionali e relegate in etichette di nicchia, molte delle quali sono destinate a breve vita.
Vi è anche da aggiungere che non sempre, sul mercato, giunge il meglio della musica odierna ed il quadro è completato dalla ormai annosa carenza di orchestre degne di questo nome.
Per questi motivi, il recentissimo cd della Naxos, dove compositori, orchestra e direttore sono tutti italiani, rappresenta, a nostro modo di vedere, un piccolo miracolo.
Tre i brani incisi, a cominciare dalla suite tratta da “La Beffa a Don Chischiotte”, opera rimasta incompiuta, del siciliano Salvatore Messina (1876-1930), nella trascrizione per orchestra d’archi curata dal giovane compositore milanese Paolo Pessina (*1969).
Si tratta di un’ interessante operazione di recupero, rivolta ad uno dei numerosi autori attivi in un periodo, quello fra le due guerre mondiali, coperto ancora oggi da un vergognoso silenzio.
In più Messina fu ulteriormente penalizzato dalla scomparsa prematura, avvenuta nel 1930, per cui, nonostante la discreta fama raggiunta in vita, il suo nome venne presto dimenticato.
Non sappiamo, nella suite proposta, quanto debba essere ascritto a Messina e cosa, invece, sia dovuto esclusivamente alla mano di Pessina.
Comunque, da quello che riusciamo ad intuire, la musica di Messina sembra ancora fortemente legata al melodramma, con punte di modernità, sempre molto moderate, che ricordano il miglior Casella (altro nome messo all’indice per motivi politici).
Secondo brano del disco, il Concerto per archi di Nino Rota (1911-1979), musicista sicuramente più noto, ma che sta conoscendo un periodo di forte declino.
Il grande autore milanese risulta attualmente vittima di grossi pregiudizi, in quanto molti sostengono che, chi scrive colonne sonore non possa essere considerato un vero compositore e tacciano anche di superficialità la sua produzione non cinematografica.
Dal che si deduce come, anche nel settore musicale, le persone incompetenti e presuntuose abbondino.
Invitiamo perciò tutti, prima di rilasciare ulteriori sentenze, ad approfondire i numerosi compositori, italiani e stranieri, come Rustichelli, Nicolai, Trovajoli, Korngold e Steiner (solo per fare qualche nome), che hanno prestato il loro genio musicale al cinema.
Ma non divaghiamo oltre e passiamo al Concertango, op. 55, di Paolo Pessina, ultimo dei tre brani del cd della Naxos.
In questo caso il giovane autore si mette personalmente in gioco, proponendo un brano dove sono presenti classico e moderno, con il concerto grosso barocco che si contrappone al tango argentino (e a un ritmo che oscilla fra ragtime e suoni tzigani nel penultimo movimento).
Alla fine, il moderno prevarrà sull’antico, senza però distruggerlo, anche se nel tempo conclusivo (Finaltango) sono avvertibili gli echi sinistri del Dies irae.
Il risultato complessivo è alquanto sorprendente e fornisce una sensazione di equilibrata modernità, anche perchè l’autore non si perde mai nella atonalità, ma segue sempre un discorso melodico.
Un cenno finale meritano i solisti dell’ Orchestra Sinfonica Adriatica, compagine fondata e diretta da Paolo Pessina, che dimostrano una grande compattezza, un ottimo affiatamento ed un suono morbido, caratteristiche possedute solo dai grandi ensemble.
Va inoltre rimarcata l’abilità del primo violino che, nel Concertango, evidenzia tutte le sue grandi doti virtuosistiche .
In definitiva un cd di elevatissimo livello, che fa onore alla musica classica italiana e che speriamo non rimanga un caso isolato, ma spinga la Naxos ad ulteriori approfondimenti.

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